pianoforte bianco e nero

C’è un posto in cui “cuore” fa rima solo con “amore” e non – che so – con “furore” o “pudore” o “Medugorje”, dove il palco sembra sempre l’interno di una discoteca degli anni anni ottanta, dove le battute non fanno ridere e le canzoni non fanno piangere (almeno non intenzionalmente), dove la valletta è un orpello del co-conduttore, che è una decorazione dell’imitatrice, che è ausiliaria del presentatore il quale, in verità, si limita a leggere molto male su un gobbo posizionato o troppo in basso o troppo in alto domande concepite da uno stuolo di autori: concetti profondi come “ti piacciono i fiori?”, tradotti in inglese per gli ospiti stranieri da un “pool”, un “team”, una “joint-venture”, un “bail-in” come direbbero a Genova, di esperti in filologia romanza e lingue indoeuropee, dove tutti sembrano essere appena stati dal parrucchiere, dal chirurgo plastico, dallo stilista, in una spa ma devono aver trovato tutto chiuso perché incontro persone meglio truccate, più eleganti e con volti realmente riposati anche in metro alle sette del mattino, dove l’età media è quella di una cariatide nonostante fra i big ci siano dei ragazzini sconosciuti a chi non segue i “talent” che pare abbiano meno di 25 anni.

C’è un posto dove non si riesce ad uscire dal turbine nazional-popolare che avviluppa tutti in questi giorni neppure con l’esercizio dell’ironia di chi guarda o commenta senza guardare con il sopracciglio alzato, la fronte aggrottata e un occhio ai tweet…

Tutti a criticare Sanremo con la sicumera dell’intellettuale di sinistra che ascolta solo jazz e musica classica, tutti esperti di composizione, melodia e armonia così come sono tutti allenatori di calcio quando l’Italia gioca ai mondiali, hanno il tesserino di geometra o avvocato  se c’è da sproloquiare per l’ennessima affittopoli, sono etologi, antropologi e psicologi osservatori di dinamiche naturali (sanno come si accoppiano e come allevano la prole tutte le specie animali, ma proprio tutte) e culturali (sono a conoscenza di come tutti i paesi del mondo, ma proprio tutti, disciplinano la convivenza di uno o più adulti di sesso diverso o dello stesso sesso sotto lo stesso tetto in presenza di bambini o in assenza di bambini, nel caso in cui ci siano o non ci siano animali domestici o non domestici o addomesticati sotto lo stesso tetto o in balcone o in terrazzo o in giardino) quando c’è da votare leggi di semplice buon senso e un lungo e un largo e un medio e un mezzo eccetera. Ad libitum.

Sicché non si riesce a fare un discorso di-staccato, co-struttivo, dis-truttivo, deco-struttivo nemmeno sul festival di Sanremo. Bisogna che vada in un posto dove Sanremo è Sanremo. Esiste?

humus natura di chef presentazione

In questi giorni diverse declinazioni del numero tre (ammesso che i numeri si possano declinare…) richiamano in continuazione la mia attenzione. Sarà un caso?

Il nuovo trio della musica italiana: Fabi, Silvestri, Gazzè

In musica, il trio composto da Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè mi ha accompagnato in chiusura d’anno con due concerti. Uno a Napoli e l’altro in metro a Roma, improvvisato e ancor più gradito del primo. A inizio anno li ho visti non più dal vivo ma in video su rai3 (rieccolo!) protagonisti del bel documentario LocalEuropa – Musica valida per l’espatrio con le riprese della tournée europea de Il padrone della festa e le testimonianze degli italiani all’estero incontrati dai tre musicisti durante il tour, molti dei quali ovviamente ex Erasmus (quando si dice “corsi e ricorsi storici”…).

La trilogia “I nostri antenati” di Italo Calvino

In prosa, mi è capitato tra le mani dopo anni Il visconte dimezzato, prima parte della trilogia I nostri antenati di Calvino con Il cavaliere inesistente e Il barone rampante. Il visconte protagonista del romanzo viene diviso a metà da una palla di cannone durante una battaglia. Il visconte dimezzato rappresenta il bene e il male che c’è in ognuno di noi, l’incompletezza dell’uomo che realizza una parte di sè e non l’altra.

Il ricomincio da tre di Troisi

In poesia, perché se si tratta di Troisi mi pare questo il termine più adatto, mi è tornato in mente Ricomincio da tre in occasione dell’uscita nelle sale dell’ultimo film di Siani, credo per compensazione (con tutto l’affetto – che pure abbiamo – per Siani) o per la motivazione inoppugnabile che dovrebbe guidare la scelta del nome di qualsiasi nascituro e non solo del famoso Ugo/Massimiliano.

I tre di Humus – Natura di Chef in cucina

Ed è sulla scia di questa continua attualizzazione della trinità che presento l’ultimo progetto di cui faccio parte Humus – Natura di Chef. Anche qui siamo debitori del numero tre in più di un senso. Dapprima perché siamo in tre: c’è mio fratello Fiore, cuoco provetto. Francesca super-esperta di cosmesi naturale e non solo. E, infine, ci sono io con le mie solite passioni culinarie. Poi perché tre sono le direzioni in cui ci muoviamo: educazione alimentare, sostenibilità e recupero del territorio con le sue tradizioni. E tre sono i luoghi fisici dove si può materialmente partecipare alle attività di Humus: la sede di Cava de’ Tirreni, a pochi chilometri dalla Costiera amalfitana con la scuola di cucina e lo spazio sociale; l’orto-laboratorio in campagna, sempre a Cava e Roma, dove faccio base in questo periodo (anche se non mancano incursioni/escursioni nel resto della penisola).

humus natura di chef

Un pensiero uno e trino

Tutto questo rimuginare sul “3” mi pare un esercizio utile per riflettere, partendo dai tre esempi sopra citati, sulla scelta dei compagni di viaggio, sulle opportunità di moltiplicare punti di vista e riflessioni, sulla necessità di armonizzare timbri diversi e sui vantaggi insiti nel condividere le responsabilità dell’età adulta senza perdere in meraviglia e divertimento.

ode al vegano tu mi tuberi

.Non sono stata folgorata (almeno non del tutto) sulla via di Damasco di nostra signora delle Verzure ma sono un’adepta saltuaria della religione vegana. Non posso, però, non notare un progressivo imbarbarimento del senso civico (o una leggera flessione del senso sociale, come direbbe Gazzè) unito a un ostile accanimento in chi si ingegna per trasformare una legittima scelta alimentare in una religione, finendo col dividere come al solito NOI (i buoni) dagli ALTRI (i diversamente vegani ovvero i nuovi mostri) cercando di fare proselitismo in ogni luogo, in ogni lago e non mi ricordo più la canzone che ovviamente non è di Gazzè…

Sicché avendo addirittura sognato una specie di dibattito fra le due opposte fazioni – vegani e non -, sotto forma di rap atipico o canzonetta sincopata, mi appello al mio consueto spirito del tubero nell’augurarvi lieti sogni pieni di ogni tipo di leccornia che più vi aggrada.

Ode al vegano o rap anticircadiano o tu mi tuberi

Io sono sensibile, ho sviluppato il mio lato umano
ho più rispetto per le mucche che per un campo di grano.
S
offro anche quando vedo un vegetariano
sono integralista nel profondo
mi batte solo il fruttariano.

Però… però…
tutto il mio senso civico si concentra nel piatto.
S
gaso con il SUV con lo stereo a palla come un qualsiasi coatto.
I
nsulto i carnivori su facebook da uno smartphone di ultima generazione fabbricato non so dove e non mi interessa a quali condizioni.
M
angio formaggi e derivati in forma di insulse imitazioni.
M
i beo di coltivazioni bio magnificandone la supremazia chimica senza conoscere nemmeno la molecola di H2O.
V
edo un complotto demo-pluto-giudaico anche nel consorzio del crudo di Parma.
M
i appello a un originario veganesimo parasillogistico ed evoluzionistico:
se discendiamo dalle scimmie non dobbiamo mangiare carneeeeee!!!
(Sì, però dovremmo vivere nudi sugli alberi senza elettricità e acqua correnteeeee!!!).

Non so come fate a non impressionarvi davanti alla carneficina quotidiana di povere bestie.
Quando io passo indifferente tra barboni, poveri e malati di mente.
N
on riconosco dignità ai vegetali ma solo ai mammiferi che mi somigliano di più.
Ee non mi accusate di antropocentrismo per carità.
I
o non seguo una moda ma sono vegano fin dal concepimento e filtravo quello che mangiava mia madre facendo nodi al cordone ombelicale.

Se scopro che al bar mi hanno macchiato il caffè col latte vaccino sono capace di farmi venire una crisi epilettica e ovviamente denuncio il titolare per attentato ai miei diritti costituzionali.
S
e chi raccoglie la frutta e verdura che mangio è un immigrato trattato come una bestia non mi pongo il problema in quanto non trattasi di maltrattamenti di animali ma di umani.
D
a quando non mangio carne sono in pace con il mondo e in guerra solo con una percentuale maggioritaria di vegetariani, carnivori e onnivori!

ode al vegano tuberi

Il nostro idolo, Tiziano Ferro, Tizzy per le fan, non contento di farci scervellare sul probabile (o improbabile) significato delle sue canzoni ha pensato di aumentare il grado di difficoltà d’interpretazione dei suoi testi.

Primo: ha tradotto Indietro in inglese (e non vi dico cosa diventano i versi  ‘Ricevo il tuo contrordine speciale. / Nemico della logica morale. / Opposto della fisica normale). Secondo: ha deciso di pronunciare la lingua del Bardo come se abitasse ancora a Latina e non – udite, udite – a Londra. Si vede che la full immersion in Inghilterra non serve a molto.

Vi invito a sentire il ritornello: quel ‘breathe gentle, be gentle trasformatosi in un più mediterraneo ‘Vincenzo, Vincenzo’.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=UIE3xFbNFKY&hl=it&fs=1&]

Però, in fondo, gli vogliamo bene. A Tiziano e a Vincenzo in egual misura.

Abbiamo già parlato di quanto sia difficile trovare nei testi di Tiziano Ferro un significato letterale facilmente intuibile (leggi il post Ed ero contentissimo, dice Tiziano Ferro. Ma perche’? e le obiezioni che mi hanno mosso i fan di ‘Tizzy’, in modo insolitamente gentile ed educato.)

Ma il nostro Tiziano non si ferma ai testi e gira sovente videoclip altrettanto oscuri. Sicche’ oggi ci esercitiamo con il video di ‘E fuori e’ buio‘, provando ad applicare le care vecchie tecniche semiotiche al video del buon Ferro (tra parentesi: la semiotica è la disciplina che studia i segni e definisce i processi di comunicazione e i sistemi di interpretazione; usarla con prodotto tipico della cultura pop non è meno nobile che applicarla alla Divina Commedia).

Che cosa ci fa vedere il video? Un Tiziano Ferro che gira come un disperato nelle stanze della villa di George Clooney sul lago di Como (o in quella di un vicino altrettanto sborone). Lei non c’e’ piu’, compare solo nelle vecchie foto e nei filmati che ritraggono la coppia felice di un tempo e truccata da Marilyn Manson (da vampira?) nei minuti finali mentre succhia il sangue dal collo del povero Tiziano che, in un momento di lucidita’, esce di casa e si salva: i vampiri, infatti, non sopportano la luce del giorno. Fine.

La trama e’ la solita: lei ha lasciato lui e lui si dispera. Finche’ non realizza che e’ stato un bene: lei lo stava ‘metaforicamente’ uccidendo. La classica storia finita male.

Tutto molto lineare e, anche, piuttosto banale (almeno per chi e’ nato negli anni ottanta e si e’ sorbito qualche film del terrore, il conte Dracula, Thriller di Jacko, il pulp, la saga di Blade, etc, etc…). D’altra parte e’ un segno tipico della cultura pop giocare con gli stereotipi e volgarizzare vecchi miti.

E, allora, qual e’ il problema? Il solito: e’ che il significato del video proprio non lo si capisce (infatti a me, nonostante la semiotica e la ‘pop-culture’ me l’han dovuto spiegare).

Quanto rimpiango i bei film muti di una volta.

C’è una canzone di Alex Britti, grande chitarrista con la faccia da dinosauro, che sembra scritta da un Erasmus appena tornato da Parigi (ma anche da Oslo, Camerino o Bilbao: piatti tipici a parte).
Si intitola Tornano in mente, chiudeva la mia discussione sulla tesi all’università (non fate commenti sarcastici, please…).

I primi 30 secondi di Tornano in mente da last.fm: http://www.lastfm.it/music/Alex+Britti/_/Tornano+in+mente

Il testo di Tornano in mente:

Parigi era di un bello devastante ed io troppo giovane e testardo,
un fascino accogliente e un pò ammaliante
io ero gia lì, ma ancora distante.

Il grigio che spegneva un pò i colori, l’arte raccontava i suoi dolori
il cibo saporito e coloniale, in mezzo a tanto freddo qualcosa di normale,
i viali coi colori degli artisti e le passeggiate interminabili
momenti a volte belli, a volte tristi sono ancora dentro incancellabili.

E tornano in mente cose di tanti anni fa
ti sembrerà niente però vuol dire che qualcosa ci sta.
Tornano in mente amici di tanto tempo fa
e tutta la gente che ho conosciuto in qualche modo tornerà.
Continue reading “Erasmus, ex Erasmus e cose che tornano in mente”

Ieri sera ho scoperto con grande piacere (ridendo molto) che non sono l’unica a non capire le canzoni di Tiziano Ferro.

E’ tornata la Gialappa’s, almeno il martedì
c’è qualcosa da vedere a parte i dibattiti politici: tra un po’ promettono un castello in Baviera a ogni pensionato e un erede della casa reale per ogni precario (già fatto?!?).

Per chi l’avesse perso per fortuna c’è youtube:

[youtube=http://youtube.com/watch?v=USX0FYbjlUE]

Uno dei pochi meriti (se non l’unico) dell’ultimo festival di San Remo, fortunatamente conclusosi sabato: aver fatto conoscere Ben Harper a Pippo Baudo.

Stupore: Ben Harper fa musica da ere geologiche (sarà al decimo album o giù di lì), è uno dei migliori chitarristi esistenti e si è pure esibito al Festivalbar qualche annetto fa. Si vede che Pippo si è distratto, comincia ad avere un’età.

Purtroppo Jovanotti interviene con coretti piuttosto fastidiosi, comunque l’esecuzione merita l’ascolto.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=eYgK_Xc8oPI]

++ L’esibizione di Ben Harper a San Remo (dal sito ufficiale di Harper) ++

Tra le tante diavolerie web 2.0, social network e modernità varie spicca il servizio offerto da Last.fm. Basta digitare il nome dell’artista preferito per ascoltarlo on line e gratuitamente (è più veloce di torrent e e-mule).Registrandosi al sito è possibile creare canali musicali personalizzati, condivederli con altri utenti, caricare la musica dal proprio pc, etc… Scaricando il lettore si possono gestire tutte le operazioni con il software di Last.fm, che si presume intelligente: basandosi su quello che ascoltate di solito vi suggerisce musica ‘compatibile’.

Detta così sembra complicato, in pratica fate così per provare: digitate sulla home ‘Jovanotti’, il player vi suonerà una canzone di Lorenzo, poi passerrà automaticamente a una di Ligabue, poi Rino Gaetano, poi Gaber, De Gregori, Britti, Battiato e via dicendo. A un certo punto impazzirà e metterà su Max Pezzali e Marco Masini (e qui basta premere sul bottone ‘avanti’ per evitarli) per finire con Leone Di Lernia (sob): a questo punto ho cambiato artista, lo confesso.

Il software ‘semplicemente’ registra quello che ascoltano gli altri utenti e propone artisti che presume simili, ma essendo stupido come tutti i software può solo supporre che Battiato sia simile a Leone Di Lernia; nella sua ‘stupidità’, però, fa opera giusta e meritevole: suggerisce gruppi e musicisti improbabili che arricchiscono gusti musicali più o meno alti e variegati.

Ah, mi scordavo che è una rubrica di design: la grafica è molto minimal e sito e software sono semplici da usare anche se siete poco avvezzi ai social network. Provare per credere.

Buon ascolto.

++ Last.fm ++

last.fm social music

Esce oggi – 8 febbraio 2008 – il nuovo album dei linea 77: Horror Vacui.Se siete a Roma o a Milano, rispettivamente il 19 e il 21 febbraio, potete assistere allo show case del nuovo lavoro presentandovi solo col cd, al Circolo degli Artisti a Roma e ai Magazzini Generali a Milano.

La band di Torino – una volta ‘underground’, oggi lanciatissima – ha un ricco sito web e un bel myspace, combinazione rara nel panorama italiano.

Il sito è sviluppato con joomla, cms open source molto efficace e – relativamente – semplice da usare e personalizzare (ne parleremo meglio più avanti in un post ‘apposito’).

Intanto, buona visione e buon ascolto.

++ linea 77 – Horror Vacui ++
++ linea 77 (myspace) ++

linea 77