Se vi trovate a Torino in notturna vi capiterà di andare ai Murazzi. In questo periodo, alzando un po’  la testa vi imbatterete in Doppio passaggio, opera di Joseph Kosuth che fa parte dell’iniziativa Luci d’artista.

Dando le spalle alla Chiesa della Gran Madre potete leggere il dialogo tra Marco Polo e Kublai Khan, tratto da Le città invisibili di Calvino.

Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.

– Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede Kublai Kan.

– Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra – risponde Marco – ma dalla linea dell’arco che esse formano.

Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: – Perché mi parli delle pietre? È solo dell’arco che m’importa.

Polo risponde: – Senza pietre non c’è arco.

Calvino mi perseguita. O, meglio, io non smetto di inseguirlo. Questa frase era parte importante della mia tesi di laurea. E un paio di anni fa l’ho ritrovata a Madrid, insieme a molte altre e ai disegni di Pedro Cano che accompagnavano l’edizione spagnola di Las ciudades invisibles.

Sarà mica un segno?

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Vigevano è imperfetto indicativo di ‘vigere’, terza persona plurale. Oppure è una città del pavese, qualche chilometro a sud di Milano (wikipedia vi consiglierebbe di disambinguare).

Per chi non conosce la provincia lombarda è solo un verbo, piuttosto tetro, coniugato al passato.
E’ a un passo da Mortara (altro comune allegro) e  due da Abbiategrasso (ironico auspicio). Nome omen, dicevano i romani.

Il futuro, da queste parti, è lontano. Avvolto in uno strato spesso di nebbia e zanzare.
E sembra che non ce la faccia proprio a diventare presente.

vigevano_imperfetto