Quando in Erasmus si mangiavano le fragole. Riflessioni estemporanee sulla monnezza

Da qualche settimana sono tornata ad occuparmi attivamente dell’Erasmus, unendo una vecchia idea (quella di creare un sito per raccogliere le testimonianze degli ex Erasmus) a un progetto di PlanetErasmus.
Tra pochi giorni dettaglierò a fondo, stiamo definendo le ultime cose.
Mentre scartabellavo tra gli appunti della tesi, vecchie interviste e volumi di antropologia impolverati mi sono tornate in mente (come dice Alex Britti) alcune osservazioni fatte all’epoca – 2005 – che oggi, legate ai fatti delle ultime settimane, acquistano un valore ‘particolare’.

A proposito della percezione di sè e del proprio Paese d’origine annotavo la comprensibile apprensione di mia madre che per tutta la durata dell’Erasmus ha continuato a chiedermi se ad Alicante vendessero fragole, broccoli e arance. Alla mia risposta affermativa ribatteva: ‘Eh, ma non sono come da noi!’
Senz’altro si trattava di frutta e verdura ‘diversa’, buona uguale però.

Adesso chi lo dice agli alicantini e al resto del mondo che la produzione agricola campana è seriamente minacciata dall’incapacità di raccogliere e smaltire i rifiuti?
Anche la spazzatura riflette e comunica un’idea di civiltà, o la sua assoluta mancanza (‘basura es cultura’ direbbero in terra iberica).
Mi toccherà cambiare fruttivendolo?