autoritratto

Ci sono volti che non mostrano i segni del tempo, per natura o intervento estetico.
Non il mio.

Io ho rughe sulla fronte dai miei quindici anni,
mi si legge in faccia la mancanza di sonno,
i chilometri di strada fatta a piedi,
le valigie trascinate di stazione in stazione.

Il colore dei capelli nasconde ancora bene quelli bianchi già spuntati.

Il sole e il mare del sud mi sono passati sopra più stagioni di quante la carta d’identità farebbe lecitamente supporre.

Tuttavia mi rimane una certa giovinezza negli occhi, quella che a volte filtra attraverso i vetri spessi degli occhiali.

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erri de luca libri di natale

A Natale di solito regalo libri. A tutti, indiscriminatamente. Scruto con attenzione il momento in cui chi scarta il pacchettino scopre cosa ho scelto: la faccia che fa è la cartina di tornasole per capire se ho scelto bene, assecondando gusti o suggerendo sconosciuti da scoprire. L’effetto sorpresa è altamente rilevatore e c’è giusto un attimo, prima  del ringraziamento di circostanza e del sorriso di cortesia, in cui il volto è sincero e svela la collocazione prossima del libro appena ricevuto in regalo: la biblioteca dei preferiti o la pila dei regali da riciclare.  E’ un test che rivela molte cose su chi dona e chi riceve il dono e un esercizio che mi ricorda i tempi dell’università in cui ero sempre in modalità “osservazione antropologica” per la tesi di laurea.

I libri di Natale di Erri de Luca

A questo rituale si sottrae una sola persona: mia madre. Da anni ho delegato il momento della scelta a Erri De Luca. A Natale, cascasse il mondo, mamma sa già che troverà sotto l’albero un libriccino di Erri. Lei lo sa, io lo so e ho il vago sospetto che ormai lo sappia pure Erri.

Erri è uno di quei pochi scrittori di cui non voglio leggere tutte le opere, per avere sempre qualcosa di suo che ancora non ho letto.

Deve abitare da qualche parte vicino a casa, a Roma, e la prossima volta che lo incontro devo ricordarmi di dirgli di scrivere almeno un libro all’anno perchè mi serve per il regalo di Natale a mamma.

Erri che arriva puntuale e beve birra,
Erri che non si siede per vedere le persone,
Erri che legge il russo ma non lo parla,
Erri che è come i suoi libri, asciutto e sottile,
Erri che De Andrè non era attuale nemmeno in vita figuriamoci adesso,
Erri che di Dostoevskij sarebbero bastate solo le notti bianche,
Erri che ha la mia stessa lingua madre,
Erri che ha gli occhi blu pure in bianco e nero.

spagna oceano san sebastian

De vez en cuando
escucho musica española,
de vez en cuando
la luz al atardecer sobre unas calles de Roma se parece a la de Madrid,
de vez en cuando
me alegra que me pidan informaciones en castellano,
de vez en cuando
echo de menos los bocadillos de calamares, las claras a las tres de la tarde, los bares feisimos,
de vez en cuando tengo necesidad de volver a ver “Todo sobre mi madre”
y, cada vez, la musica de Ismael Lo en el tre que va de Madrid a Barcelona
me pone los pelos de punta.

Madrid, te quiero.

roma salgado copti

Una delle immagini più impressionanti del documentario di Wim Wenders Il sale della terra mostra il fotografo Sebastiao Salgado quasi paralizzato dinnanzi a un giovane padre, ridotto ormai pelle e ossa, solo in un campo affollato da migliaia di rifugiati, privo di qualsiasi genere di prima necessità, intento, nonostante tutto, a lavare il corpicino del figlio prima di seppellirlo, come vuole la tradizione dei cristiani copti.

A Roma la comunità copta arrivata in Italia dal nord Africa si ritrova ogni domenica in una piccolissima chiesa dietro San Pietro in Vincoli. Finita la liturgia, attraversato un sipario rosso vermiglio, un numero pressocché infinito di uomini e donne esce dall’ingresso principale tra abbracci e risate. Contenitori con cibo che ha odore di casa passano di mano in mano mentre i bambini si rincorrono su e giù per le scale.

La folla si dilegua in un attimo mentre una giovane donna, avvolti gli abiti di tutti i giorni sotto il velo immacolato, si ferma su quelle scale per un tempo che a me pare infinito.

roma copti omaggio a salgado il sale della terra

humus natura di chef presentazione

In questi giorni diverse declinazioni del numero tre (ammesso che i numeri si possano declinare…) richiamano in continuazione la mia attenzione. Sarà un caso?

Il nuovo trio della musica italiana: Fabi, Silvestri, Gazzè

In musica, il trio composto da Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè mi ha accompagnato in chiusura d’anno con due concerti. Uno a Napoli e l’altro in metro a Roma, improvvisato e ancor più gradito del primo. A inizio anno li ho visti non più dal vivo ma in video su rai3 (rieccolo!) protagonisti del bel documentario LocalEuropa – Musica valida per l’espatrio con le riprese della tournée europea de Il padrone della festa e le testimonianze degli italiani all’estero incontrati dai tre musicisti durante il tour, molti dei quali ovviamente ex Erasmus (quando si dice “corsi e ricorsi storici”…).

La trilogia “I nostri antenati” di Italo Calvino

In prosa, mi è capitato tra le mani dopo anni Il visconte dimezzato, prima parte della trilogia I nostri antenati di Calvino con Il cavaliere inesistente e Il barone rampante. Il visconte protagonista del romanzo viene diviso a metà da una palla di cannone durante una battaglia. Il visconte dimezzato rappresenta il bene e il male che c’è in ognuno di noi, l’incompletezza dell’uomo che realizza una parte di sè e non l’altra.

Il ricomincio da tre di Troisi

In poesia, perché se si tratta di Troisi mi pare questo il termine più adatto, mi è tornato in mente Ricomincio da tre in occasione dell’uscita nelle sale dell’ultimo film di Siani, credo per compensazione (con tutto l’affetto – che pure abbiamo – per Siani) o per la motivazione inoppugnabile che dovrebbe guidare la scelta del nome di qualsiasi nascituro e non solo del famoso Ugo/Massimiliano.

I tre di Humus – Natura di Chef in cucina

Ed è sulla scia di questa continua attualizzazione della trinità che presento l’ultimo progetto di cui faccio parte Humus – Natura di Chef. Anche qui siamo debitori del numero tre in più di un senso. Dapprima perché siamo in tre: c’è mio fratello Fiore, cuoco provetto. Francesca super-esperta di cosmesi naturale e non solo. E, infine, ci sono io con le mie solite passioni culinarie. Poi perché tre sono le direzioni in cui ci muoviamo: educazione alimentare, sostenibilità e recupero del territorio con le sue tradizioni. E tre sono i luoghi fisici dove si può materialmente partecipare alle attività di Humus: la sede di Cava de’ Tirreni, a pochi chilometri dalla Costiera amalfitana con la scuola di cucina e lo spazio sociale; l’orto-laboratorio in campagna, sempre a Cava e Roma, dove faccio base in questo periodo (anche se non mancano incursioni/escursioni nel resto della penisola).

humus natura di chef

Un pensiero uno e trino

Tutto questo rimuginare sul “3” mi pare un esercizio utile per riflettere, partendo dai tre esempi sopra citati, sulla scelta dei compagni di viaggio, sulle opportunità di moltiplicare punti di vista e riflessioni, sulla necessità di armonizzare timbri diversi e sui vantaggi insiti nel condividere le responsabilità dell’età adulta senza perdere in meraviglia e divertimento.

ode al vegano tu mi tuberi

.Non sono stata folgorata (almeno non del tutto) sulla via di Damasco di nostra signora delle Verzure ma sono un’adepta saltuaria della religione vegana. Non posso, però, non notare un progressivo imbarbarimento del senso civico (o una leggera flessione del senso sociale, come direbbe Gazzè) unito a un ostile accanimento in chi si ingegna per trasformare una legittima scelta alimentare in una religione, finendo col dividere come al solito NOI (i buoni) dagli ALTRI (i diversamente vegani ovvero i nuovi mostri) cercando di fare proselitismo in ogni luogo, in ogni lago e non mi ricordo più la canzone che ovviamente non è di Gazzè…

Sicché avendo addirittura sognato una specie di dibattito fra le due opposte fazioni – vegani e non -, sotto forma di rap atipico o canzonetta sincopata, mi appello al mio consueto spirito del tubero nell’augurarvi lieti sogni pieni di ogni tipo di leccornia che più vi aggrada.

Ode al vegano o rap anticircadiano o tu mi tuberi

Io sono sensibile, ho sviluppato il mio lato umano
ho più rispetto per le mucche che per un campo di grano.
S
offro anche quando vedo un vegetariano
sono integralista nel profondo
mi batte solo il fruttariano.

Però… però…
tutto il mio senso civico si concentra nel piatto.
S
gaso con il SUV con lo stereo a palla come un qualsiasi coatto.
I
nsulto i carnivori su facebook da uno smartphone di ultima generazione fabbricato non so dove e non mi interessa a quali condizioni.
M
angio formaggi e derivati in forma di insulse imitazioni.
M
i beo di coltivazioni bio magnificandone la supremazia chimica senza conoscere nemmeno la molecola di H2O.
V
edo un complotto demo-pluto-giudaico anche nel consorzio del crudo di Parma.
M
i appello a un originario veganesimo parasillogistico ed evoluzionistico:
se discendiamo dalle scimmie non dobbiamo mangiare carneeeeee!!!
(Sì, però dovremmo vivere nudi sugli alberi senza elettricità e acqua correnteeeee!!!).

Non so come fate a non impressionarvi davanti alla carneficina quotidiana di povere bestie.
Quando io passo indifferente tra barboni, poveri e malati di mente.
N
on riconosco dignità ai vegetali ma solo ai mammiferi che mi somigliano di più.
Ee non mi accusate di antropocentrismo per carità.
I
o non seguo una moda ma sono vegano fin dal concepimento e filtravo quello che mangiava mia madre facendo nodi al cordone ombelicale.

Se scopro che al bar mi hanno macchiato il caffè col latte vaccino sono capace di farmi venire una crisi epilettica e ovviamente denuncio il titolare per attentato ai miei diritti costituzionali.
S
e chi raccoglie la frutta e verdura che mangio è un immigrato trattato come una bestia non mi pongo il problema in quanto non trattasi di maltrattamenti di animali ma di umani.
D
a quando non mangio carne sono in pace con il mondo e in guerra solo con una percentuale maggioritaria di vegetariani, carnivori e onnivori!

ode al vegano tuberi

Un po’ in ritardo per proporre il menu di pesce della vigilia di Capodanno ma pranzi, cene e lunghe digestioni hanno occupato anche i primi giorni del 2014. Giorni, quelli di inizio anno, forieri di buoni propositi. Tra questi l’ormai classico “mi metto a dieta” che quest’anno non fa parte del mio elenco personale a causa del lieve dimagrimento che mi ha sorpreso a festività concluse: la “triste” realtà è che quest’anno si è cucinato più di quanto si è mangiato! Ci rifaremo l’anno prossimo.

Menu di pesce per la vigilia di Capodanno

Antipasto: insalata tiepida di gamberi e calamari con granita al mojito, pinzimonio di verdure e finto tzatziki

Paccheri all’astice

Branzino all’acqua pazza

Dolci: Mousse al cioccolato bianco, acqua di cioccolato speziata e sorbetto alla fragola

menu cenone capodanno da dicembre a gennaio insalata tiepida di mare con granita di mojito insalata tiepida di mare con granita di mojito paccheri all'astice mousse al cioccolato bianco e acqua di cioccolato mousse al cioccolato bianco acqua di cioccolato fondente tavola per menu cenone capodanno gennaio

Nel menu’ di quest’anno per la Vigilia e per Natale c’è lo zampino (o zampone, considerando il periodo) del fratellino fresco di studi in una cucina a tre stelle Michelin. Dopo aver sperimentato a Spazio, il ristorante – laboratorio palestra dei giovani chef allievi della scuola di Niko Romito, a casa si continuano a provare piatti, a innovare ricette della tradizione e ad allungare tavoli per accogliere il sempre più consistente numero di commensali (a Natale eravamo in diciassette!). Questo il menu della Vigilia, ovviamente il mio preferito considerato che ormai sono quasi vegetariana.

Menu di pesce e vegetariano per la Vigilia

Antipasti: Sandwich spinaci pistacchi e miele di carota, hamburger gamberi e arancio, finocchi al lampone e cavolo verza carpionato.

Primo piatto: Spaghetti e vongole alla lavanda.

Secondo piatto: Crema di baccalà e insalata di rinforzo.

Dolce: Crema finocchietto e mandarino con sfoglia al cioccolato fondente.

antipasto menu vigilia pesce antipasto menu vigilia antipasto menu vigilia

antipasto menu vigilia pesce e vegetariano antipasto menu vigilia pesce e vegetariano

antipasto menu vigilia pesce dolce antipasto menu vigilia dolce

A Natale, invece, ci siamo affidati al babbo per stilare il menu che, dato l’alto numero di portate, ha richiesto la partecipazione della famiglia al gran completo per preparate tutti i piatti. La sottoscritta, auto-nominatasi aiutante cuoca e fotografa ufficiale del lauto pasto, arrivata ai formaggi, ha svestito i panni di entrambe le professioni per godersi il gran finale da semplice buongustaia.

Menu quasi classico per Natale

Antipasti: mozzarella di Vannulo, affettati, pizza di scarola, broccoli gratinati, parmigiana di melanzane.

Primi piatti: ravioli ripieni con coscia d’agnello e ravioli ripieni di carciofi e limone con burro e salvia.

Secondi: arista di maiale con patate “arrecanate”, formaggi stagionati e freschi di bufala con miele, marmellata di fichi bianchi, olio al pistacchio, olio al peperoncino e insalata mista.

Dolci: panettone artigianale con gelato, panna e salsa calda di cioccolato; mustaccioli e rococò.

menu natale ravioli menu natale arista menu natale pizza scarole menu natale broccoli

Tiramisu invernale, con melograno e mandarino, per preparare lo stomaco alla grande abbuffata della vigilia, Natale, Capodanno etc, etc…

Ingredienti tiramisu al melograno e mandarino

200 gr di savoiardi
400 gr di mascarpone
100 gr di zucchero
3 uova
un melograno
4 mandarini
100 gr di cioccolato fondente
2 cucchiai di miele
farina di pistacchio

Preparazione
Frullare i chicchi di melagrana con poca acqua, filtrare e versare il succo in una ciotolina, raccogliere il succo dei mandarini in un’altra ciotolina, aggiungendo un po’ d’acqua.
Sbattere i tuorli con lo zucchero finché non si schiariscono, quindi incorporare il mascarpone.
Fondere a bagnomaria il cioccolato fondente con 2 cucchiai di miele e 4 d’acqua.

Composizione
Spezzettare i savoiardi e bagnarli nel succo di melagrana, disporli sul fondo di larghi bicchieri, versare la crema al mascarpone, aggiungere la farina di pistacchio e un altro strato di savoiardi bagnati nel succo di mandarino.
Completare con il cioccolato tiepido, i chicchi di melagrana, le scorzette di mandarino e la farina di pistacchio. Lasciare in frigo per un paio d’ore e servire.

Se non siete astemi potete aggiungere whisky o cognac ai succhi.

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