Menu classico o rivisitato? A San Silvestro l’amletico interrogativo si ripropone, inquietante quasi come Gasparri a Porta a porta: che fo’ per il cenone?

crostini pomodoro

Dato che son cuoca, per vocazione e non per professione, mi tocca rispondere cercando di soddisfare l’appetito dell’allegra famigliola ed evitando le ire dei numi tutelari della tradizione partenopea (che, come insegna il Vesuvio, hanno un caratteraccio).

Il compromesso raggiunto per il cenone di quest’anno prevede:

– tris di crostini fiorentini (salsiccia e ricotta; pomodori; lardo di colonnata e rosmarino);

– risotto all’astice

– frittura di pesce
– baccalà
– insalata di rinforzo

– pandoro tostato e frutta esotica alla griglia
– struffoli

Buon appetito e buon anno!

Google non restituisce nessun risultato utile per questa ricetta che consideravo tipica. Sarà che i “fusilli cilentani con salsa di pomodoro e ricotta” sono un’invenzione di famiglia? Mah, ne dubito.

Quale che sia l’origine vi propongo la versione di nonna (agropolese doc), realizzata sotto la supervisione di mamma. Domenica la ricetta ha riscosso un tale successo che – a furor di popolo – abbiamo dovuto ripetere di lunedì.

fusilli cilentani

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Primi giorni di ottobre, viaggio in macchina con partenza all’alba da Cava de’ Tirreni, arrivo a Priverno di buon mattino e ritorno a casa costeggiando le spiagge di Terracina, Sperlonga e Gaeta con un bel sole primaverile.

Alle solite raffiche di vento che immancabilmente si abbattono sull’A1 all’altezza di Caserta si aggiunge la nebbia, che ci accompagna per tutto il tratto che attraversa l’agro pontino, ex palude bonificata negli anni 30 e, oggi, ultimo avamposto a nord dell’allevamento di bufale – con relativa produzione di mozzarella. Abbandoniamo l’autostrada del Sole, per fortuna con la relativa nebbia, raggiungendo Priverno col sole alto.

priverno latina fontana

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Ho scoperto un metodo fantastico per fare il pane in casa. Il ‘pane senza impastare’ (no-knead bread) è un’invenzione del mitico Jim Lahey, simpatico panettiere di New York (addirittura!) e la ricetta rimbalza nella blogosfera culinaria da un paio d’anni, spesso con l’infelice traduzione di ‘pane senza impasto’.

pane senza impastare

L’unica cosa impegnativa è fissare gli appuntamenti dei prossimi 2 giorni in funzione della lievitazione. Per il resto il pane si fa da sè ed è più buono di quello che fa il mio panettiere (addirittura!).

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Limoni e mozzarella?!? Ok, l’accostamento può sembrare azzardato. Infatti la ricetta non è mia ma di un inglese di passaggio da queste parti: Jamie Oliver (Great Italian Escape – Amalfi), e se non fosse il mio cuoco preferito non avrei tentato di sperimentarla a casuccia, la vigilia di Natale per giunta, infilandola nell’unico spazietto disponibile del menu tradizionale.

Ingredienti per 12 persone

  • 4 limoni (rigorosamente non trattati); una mozzarella di bufala; 3 pomodorini; foglie di menta, alloro e limone; sale e pepe.

limoni ripieni di mozzarella

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Segnalazione gastronomica. Il Natale e’ alle porte e siamo tutti piu’ buoni, comprese le ricette da gustare durante le feste.

Delicious days e’ il blog culinario  di due tedeschi di Monaco che non sono cuochi professionisti (anche se, volendo, potrebbero): Nicky e Oliver regalano ricette, racconti di viaggio, belle foto  e qualche plugin per wordpress.

Bella la grafica e facile la navigazione: proprio delizioso.

++ Delicious days ++

delicious days

Attenzione: post ‘pulp’. Se siete sensibili non leggete oltre.

Da questi parti a Natale si usa – è tradizione – mangiare il brodo di pollo fatto in casa. Sia il brodo che il pollo.

Funziona così: si va a fare gli auguri agli ultimi parenti agricoli sopravvisuti, provvisti di pollaio, orticello e tanta pazienza contadina. Dopo il classico riassunto sullo stato di salute e/o lavorativo e/o sentimentale dell’intero parentado, al momento del commiato, i parenti vi seguono brandendo un pollo – vivo – fino alla macchina. Nel cofano dell’auto getteranno la bestia (che protestiate o no non fa differenza); un po’ di verdure dell’orto, biologiche per nascita e non per scelta radical-chic -; molta frutta di stagione (ebbene sì, esiste ancora la frutta di stagione, colta dall’albero quando è matura e non quando ve ne viene voglia, manco foste perennemente incinti); uova – se le signore galline erano in vena -; e ‘odori’ in quantità (fanno parte della provvidenziale categoria degli ‘odori’ tutte le erbe aromatiche – d’inverno prezzemolo e sedano, e d’estate qualsiasi bendidio dal basilico in giù – che al nord vendono al supermercato in asettiche bustine di plastica e al sud regalano in grandi quantità i fruttivendoli e i parenti con l’orto).

Arrivati a casa bisogna preparare il pollo per la cottura. Gettarlo vivo nell’acqua bollente non si può: quella è la fine nobile che spetta solo alle aragoste. Il pollo non ha sangue blu e, prima di essere cucinato, va debitamente sgozzato.

Quindi vestitevi, lavate accuratamente le mani e mettete i guanti, fate finta di dover entrare in sala operatoria: fa molto dottor House. Poi legate con lo spago i piedi della povera bestia (è fondamentale). Recuperate due parenti, stanateli sotto la minaccia di un cucchiaio di legno perchè si saranno sicuramente nascosti fingendosi anime belle, ambientalisti, vegani, nani e quant’altro. Per commettere quest’assassinio bisogna essere almeno in tre.

Recuperate un coltello affilato, usate i due parenti per tener ferma la povera bestia (uno bloccherà le ali e l’altro i piedi) e fate quello che dovete fare.

Il pollo, se è un pollo giovane e forte, continuerà a dimenarsi – già decollato – per alcuni interminabili secondi. In questo frangente fa un po’ pena, sentimento che dimenticherete quando vi metteranno davanti il classico piatto coi tortelli in brodo, la cicoria e la coscia di pollo.

E’ proprio vero che a Natale siamo tutti più buoni, volatili compresi.

In alcune famiglie del sud continua a ripetersi ogni estate la vecchia abitudine di ‘conservare i pomodori’ per l’inverno: si prepara la salsa di pomodoro, a casa, come se si fosse in uno stabilimento – versione ‘pollicino’ – della Barilla. E’ una delle cose più divertenti che abbia mai fatto.

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Ingredienti

  • 1 carrè d’agnello, 1 petto di pollo, 2 cipolle, 2 zucchine, 2 peperoni, 1 limone, frutta secca (datteri, prugne, albicocche disidratate), 1 mazzetto di erbe aromatiche (prezzemolo, rosmarino, timo, alloro, erba cipollina…), 2 spicchi d’aglio, olio d’oliva, peperoncino, sale e pepe.

Tagliate a dadini il pollo e l’agnello. Tritate le erbe aromatiche, aggiungetevi l’aglio tritato, il succo di limone, 4 cucchiai d’olio, sale e peperoncino.
Mettete il pollo e l’agnello in due contenitori diversi, copriteli con la salsa alle erbe e lasciate marinare per un paio d’ore.

Tagliate a pezzetti le cipolle, le zucchine e i peperoni. Preparate gli spiedini alternando carne, verdure e frutta secca (non fate gli sciovinisti: la frutta ci sta benissimo).

Cuocete gli spedini sulla brace.
Serviteli con la pita (se la trovate da qualche parte) e con le salse tipiche che accompagnano il kebab. Preparate quella bianca con yogurt bianco, aglio, un pizzico di sale e un cucchiaino d’olio e quella rossa con concentrato di pomodoro aromatizzato con qualche goccia di limone, foglioline di menta e molto peperoncino.

Se la ricetta vi sembra troppo laboriosa, rivolgetevi a un kebbabaro di fiducia (purtroppo i miei sono a Madrid e Alicante e devo fare da me).

Buon appetito.

ps: su Le vie del Gusto c’è un articolo (Kebab alla riscossa) con un po’ di informazioni e curiosità sul piatto simbolo della Germania.

kebab di pollo e agnello
kebab di agnello e pollo