“The Piano” è uno dei migliori cortometraggi in circolazione. Realizzato in 3D da Aidan Gibbons, su musica di Yann Tiersen (Comptine d’un autre été – L’apres midi), talentuoso polistrumentista francese noto ai più come autore della colonna sonora del “Favoloso mondo di Amélie“.

Buona visione e buon ascolto.

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Gira voce che la pubblicità da qualche anno ha sostituito la poesia, rubandole capacità di evocazione, gusto per il paradosso, costruzione di mondi fantastici e distruzione di pregiudizi sociali.

Come sia riuscita a rendere memorabili e proverbiali slogan che passano dal rustico ‘L’uomo del monte ha detto sì’ al fascinoso ‘No Martini, no party’ è un mistero su cui si potrebbe scrivere un bel romanzo giallo.

Ma nemmeno gli scrittori negli ultimi tempi godono di ottima salute. Chi sono allora i nuovi poeti? I copy.

Il copywriter, per gli amici ‘copy’, è l’essere umano addetto a scrivere testi e slogan per le pubblicità.

Non è, come potrebbe suggerire l’inglese malandrino, colui che scrive copiando da altri (anche se…) ma l’eroe che sottrae la lingua italiana al ‘logorio della vita moderna’, camminando sul filo sottile della creatività.

Vent’anni fa a Milano cercavano così un ‘vero copywriter’:

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Direttamente dall’Oriente (dovrebbe essere turco, senz’altro più comprensibile nella versione inglese almeno per me) questa settimana segnalo il Bak Magazine.

Rivista piena di interviste e immagini di grafici, illustratori, designer e fotografi da tutte le parti del mondo. Sul sito sono disponibili 9 numeri tematici: 01/Wrong, 02/White, 03/Old, 04/2050, 05/Game, 06/Road, 07/Dream, 08/Me, 09/Night. Si possono scaricare tutti i numeri su Pc (o Mac) per poi sfogliarli con calma.

Sul sito si possono leggere tutte le interviste ai creativi, segnalare link e lavori e partecipare a concorsi a premi.

++ Bak Magazine ++

Bak Magazine

Sottotitolo: due regole al prezzo di una.

Quinta elementare. Tema: descrivi la tua famiglia.
A parte il tributo alla morbosa curiosità della signora maestra nei confronti della vita privata mia e della mia famiglia (ah! Ah! L’errore!),
in quel tema appresi (disattendendo la regola) il corretto uso delle ‘elencazioni’. “In un’elencazione dove compari anche tu, tu ti devi mettere sempre all’ultimo posto: non <<io, la mia mamma e il mio papà>> ma <<la mia mamma, il mio papà ed io>>, con la ‘e’ eufonica. Hai capito?”.
“Sì, signora maestra.”
Non avevo capito troppe cose per poter dire di no:
1) Che cos’è un’elencazione? Non poteva dire semplicemente ‘elenco’?
2) Ma perchè devo essere sempre l’ultima ruota del carro? Non basta che sono piccola e nera? (per il ‘ma’ vale la stessa regola dell’ ‘e’ congiunzione, solo che il “‘ma’ è una particella av-versa-ti-va, mette in contrapposizione due parti, che volete mai avversare a inizio discorso?” etc, etc.)
3) Mo’ questa ‘e’ eugonica, euconica, eufonica da dove è uscita? Non bastava che non bisogna metterla all’inizio (vedi post)? bisogna metterci anche la ‘d’ se è seguita da una parola che comincia per ‘e’?

Ah: queste signore maestre com’erano difficili.

Una volta, nel secolo scorso, sul web viaggiavano solo testi e qualche immagine piccola e sgangherata: la velocità di connessione era quella che era, contavano i contenuti più dell’aspetto.

Poi arrivarono le tabelle per impaginare con più grazia i siti web infarcendoli di video, musica e animazioni. Ma le tabelle, tecnicamente parlando, non avevano nessuna dignità essendo un semplice stratagemma di visualizzazione.
Per fortuna a un certo punto hanno inventato i CSS (che non sono un gruppo rock ma i mitici fogli di stile a cascata). Anche la progettazione per il web acquista un certo valore, si separa il contenuto dalla presentazione e informatici e designer sono più contenti.

Qualche esempio della potenza dei Css e di quanto possa essere bello un codice.

 

++ Css Beauty ++

 

Css Beauty

Ingredienti per 4 persone:

  • 2 zucchine, 1 cipolla, mezzo limone, parmigiano, prezzemolo, olio d’oliva, sale e pepe

Affettate la cipolla e fatela soffriggere in una pentola con poco olio, aggiungete le zucchine tagliate a julienne (cioè a ‘listarelle’, ma anche a cubetti non ci formalizziamo) coprite con un coperchio e cuocete a fuoco lento.

A cottura ultimata traferite il tutto in una terrina e unite il succo di limone, il prezzemolo, un cucchiao di olio d’oliva, sale e pepe e lasciate marinare.
Sbucciate il limone (veramente quest’operazione va fatta prima di spremerlo, altrimenti prendete un altro limone…) e tagliate a listarelle la parte gialla.

Cuocete e scolate la pasta. Fate soffriggere in una pentola le listarelle di limone con un po’ d’olio, aggiungetevi tutto quello che avevate messo a marinare nella terrina, quindi la pasta e scaglie di parmigiano. Mantecate (cioè girate tutto, ma come parlano ‘sti cuochi?!?) e servite.

Buon appetito.

Ps: le ricette riguardano la preparazione di salse per condire la pasta, più che ricette da gourmet (il francese imperversa in cucina…) sono ricette facili, economiche e veloci consigliate agli studenti fuori sede. Ma siccome sono pure buone le consiglio a tutti.
Quantità di pasta a scelta, da 60 grammi a persona a infinito.

Pasta zucchine, limone e parmigiano

Mancano pochi giorni all’inizio delle lezioni del nuovo anno accademico. Ne approfitto per ricordare agli studenti universitari l’esistenza del progetto Erasmus (che una volta aveva come nome completo ‘Socrates-Erasmus’ e adesso, chiuso Socrates, dovrebbe rientrare nel nuovo LifeLongLearnig, sigla pomposa che racchiude tutti i programmi europei legati al mondo dell’istruzione).

Il modo migliore per farsi un’idea di che cos’è l’Erasmus è digitare ‘blog erasmus’ su google (o qualsiasi motore di ricerca): migliaia di sconosciuti raccontano in diretta la loro esperienza.

Se, invece, chiedete direttamente a chi è tornato dall’Erasmus, sarete inondati da commenti nostalgici e un po’ (ma anche tanto) deprimenti.

Gira in rete una canzone (che mi ha ricordato Proietti che scimiotta i cantanti francesi) di Martino Reggiani: Sul tetto del mondo. Mooolto nostalgica, consiglio la visione immediata di una puntata dei Simpson subito dopo per attenuare l’effetto lacrimuccia.

Tra i link presenti su Wikipedia segnalo l’intervista a Sofia Corradi, una delle ideatrici del progetto.

(Dis)Armatevi e partite!

Tipico (?) esempio di genio italico unito ad un sapiente uso delle nuove teconologie.

Oggi consigliamo una breve (ma anche lunga) visita al sito di Giuseppe La Spada, giovane e valente ‘artista digitale’, come si autodefinisce, nonchè recente vincitore di un Webby Awards (gli Oscar del web) nella categoria Netart per Mono No Aware.

++ Giuseppe La Spada ++

Giuseppe La Spada

Le sue Lezioni Americane vengono citate in tutti gli angoli della rete come modello da seguire per scrivere su Internet. Che brutta fine ha fatto il Nostro: ridotto a predicatore del web come un Grillo qualsiasi.
D’altra parte i contemporanei lo consideravano uno scrittore per bambini (quando la letteratura per ragazzi ancora non era stata nobilitata dalla Rowling di Harry Potter).
Ma si sa che i critici italiani riconoscono solo i talenti defunti.
Le 5 regole si devono seguire sempre, non solo sul web.

Scrivetele 110 volte sulla lavagna come foste Bart Simpson:
leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità.

Quante volte la maestra (anche se molte volte il maestro è maschio, nell’immaginario popolare l’insegnante è – di un è = essere filosofico kantiano – femmina, soprattutto per i danni, spesso irreveresibili, causati ai pargoli. Paese maschilista? Mah).

Comunque, quanta volte la maestra vi ha detto: “Non si comincia la frase con ‘e’, la ‘e’ congiunzione, lo dice la parola, con-giun-ge due frasi, sta in mezzo, non all’inizio e nemmeno alla fine”.
Non diceva proprio così, era meno sintetica e aveva la voce più stridula della mia.
“‘E la Tosca, signora maestra?” dico io. “E lucean le stelle/ e olezzava la terra…”.
“Ma che c’azzecca, quella ‘e’ serve alla metrica. Che siete metri, voi?” m’avrebbe risposto la signora maestra.

Continue reading “Regole (sbagliate) imparate a scuola: la ‘e’ non-si-mette a inizio frase.”