Se siete ex Erasmus vi sarà sicuramente arrivata per e-mail questa catena di Sant’Antonio che illustra le proprietà terapeutiche del progetto Erasmus e le sue controindicazioni:

Proprietà: farmaco di riconosciuta efficacia nella prevenzione e trattamento della timidezza, superficialità, nazionalismo, razzismo, sciovinismo e altri mali della società. Composizione: soggiorno in una città dell’UE per continuare gli studi universitari. Indicazioni: favorisce l’apprendimento delle lingue, la socievolezza e l’interesse per la cultura, la tolleranza e il sentimento d’appartenenza all’Europa. Posologia: somministrare almeno una volta nella vita, preferibilmente ai giovani. Presentazione: permanenza da 3 a 12 mesi. Controindicazioni: non descritte. Incompatibilità: la relazione sentimentale nel paese d’origine può essere danneggiata, per cui se ne sconsiglia l’uso simultaneo. Effetti secondari: la lingua madre può subire danni, così come qualsiasi terzo idioma studiato (questi sintomi scompaiono all’abbandono del trattamento); può prodursi aumento di partecipazione a feste, di bocciature, promiscuità, incapacità di vivere di nuovo con i genitori, critica dei costumi del paese d’origine, dipendenza da posta elettronica, moltiplicazione degli abbonamenti a Europa 15, viaggi per l’Europa per far visita agli amici, idealizzazione del medicamento. Precauzioni: in alcuni casi si è osservata dipendenza dal trattamento e depressione all’abbandonarlo; se così è somministrare viaggi periodici nella città Erasmus fino a quando la dipendenza si attenua. Avvertenza: si sono osservati casi di pazienti che si fermano anni nel paese di accoglienza; alcuni definitivamente. Intossicazione: l’intossicazione è rara, dato il suo elevato indice terapeutico. Senza ricetta medica.

Chi è l’autore (o l’autrice) di questo simpatico bugiardino? Ve lo dico oggi o ve lo dico domani?
Faccio come Gerry Scotti al Milionario, mando la pubblicità e vi lascio con un’ansia terribile (!) fino a domattina.

Tra le tante diavolerie web 2.0, social network e modernità varie spicca il servizio offerto da Last.fm. Basta digitare il nome dell’artista preferito per ascoltarlo on line e gratuitamente (è più veloce di torrent e e-mule).Registrandosi al sito è possibile creare canali musicali personalizzati, condivederli con altri utenti, caricare la musica dal proprio pc, etc… Scaricando il lettore si possono gestire tutte le operazioni con il software di Last.fm, che si presume intelligente: basandosi su quello che ascoltate di solito vi suggerisce musica ‘compatibile’.

Detta così sembra complicato, in pratica fate così per provare: digitate sulla home ‘Jovanotti’, il player vi suonerà una canzone di Lorenzo, poi passerrà automaticamente a una di Ligabue, poi Rino Gaetano, poi Gaber, De Gregori, Britti, Battiato e via dicendo. A un certo punto impazzirà e metterà su Max Pezzali e Marco Masini (e qui basta premere sul bottone ‘avanti’ per evitarli) per finire con Leone Di Lernia (sob): a questo punto ho cambiato artista, lo confesso.

Il software ‘semplicemente’ registra quello che ascoltano gli altri utenti e propone artisti che presume simili, ma essendo stupido come tutti i software può solo supporre che Battiato sia simile a Leone Di Lernia; nella sua ‘stupidità’, però, fa opera giusta e meritevole: suggerisce gruppi e musicisti improbabili che arricchiscono gusti musicali più o meno alti e variegati.

Ah, mi scordavo che è una rubrica di design: la grafica è molto minimal e sito e software sono semplici da usare anche se siete poco avvezzi ai social network. Provare per credere.

Buon ascolto.

++ Last.fm ++

last.fm social music

E’ in edicola, anzi no in libreria, nemmeno, è in rete (ora sì che ci siamo) il nuovo libro di Davide Vasta: Grafici al bivio edito da lulu.com che è una specie di biblioteca virtuale dove ognuno è libero di pubblicare i suoi scritti, in formato libro (che costa un po’ di più) e, volendo, in formato pdf (di solito è più economico).

Se non sopportate più i dileggi dei colleghi che vi prendono in giro perchè continuate ad usare quel dinosauro di Freehand per fare i vostri disegnucci in vettoriale, questa è l’occasione giusta per passare a Illustrator (con grande gioia di mamma Adobe).

Di Davide ho qualche utile manualetto di web design sugli scaffali, questa volta posso garantire sull’affidabilità di opera e autore.
Che rimanga fra noi: sul portatile continuo ad avere quel nonnetto di Freehand che convive felicemente col giovincello della Creative Suite.

++ Grafici al bivio su lulu.com ++
++ Dadive Vasta ++
++ Illustrator in prova gratuita per 30 giorni ++

grafici al bivio

Se scrivere un libro non vi ha salvato dalla depressione post Erasmus (vedi articolo precedente) è proprio il caso di dire: ‘armatevi di curriculum e partite’.

Su Cafebabel ricco dossier per chi sogna di lavorare all’estero (ma anche per chi sogna di lavorare tout court, son tempi duri).
Magari il percorso da fare è un po’ più complicato di come viene descritto però lo spunto degli articoli è interessante.

Vivamente consigliato a ex Erasmus
(depressi e non), esuli, apolidi e squinternati vari.

++ AAA Lavoro all’estero cercasi (in italiano, inglese, francese, etc…) ++

lavorare estero

Girovagando su internet mentre facevo altro (come al solito) mi sono imbattuta in un libro – ma che dico ‘un’ libro: ben due libri – sull’Erasmus. Stupore? Ma anche no.
Pubblicati da case editrici minori – e quindi destinati alle cantine delle librerie più che agli scaffali delle stesse – sono un tentativo (valido?) di esorcizzare la tragica depressione post Erasmus che colpisce i giovani studenti al rientro nelle amate/odiate patrie.

L’occhio dell’Erasmus di Walter Melillo,
dato alle stampe nel lontano 2006 da Editing Edizioni (!) di Treviso e Back for good di Viviana Segantin, uscito da poco per Panda Edizioni (!).
Il primo è ambientato in Spagna e il secondo in Inghilterra; io non li ho letti e quindi non li posso consigliare (ma nemmeno sconsigliare…), però un bel link non si nega a nessuno.

Ps: perchè l’Italia ha tutte ‘ste case editrici e un numero di lettori scarsissimo? La spazzatura non è l’unica anomalia italica.

“E le nuvole rapirono il sole e inviarono il freddo a chiedere il riscatto”.
Il tragico evento è accaduto qualche giorno fa in una ridente cittadina della provincia di Salerno: Cava de’ Tirreni.

Ancora ignoti i moventi all’origine dell’insano gesto. Gli inquirenti non scartano nessuna ipotesi. Increduli i vicini: il cielo non aveva fatto trapelare nessun presagio funesto. Si attendono ulteriori sviluppi.

nuvole sole


(ps: ma perchè i giornalisti scrivono per frasi fatte?)

Qualche settimana fa esprimevo qualche dubbio sull’utilità di tenere un blog mentre si partecipa a quel ‘vituperato’ progetto che va sotto il nome di Erasmus.

In realtà  la moda/mania di  scrivere un diaro on line – il blog – imperversa.

Volendo fare una critica costruttiva al mezzo ‘blog’ (rischiando anche di cadere nel ridicolo, considerando che si parlerebbe ‘male’ dello stesso strumento che si sta utilizzando per comunicare: autoriflessività all’ennesima potenza, quindi) fissiamo qualche punto dividendo i blog per categorie:

  • Blog strettamente personali: ovvero il diario adolescenziale scritto in bit invece che sulla smemoranda.
    Questa tipologia di utilizzo, lungi dall’essere dannosa, non è nemmeno utile per la collettività: è un modo – alternativo – per mantenere i contatti con la ‘tribù’ di amici e conoscenti (il modello ‘livespace’ di Microsoft, per intenderci). Molto spesso i lettori del blog devono essere autorizzati dall’autore per leggere i post. Tipo di relazione: da uno a pochi.

  • Blog personali di ‘bricolage’: ovvero blog che trattano di argomenti specifi di particolare interesse, per l’autore e chi legge.
    Questa tipologia, la più diffusa, è molto utile per la collettività, intesa come comunità che condivide una serie d’interessi. Dai blog tecnologici a quelli di cucina, fotografia, viaggi, termodinamica – oltre a quelli sul bricolage – la rete è piena di utenti esperti che mettono in rete le proprie conoscenze – professionali e personali – aumentando e migliorando la diffusione di tecniche e saperi. Tipo di relazione: da uno a molti.

  • Blog collettivi: ovvero blog riguardanti uno o più argomenti gestiti da più autori (o da un autore con più utenti).
    Questa tipologia, che sovente accoglie molti blog di ‘bricolage’, è il trionfo di quelle tecnologie web 2.o tanto care agli amanti di Internet (e agli ‘odianti’ Bill Gates e affini). La rete una volta era il regno incontrastato di informatici schizzati – i famosi ‘nerd’ -, interamente costituita da contenuti prodotti da utenti ‘esperti’ – conoscitori di linguaggi come html, protocolli come ftp, algoritmi di conversione per ridurre immagini, video e audio: insomma informatici ‘sfigati’ -.

    Oggi, grazie alla semplificazione di strumenti per la pubblicazione e gestione di contenuti (i famosi CMS, Sistemi per la Gestione di Contenuti, come WordPress, Splinder, Joomla, Mambo…), tutti possono saltare l’ostacolo del gap tecnologico e trasformarsi in ‘editori’.  Sicchè un blog ben curato, aggiornato con contenuti interessati e gestito con sapienza e pazienza, molto facilmente verra seguito da un numero di ‘aficionados’ che attraverso i loro interventi e suggerimenti contribuiscono a definire la ‘linea editoriale’ dell’autore del blog. Tipo di relazione da molti a molti.

    In molti casi, poi, c’è una vera e propria redazione virtuale (spesso geograficamente sparpagliata in ogni possibile luogo fisico) che scrive e pubblica articoli in auspicabile collaborazione o in piena solitudine. Questa è la condizione più diffusa per blog e portali ‘divulgativi’ e d’informazione.

E’ ipotizzabile, e anche auspicabile, che l’ultimo modello contagi anche il vecchio web 1.0?

Credo che il clima della riviera ligure favorisca la coltivazione della stessa varietà di limoni presente sulla costiera amalfitana (ne parlavo in quest’altro post).

Direttamente da Ossi di seppia (1920/1927) di Eugenio Montale, uno dei pochi letterati da esportazione del novecento italiano.
I limoni. Sembra scritta ieri.

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.

Continue reading “Il giallo dei limoni negli Ossi di seppia di Montale”

Diamo qualche informazione in più su un sito già segnalato di sfuggita in queste pagine: esMADRID.com.Si tratta del portale sbrilluccicosissimo della città di Madrid. Tra i suoi obiettivi ‘potenziare la relazione dei madrileni con il Comune e rendere noto cosa offre la città ai suoi abitanti, visitatori e imprese’. Non posso credere a quello che vedono i miei occhi: il sito è pubblicato e curato direttamente dal comune di Madrid, ha contenuti in 5 lingue oltre allo spagnolo (inglese, francese, cinese, giapponese e russo) e una sezione – esMADRID4U – dove gli utenti possono pubblicare in modo autonomo video, immagini, articoli e curiosità sulla capitale.

Pensando alla recente chiusura di italia.it (per quei pochi fortunati che non lo sapessero il portale turistico italiano, non della capitale, dell’Italia intera), ai 58 milioni di euro dei contribuenti andati in fumo mi vien da chiedere: ma è mai possibile che non ci sia un governante che sia uno capace di fare una cosa normale? Meglio chiudere qui la parentesi italica.

Tornando a esMADRID: la grafica è assolutamente impeccabile (logo, immagini, mappe e video curatissimi), flash è usato con sapienza rara e c’è perfino la TV. Più, naturalmente, tutti i contenuti di cui avete bisogno: dal meteo, al traffico, alle esposizioni, concerti, spettacoli, manifestazioni, fiere, mappe e versione in pdf del magazine distribuito gratuitamente nelle zone strategiche della capitale.

Azzeccatissima anche la scelta del nome: quel ‘esMadrid’ che significa ‘è Madrid’ ed è anche la sigla del paese (es per Espana) – vabbè mi sono incartata ma il giochino di parole è simpatico, almeno in castigliano -.

Disfrutad! Ops: buona visione.

++ esMADRID.com ++
++ esMADRID4U ++
++ esMADRIDmagazine ++

esmadrid.com

A chi giova tenere un diaro internettiano (meglio conusciuto dal volgo come ‘blog’) mentre si sta facendo quell’esperienza a metà tra il mistico e il paranormale che va sotto il nome ‘Erasmus’?

Il blog è lo strumento più adeguato per raggiungere un alto numero di persone con un minimo impiego di energie. Se deve raccontare qualcosa ai suoi amici un Erasmus lo mette sul blog e i suoi amici gli risponderanno lì, ci vuole troppo tempo a mandare e-mail a tutti.
Ma quanto è costante l’esposizione di sé al mondo? E gli sbalzi di continuità nell’aggiornamento sono dovuti alla difficoltà materiale di reperire pc connessi alla rete? O alle assenze fisiche e mentali che caratterizzano i lunghi soggiorni all’estero degli studenti erasmiani?

Per definizione ontologica un Erasmus è troppo impegnato a vivere per trovare il tempo di scrivere alcunché.