Intervista a Davide Faraldi, autore di Generazione Erasmus

Oggi, 23 aprile 2008, è la giornata mondiale del libro. Sia Shakespeare che Cervantes morirono quest'(in)fausto giorno. Se siete a Madrid e comprate un libro vi regalano una rosa.

Siccome siamo in rete e ci risulta scomodo regalare rose ai lettori, celebriamo la ricorrenza intervistando Davide Faraldi, autore di Generazione Erasmus (e adesso cosa fai?), pubblicato da Aliberti.

Cominciamo dalle curiosità personali: quando, come e dove ti sei imbattuto per la prima volta nel progetto Erasmus?
Nel 1998, a Nizza, dove studiavo. Ero al primo anno di università e ho incontrato dei ragazzi italiani che stavano vivendo questa esperienza. Lì è cambiata la mia vita. Personalmente non sono mai stato un Erasmus ufficiale, nel senso che non ho mai avuto una borsa di studio per andare all’estero, ma durante la ricerca tesi per la laurea a Genova ho potuto trascorrere 9 mesi a Southampton nel 2003 come visitor (Erasmus senza borsa). In ogni caso durante tutto il percorso di studi ho frequentato gli erasmus che venivano a Nizza o che son stati a Southampton, ecco perché penso di conoscerli un po’…

Come definiresti l’esperienza dell’Erasmus?
Incredibile, formativa, educativa. Spesso quando si parla di Erasmus si parla solo di feste e divertimenti: sbagliatissimo! Non dico che non ci siano, anzi! Ma l’Erasmus è favoloso perché permette di crescere: ci si ritrova lontani da casa senza amici, senza famiglia, senza sapere di chi ci si possa fidare, senza un passato! E poi lingua nuova, posti nuovi, culture diverse… si scoprono i valori della solidarietà, della comunione, dell’amicizia, dell’interculturalità. E’ per quello che la ritengo fondamentale per la crescita di un giovane, ma a chi non se la sentisse consiglio almeno di andare a studiare fuori sede.

Come hai superato la sindrome del post Erasmus (ammesso che tu l’abbia superata)?
Ubriacandomi tutte le sere!!! No scherzo! Se si può dire che l’ho superata è stato forse consigliando a più persone possibili di vivere questa esperienza, sentendomi e vedendomi spesso con gli amici conosciuti in quel periodo e cercando di vivere nella quotidianità gli insegnamenti che ne son derivati. Ma non credo di avercela fatta!!

Com’è nato Generazione Erasmus?
Il libro è nato nel dicembre 2006, di getto. Una sera ho scritto prologo e parte della conclusione. Ero ossessionato da una domanda che a noi giovani che abbiamo una vita un po’ diversa viene posta spesso: e adesso cosa fai? Poi ho iniziato a scrivere qualche capitolo e a farlo leggere a persone che conoscevo appena: erano entusiaste. Allora ho preso coraggio e in due mesi l’ho finito, scrivendolo tutto di notte. Quando l’ho comunicato a parenti e amici erano increduli. Ma come biasimarli? D’altra parte è stato un parto inatteso anche per me.

Di che cosa parla il romanzo?
Il romanzo parla di Stefano.  Stefano ha ventisei anni, è appena tornato da uno dei viaggi che gli hanno permesso di girare l’Europa. Ha finito di studiare, non ha un lavoro, non ha una donna, non ha un luogo che possa chiamare casa. Ha solo questa domanda fissa in testa: «E adesso cosa fai?», la domanda che tutti gli rivolgono, e a cui lui non sa cosa rispondere.Comincia così a ripercorrere la sua vita: gli entusiasmanti anni universitari di Nizza, la scoperta dell’Erasmus e della Generazione E, le donne e gli amici che lo hanno accompagnato nella sua crescita, le difficoltà al suo ingresso nel mondo del lavoro. Capisce allora di aver lasciato aperto un capitolo della sua vita, un capitolo che non gli permette più di vivere serenamente: Lei.  Che fine avrà fatto? Dove sarà finita? Per poter continuare il suo percorso, Stefano dovrà chiudere quel capitolo, in un modo o nell’altro, per poter finalmente rispondere alla domanda che lo assilla.

Cosa ne pensi del trattamento che i media tradizionali riservano agli studenti Erasmus?
Una sera dopo aver seguito una puntata che parlava del delitto di Perugia e dei problemi sociali dei giovani scrissi a Matrix, il programma di Canale 5. Chiesi loro una cosa: perché continuate a parlare di problemi dei giovani tra anziani? Perché non provate a chiedere a loro? Purtroppo in Italia gli unici giovani che hanno spazio tra i media sono calciatori, tronisti, grandifratellini… Quando i media parlano di Erasmus intendono canne, birre, feste…. Mi piacerebbe riabilitare un po’ questa generazione così bistrattata, perché secondo me è ricca di valori. E’ per questo che spero il libro sia letto anche da tanti adulti.

Quanto ha condizionato l’Erasmus la tua vita ‘successiva’?
Tantissimo. Non si può non essere condizionati da un’esperienza del genere. Ti apre la mente, ti permette di ragionare in maniera più completa, ti forma.

A chi consigli la lettura del tuo libro?
Finora ha avuto ottimi riscontri dalle persone più diverse. Ritengo che i giovani tra i 16 e i 35 anni possano trovarlo interessante perché si sentono coinvolti, mentre gli adulti possono ritrovarci se stessi da giovani o i loro figli. Comunque non posso che consigliarlo a tutti, no?

Generazione Erasmus di Davide Faraldi