I pregiudizi della limonata: lo scontro di civiltà tra noi e loro

Per limonata intendo la bevanda che si ottiene dai limoni (sempre meglio puntualizzare).Finchè mi sono limitata a lasciare casa mia (e relativo giardino provvisto di ben 4 piante di limoni) per brevi spostamenti e viaggi di piacere ho avuto ben radicate (stiamo parlando di coltivazioni) le seguenti convinzioni:

  1. che esistesse un’unica varietà di albero appartenente al genere Citrus, che dà frutti due volte l’anno;
  2. che i frutti sono di un giallo intenso, con la buccia spessa e di grandi dimensioni;
  3. che le piante di limoni non avessero necessità di cure particolari (concimi) eccezion fatta per una specie di ‘velo’ dalle maglie fitte per proteggere i fiori e i frutti dal gelo invernale.

Quando mi sono trasferita all’estero per periodi più o meno lunghi ho scoperto l’amara realtà: i supermercati vendono limoni ‘rachitici’ come se fosse la cosa più normale di questo mondo. Piccoli, con la buccia sottile, chimicamente trattati e – si suppone – privi della calda copertura invernale.

Dal confronto tra i ‘nostri’ e i ‘loro’ limoni, ‘loro’ perdevano su tutti i fronti:

  • grandi vs piccoli
  • coperti vs scoperti
  • non trattati vs trattati.

Che lezione trarre dall’amaro conflitto? Come direbbero in modo più complicato i sociologi siamo abituati a considerare le altre culture con gli occhi della nostra: i nostri valori, i nostri modi di vivere, le nostre leggi sono ‘naturalmente’ migliori (così come il patrimonio artistico, i prodotti tipici, le squadre di calcio…). Ma lo sono per davvero o solo perchè ci siamo nati e cresciuti in mezzo?

E costituisce un merito nascere col sole della costiera amalfitana, per limoni ed essere umani?

La mia risposta è no: non autorizza a considerare superiore la propria cultura, anche se preferisco bere il limoncello del mio giardino.

limoni
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