Da poco più di 24 ore potete trovare nelle migliori librerie (cioè quelle di casa vostra!) Goodbye mamma!, la bibbia per italiani entusiasti (o esausti) alla ricerca del paradiso perduto: un posto all’estero qualunque, basta che sia al di fuori dell’Italia.

Goodbye mamma! Perfetto per (ex) Erasmus, espatriati e aspiranti cervelli in fuga

Sono 10 i capitoli del libro, firmati da una miriade di autori e collaboratori sparsi non uniformemente per il globo terracqueo, animati dalle migliori intenzioni. L’eterogeneo gruppo ha raccolto esperienze e preziosi consigli utili a chi, già pronto con valigia di cartone e tablet di ultima generazione, non aspettava altro per salpare verso mete più o meno esotiche.

Venghino, signori, venghino!

Il primo capitolo è addirittura gratuito (in periodi di crisi ogni scusa è buona!) e si scarica da qui: http://www.goodbyemamma.com/libro/.

Gli altri costano quanto un caffè servito in un bar appena appena pretenzioso: 1,99 euro. Il libro intero costa quanto una pizza e una birra: 9,99 euro (i napoletani si astengano da qualsiasi commento!). E il terzo capitolo “Noi e loro. Identità culturali a confronto“, purtroppo per voi, l’ho scritto io, in collaborazione con Massimo Giovanardi.

Volevate il regalo perfetto per Natale? Eccovi serviti e mandatemi una cartolina dal nuovo mondo!

goodbyemamma_libro

A poco meno di un anno dalla sua prima apparizione in Italia che ha visto prendere parte oltre 200 partecipanti, il fotografo polacco Andrzej Dragan (http://www.andrzejdragan.com), uno degli artisti digitali più innovativi e acclamati degli ultimi anni e Marianna Santoni (http://www.mariannasantoni.com), nota fotografa professionista italiana e guru di Photoshop, terranno nuovamente insieme un seminario a quattro mani per spiegare da vicino il modo in cui lavora Andrzej Dragan e cosa c’è dietro il famoso “effetto Dragan”:  il suo approccio allo scatto, il modo in cui sceglie i suoi soggetti e le sue tecniche di elaborazione, mostrate dal vivo durante l’evento su alcune delle sue più celebri immagini.

Siamo indubbiamente di fronte ad una nuova interessantissima occasione per incontrare due grandi figure di spicco del panorama internazionale dell’era della fotografia digitale.

Possono partecipare a questo evento appassionati e professionisti del mondo della fotografia, della grafica, della pubblicità, ritoccatori, fotolitisti, stampatori, art director e chiunque senta il bisogno di imparare qualcosa di nuovo e trarne nuove ispirazioni.

L’evento sarà tradotto in lingua italiana, non è necessario conoscere l’inglese.

Queste le 3 tappe uniche dell’evento:

12 Maggio 2012, Barcellona (Spagna)
http://www.mariannasantoni.com/2012_05_barcelona_andrzej_dragan_workshop_fotografia_in_spain/andrzej_dragan_workshop_in_spain.php

13 Maggio 2012, Roma
http://www.mariannasantoni.com/2012_05_roma_andrzej_dragan_workshop_fotografia_in_italy/andrzej_dragan_workshop_in_italy.php

14 Maggio 2012, Milano
http://www.mariannasantoni.com/2012_05_milano_andrzej_dragan_workshop_fotografia_in_italy/andrzej_dragan_workshop_in_italy.php

Durante l’evento, strutturato come un’intervista aperta, si racconterà anche il making of di alcune delle più celebri immagini di Andrzej Dragan partendo dagli scatti originali per poi arrivare passo dopo passo, all’effetto finale che ha reso celebre questo artista.

Andrzej Dragan e il seminario sulla fotografia

Andrzej Dragan è un giovane artista molto aperto al confronto, e come già accaduto in precedenza, saranno possibili domande libere da parte del pubblico.

Tutti coloro che si iscriveranno entro il 1 Aprile 2012 potranno usufruire di uno sconto del 20% sul prezzo totale dell’iscrizione, un’occasione ghiotta da non lasciarsi scappare!

Per informazioni:
web: http://www.mariannasantoni.com
tel: 328 1111015

A grande richiesta la ricetta della “pasta alla Carmen”, che mi ha fatto vincere la prima tappa del tour Casa Barilla 2011, domenica 2 ottobre a Salerno.

Rientrata all’Elba dopo la solita lunga e tortuosa traversata per terra e per mare, rigenerata da un tonificante bagno nelle cristalline – seppur freddine – acque dell’isola, svelo la ricetta, inventata al momento in base agli ingredienti messi a disposizione dagli chef dell’Academia Barilla, ispirata dalla cuginetta di 18 mesi tutta intenta a esplorare lo stand della Barilla – soprattutto l’area dedicata ai Piccolini – mentre noi impavidi blogger ci sfidavamo a colpi di basilico e pasta. Ne approfitto per salutare i “colleghi” di blog Claudia, Fabio e Anna Luisa.

Ecco la ricetta:

Pasta alla Carmen

Ingredienti: scalogno, olive, pomodorini, pancetta, pecorino, basilico, peperoncino, tortiglioni.

Cuocere con poco olio la pancetta a fettine finché diventa croccante. Tenerla da parte. Friggere nell’olio della pancetta lo scalogno, aggiungere le olive e dopo qualche minuto i pomodorini. Regolare di sale e pepe. In un’altra padella cuocere il pecorino grattugiato fino a formare delle scaglie croccanti.

Scolare la pasta al dente, far saltare con il sugo e servire guarnendo la pasta con la pancetta croccante, il formaggio, basilico e peperoncino.

Ringrazio tutto lo staff Barilla: gli chef che mi hanno amorevolmente assistito controllando fuochi e tempi di cottura –“Fiore’ che la scoliamo la pasta?”, il fotografo, il presentatore, le ragazze dell’ufficio stampa e tutto il personale che ha lavorato domenica per regalare ai salernitani una giornata di festa, all’insegna della buona cucina e nonostante i 40 gradi all’ombra!

E, mi raccomando, ci vediamo a Roma per la finale!

casa barilla salerno pasta alla carmen

Domenica 2 ottobre Casa Barilla tour 2011 arriva nel profondo sud, a Salerno: una giornata dedicata alla buona cucina con seminari, lezioni e degustazioni.
In più ci saranno quattro blogger salernitani a sfidarsi ai fornelli in piazza della Concordia. Anch’io, col mio solito scolapasta in testa a mo’ di capello da chef, farò parte della banda dei 4 blogger impegnati a inventare al momento una nuova ricetta.

Ci vediamo all’ora di pranzo!

Tra gli esemplari di flora e fauna curiosa che spuntano come funghi in giardino (!), questi fiori di porro vincono il primo premio in quanto a stranezza.

Il porro è un ortaggio simile alla cipolla, dal sapore più dolce e delicato. Ha un fusto verde e, quando fiorisce, alla sommità del fusto spunta un oggetto non meglio identificato composto da decine di fiorellini bianchi.

porri fioriti in giardino

Dopo aver fatto bella mostra di sè in giardino, finisce in pentola: con ricotta e zucchine è uno dei ripieni più gustosi della pizza fritta fatta in casa.

porro in fiore in giardino

Stamattina, come da un paio di giorni a questa parte, la sveglia è suonata alle 6 e 30. Quando posso, dopo un paio di ore di lavoro sostituisco la solita pausa con una bella nuotata a Cetara, in Costiera amalfitana: 15 minuti per arrivare in spiaggia, qualche bracciata, un po’ di sole e di nuovo al lavoro.

Oggi, però, non ho proprio potuto evitare di tornare dal mare a mani vuote: cozze, ricci e lumache sono tornati a popolare – affollare è il termine giusto – i fondali della Costiera. In pochi minuti, solo con una maschera e un paio di occhialini, in tre abbiamo recuperato un kilo di cozze, una decina di ricci e qualche lumaca.

Pranzo a base di pesce, allora. Ma com’è stressante l’estate dalle mie parti!

riccio pescato in costiera amalfitana

pesca a cetara, costiera amalfitana: ricci, cozze, lumache

pesca a cetara: ricci, cozze, lumache

La maggior parte delle persone che conosco ha un lavoro normale (per il quale si fa pagare) e non viene assalito da un misto di preoccupazione e orgoglio quando deve rispondere alla fatidica domanda: “Che lavoro fai?”. Per anni la mia risposta è stata: “Faccio siti web”, declinata in tante varianti diverse a seconda dell’età e delle conoscenze tecnologiche dell’interlocutore: “realizzo siti web, mi occupo di siti internet, gestisco la presenza di una società in rete, sono una web master, web designer, web writer” e via webbando.

Quando tutto ebbe inizio (quasi quasi faccio la web master)

Tutto cominciò qualche anno prima di laurearmi in Scienze della comunicazione. Ho sempre avuto un certo interesse per le nuove tecnologie, e un’ampia conoscenza del web è uno dei pochi vantaggi di noi “giovani” nativi digitali. La curiosità mi ha spinto a scrivere contenuti per il web fin dal 2001, mi ha portato poi a costruire i primi siti web e, quando mi sono laureata, il passatempo universitario si è gradualmente trasformato in professione. Saranno 10 anni che mi occupo di siti web. Ma la rete è una giungla, si sa. E quando il gioco si fa duro i non duri si tirano fuori dalla mischia.

La concorrenza è diventata ben presto agguerritissima: dalle agenzie di comunicazione spuntate ovunque al giovanotto fresco di studi che lavora (quasi) gratis. Tante persone ad offrire un servizio relativamente nuovo, spesso percepito come non necessario e, di conseguenza, pagato poco. Il mercato si è ben presto saturato e molti professionisti hanno tirato i remi in barca.

Domani smetto

Anch’io, dopo 10 anni di (dis)onorata carriera, alcuni mesi fa ho gettato la spugna e ho ufficialmente smesso di “realizzare siti web”. Non l’avessi mai fatto! Da allora sono piena di richieste da parte di clienti che non ho cercato, che stranamente non mi chiedono di fare cose assurde (“Ci mettiamo l’animazione all’inizio? E un po’ di fucsia?”) e addirittura mi pagano senza batter ciglio. Stupore! E’ una specie di legge del contrappasso o una legge di Murphy riveduta e corretta.

Dopo ripetuti ripensamenti su questo curioso fenomeno, credo di essere riuscita a capire cosa è successo. Innanzitutto è cambiato il cliente: diciamo che si è evoluto proprio come il web. Ovviamente sono cambiata anch’io. Esaminiamo prima come stanno le cose dal punto di vista del cliente.

come realizzare siti web e vivere felici

Il cliente 2.0

La seconda volta del cliente

Tutti i miei attuali clienti hanno già un sito, alcune volte fatto in casa con frontpage (ahi! ahi!), altre volte costruito da professionisti non più sul mercato (è la crisi, bellezza). Nella maggior parte dei casi il sito è stato realizzato seguendo la classica impostazione: Home page molto “grafica”, di solito con una bella animazione; pagina che descrive i prodotti/servizi dell’azienda; pagina per i contatti con ben in evidenza la mappa per raggiungere la sede della società. Testi molto stringati, aggiornamenti inesistenti, interazione con gli utenti pari a zero.

Quando si rivolgono a me, ad anni di distanza dalla realizzazione del loro primo sito, i clienti, pur non sapendo ancora quello che vogliono, sanno esattamente cosa non vogliono: il classico sito statico, un bigliettino da visita trasferito sul web.

La seconda generazione al comando

La mutata attenzione nei confronti della rete è dovuta ad un insieme di fattori: primo fra tutti la presenza in molte aziende di nuove leve che stanno prendendo il posto della vecchia generazione. I giovani adulti di 30/40 anni sono più tecnologici dei loro padri, conoscono meglio le dinamiche del web e spesso prevedono un budget da spendere per gestire la loro presenza in rete, attirati dalla possibilità di calibrare l’investimento in base alle proprie esigenze e dalla facilità di monitorare il numero di contatti – e i possibili clienti – che acquistano grazie ad internet.

L’evoluzione di chi lavora per il web

come realizzare siti web

Se il cliente si è evoluto, anche chi lavora per il web deve adeguarsi alla domanda e al mercato che si è normalizzato: non basta più sapere qualcosa di html, smanettare con i programmi di grafica, ispirarsi ai siti più blasonati. Le opzioni per chi vuole lavorare per il web sono due: specializzarsi in un settore (grafica, contenuti, programmazione, marketing, etc…) lavorando in agenzie di comunicazione o per siti con numeri importanti oppure mettersi in proprio, affidandosi a collaboratori esterni solo quando è necessario. Alcuni suggerimenti per i moderni webmaster, da approfondire in futuro.

Internet, I love you

Se non amate la rete e le nuove tecnologie questo non è il mestiere che fa per voi. Seguire le evoluzioni della rete per proporre al cliente soluzioni al passo con i tempi deve essere un impegno quotidiano. Bisogna conoscere tutte le possibilità offerte dal web per poterle poi proporre al cliente. Social network, applicazioni per internet mobile, realtà aumentata, acquisti di gruppo, campagne pubblicitarie, portali verticali, e-book, blog di settore e tutte le novità che oggi sono di nicchia ma nel giro di mesi diventeranno normale amministrazione (anche se qualcuna si perderà per strada).

Essere esterofili aiuta: leggere in inglese, francese e spagnolo e navigare abitualmente sui siti internazionali, seguire le tendenze che arrivano dagli Stati Uniti è un valore aggiunto e vi darà le conoscenze necessarie per far fronte a (quasi) tutte le richieste dei clienti.

Personalizzare il sito

Tutti noi vorremmo avere come clienti grandi aziende, professionisti illuminati, enti pubblici senza problemi di bilancio. Qualche volta capita di incontrare il cliente dei nostri sogni, più spesso però abbiamo a che fare con realtà diverse ed è compito nostro trovare la soluzione ideale che soddisfi il cliente e non ci faccia perdere il sonno.

Se il tuo cliente è una piccola azienda, magari a conduzione familiare, forse sofferente per la crisi economica (a meno che tu non lavori in Svizzera, ma questa è la realtà più diffusa in Italia) tu non puoi proporre un portale supermegatecnologico, aggiornamenti come se piovesse, ad sense (pubblicità) a manetta e tutti gli ultimi ritrovati della scienza e della tecnica. Datti una regolata! Proponi soluzioni su misura e prezzi su misura.

Meglio essere educati che vendere tappeti

L’educazione viene prima delle tecniche di vendita. Una volta era un valore che ti insegnavano i genitori (e, in caso di genitori scostumati, provvedevano i nonni).
Io rispondo sempre alle telefonate e alle e-mail, spesso dò consigli disinteressati agli sconosciuti, metto a disposizione il mio tempo e le mie conoscenze (gratuitamente, se è per una buona causa); se mi coinvolgono in un progetto interessante, con finalità educative, faccio la mia parte.

In questo modo ho costruito una discreta rete di contatti che mi terrà presente qualora avesse bisogno di soluzioni professionali. E, dato che nel mondo del lavoro ho trovato persone sempre pronte a condividere con me quanto avevano imparato in anni di studio e pratica, cerco di fare lo stesso.

Mi manca solo la capacità – innata in molti italiani – di “vendere tappeti”, sarà la timidezza o l’allergia per il marketing. Ma non sapersi vendere, in un mondo dove tutti sono disposti a fare carte false pur di piazzare la merce o chiudere un contratto, può diventare un valore aggiunto quando il cliente capisce che non stai vendendo fumo.

Farsi pagare

Questa moda di lavorare gratis non mi è mai piaciuta. Confesso di averla praticata qualche volta in gioventù ma se c’è una cosa che si impara dai propri errori è come non commetterli più.

Del resto la tecnica del “ti regalo x e poi mi paghi y” non funziona. A meno che tu non sia un venditore di tappeti o di fumo o un account (o riunisca le tre qualifiche in una sola persona: ma in questo caso faresti il venditore di professione o staresti in un centro di recupero – o tutte e due le cose).

Tenete il punto, fate preventivi dettagliati e report finali mettendo in evidenza che cosa avete fatto e quanto tempo ci avete messo. Partite da un costo orario standard, moltiplicatelo per le ore lavorate e fatevi due conti, se non vi conviene – datemi retta – lasciate perdere. Fatevi pagare, sempre e comunque.

In alcuni casi vi capiterà il cliente “ostico”: allora bisogna proprio impuntarsi e spiegare che cosa significa il termine “lavoro” (occupazione specifica che prevede una retribuzione, fornire prodotti e servizi in cambio di denaro, etc…) ricorrendo ad esempi semplici semplici. Se io vado a comprare qualcosa dal salumiere, pago senza fargli notare che mio zio quando macella il maiale mi regala le salsicce; anche quando vado dal dentista ometto di comunicare che, volendo, il mio tatuatore di fiducia mi tirerebbe i morali gratis.

Smontate anche il solito ritornello “di là il sito me lo fanno a 1 euro”. Non siamo mica al mercato: quando compro il tè al supermercato un tot al kilo non è che dico al commesso alle casse “ma il negozio di fronte lo vende a meno”. Allora, in tutta sincerità, vai dal negozio di fronte, da tuo zio, dal tatuatore… che cosa vuoi da me?

Quest’anno ho dovuto aspettare fino al 27 maggio per inaugurare la stagione estiva con il primo bagno: una lunga nuotata a Cetara, spiaggia della “torretta”, a pochi chilometri da casa. Nonostante l’acqua non fosse ancora della temperatura giusta: in acqua eravamo in 5, su circa 40 persone presenti in spiaggia.

Cetara è uno dei piccoli comuni della Costiera Amalfitana e il più vicino partendo da Salerno (saltando Vietri sul Mare che è sempre meno praticabile).

panorama torretta cetara costiera amalfitana salerno

Proprio il 27 a Cetara si stavano preparando per le orde di turisti che sbarcheranno a breve in costiera: terminata la ristrutturazione della Torretta, finalmente visitabile, un paio di trattori stavano sistemando le spiaggette vicino al porto, famoso per la pesca di alici (la pasta con la colatura di alici dicono sia spettacolare). Anche in spiaggia alla torretta ancora pochi bagnanti, bar chiuso e niente ombrelloni: la situazione balneare che preferisco!

spiaggia mare cetara costiera amalfitana salerno

Avvistati in acqua: un riccio, molte piccole cozze, castagnole, mini occhiate e altri pesci piccoli non meglio identificabili. Da segnalare 3 papere (sì, papere!) che facevano il bagno e un sub che ha scovato un discreto numero di polipetti.

Del tutto diverso il primo tuffo dello scorso anno a Cavoli, isola d’Elba: era il 25 aprile e, a parte me, tante piccole meduse nuotavano indisturbate nell’acqua cristallina di una delle più belle insenature dell’isola.

spiaggia di cavoli isola d'elba livorno al tramonto

mare cavoli isola d'elba livorno

Paella, tortilla e sangria. Di solito si ferma qui l’elenco delle specialità della cucina spagnola conosciute all’estero. Qualche fortunato ha assaggiato anche le tapas o il gazpacho, ovviamente in vacanza, d’estate, quasi sempre in Andalusia o giù di lì.

Non è mia intenzione celebrare la varietà delle pietanze dei cugini iberici e non basterebbe un trattato per descrivere la bontà del bacalao basco del nord, i colori dell’arroz della costa valenziana, cucinato in mille modi diversi (purtroppo è nota solo la variante ‘mista’, detta volgarmente paella), il cornetto col mitico jamòn serrano (prosciutto crudo) e i dolci delle feste.

Nemmeno voglio alimentare la solita guerra tra italiani, francesi, spagnoli (e potrei nominare qualsiasi paese mediterraneo) che si scatena ogni volta che si confrontano ricette autoctone e ghiottonerie straniere. D’altra parte a me piace tutto e cucino senza pomposo nazionalismo il brownie, i falafel, i fagioli alla messicana, il gulasch, il kebab, la polenta…

Non sono nemmeno sicura dell’origine delle bombas di patate. Perù? Messico? Però io le ho mangiate in Spagna. E, grazie alla memoria gustativa personale e a quella collettiva recuperata da ‘gogol’ – come dice il caro sdentato – vi propongo queste “bombe” di patate, che ricordano la migliore tradizione del cibo da strada dell’ex Regno delle Due Sicilie: arancini, crocchette, supplì e panzarotti.

Ricetta “bombas” di patate (per 6 persone)

Ingredienti: 600 gr di patate, 200 gr di carne tritata di manzo (oppure 100 gr di manzo e 100 gr di maiale), 1 cipolla, 1 spicchio d’aglio, 2 cucchiai di salsa di pomodoro, peperoncino piccante, pan grattato, sale e pepe, olio evo.

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