spagna oceano san sebastian

De vez en cuando
escucho musica española,
de vez en cuando
la luz al atardecer sobre unas calles de Roma se parece a la de Madrid,
de vez en cuando
me alegra que me pidan informaciones en castellano,
de vez en cuando
echo de menos los bocadillos de calamares, las claras a las tres de la tarde, los bares feisimos,
de vez en cuando tengo necesidad de volver a ver “Todo sobre mi madre”
y, cada vez, la musica de Ismael Lo en el tre que va de Madrid a Barcelona
me pone los pelos de punta.

Madrid, te quiero.

Paella, tortilla e sangria. Di solito si ferma qui l’elenco delle specialità della cucina spagnola conosciute all’estero. Qualche fortunato ha assaggiato anche le tapas o il gazpacho, ovviamente in vacanza, d’estate, quasi sempre in Andalusia o giù di lì.

Non è mia intenzione celebrare la varietà delle pietanze dei cugini iberici e non basterebbe un trattato per descrivere la bontà del bacalao basco del nord, i colori dell’arroz della costa valenziana, cucinato in mille modi diversi (purtroppo è nota solo la variante ‘mista’, detta volgarmente paella), il cornetto col mitico jamòn serrano (prosciutto crudo) e i dolci delle feste.

Nemmeno voglio alimentare la solita guerra tra italiani, francesi, spagnoli (e potrei nominare qualsiasi paese mediterraneo) che si scatena ogni volta che si confrontano ricette autoctone e ghiottonerie straniere. D’altra parte a me piace tutto e cucino senza pomposo nazionalismo il brownie, i falafel, i fagioli alla messicana, il gulasch, il kebab, la polenta…

Non sono nemmeno sicura dell’origine delle bombas di patate. Perù? Messico? Però io le ho mangiate in Spagna. E, grazie alla memoria gustativa personale e a quella collettiva recuperata da ‘gogol’ – come dice il caro sdentato – vi propongo queste “bombe” di patate, che ricordano la migliore tradizione del cibo da strada dell’ex Regno delle Due Sicilie: arancini, crocchette, supplì e panzarotti.

Ricetta “bombas” di patate (per 6 persone)

Ingredienti: 600 gr di patate, 200 gr di carne tritata di manzo (oppure 100 gr di manzo e 100 gr di maiale), 1 cipolla, 1 spicchio d’aglio, 2 cucchiai di salsa di pomodoro, peperoncino piccante, pan grattato, sale e pepe, olio evo.

Continue reading ““Bombas” di patate, dalla Spagna con furore”

Leggo dagli aggiornamenti di stato di Facebook (e cosa volete che legga, di questi tempi?) che tra le 10 citta’ piu’ felici del mondo c’e’ molto Brasile – e c’era da aspettarselo – e un po’ di Spagna: Barcellona e Madrid.

L’Italia, pur avendo ormai un clima perfettamente tropicale – e’ presente solo all’ottavo posto con Roma.

Non so voi, ma io gia’ me lo vedo lo scienziato di turno che misura col metro il sorriso dei passanti.

Se vi trovate a Torino in notturna vi capiterà di andare ai Murazzi. In questo periodo, alzando un po’  la testa vi imbatterete in Doppio passaggio, opera di Joseph Kosuth che fa parte dell’iniziativa Luci d’artista.

Dando le spalle alla Chiesa della Gran Madre potete leggere il dialogo tra Marco Polo e Kublai Khan, tratto da Le città invisibili di Calvino.

Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.

– Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede Kublai Kan.

– Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra – risponde Marco – ma dalla linea dell’arco che esse formano.

Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: – Perché mi parli delle pietre? È solo dell’arco che m’importa.

Polo risponde: – Senza pietre non c’è arco.

Calvino mi perseguita. O, meglio, io non smetto di inseguirlo. Questa frase era parte importante della mia tesi di laurea. E un paio di anni fa l’ho ritrovata a Madrid, insieme a molte altre e ai disegni di Pedro Cano che accompagnavano l’edizione spagnola di Las ciudades invisibles.

Sarà mica un segno?

torino_calvino_murazzi

Ingredienti

  • 1 carrè d’agnello, 1 petto di pollo, 2 cipolle, 2 zucchine, 2 peperoni, 1 limone, frutta secca (datteri, prugne, albicocche disidratate), 1 mazzetto di erbe aromatiche (prezzemolo, rosmarino, timo, alloro, erba cipollina…), 2 spicchi d’aglio, olio d’oliva, peperoncino, sale e pepe.

Tagliate a dadini il pollo e l’agnello. Tritate le erbe aromatiche, aggiungetevi l’aglio tritato, il succo di limone, 4 cucchiai d’olio, sale e peperoncino.
Mettete il pollo e l’agnello in due contenitori diversi, copriteli con la salsa alle erbe e lasciate marinare per un paio d’ore.

Tagliate a pezzetti le cipolle, le zucchine e i peperoni. Preparate gli spiedini alternando carne, verdure e frutta secca (non fate gli sciovinisti: la frutta ci sta benissimo).

Cuocete gli spedini sulla brace.
Serviteli con la pita (se la trovate da qualche parte) e con le salse tipiche che accompagnano il kebab. Preparate quella bianca con yogurt bianco, aglio, un pizzico di sale e un cucchiaino d’olio e quella rossa con concentrato di pomodoro aromatizzato con qualche goccia di limone, foglioline di menta e molto peperoncino.

Se la ricetta vi sembra troppo laboriosa, rivolgetevi a un kebbabaro di fiducia (purtroppo i miei sono a Madrid e Alicante e devo fare da me).

Buon appetito.

ps: su Le vie del Gusto c’è un articolo (Kebab alla riscossa) con un po’ di informazioni e curiosità sul piatto simbolo della Germania.

kebab di pollo e agnello
kebab di agnello e pollo

Oggi segnalo soitu.es: se avessi una top ten di siti preferiti sarebbe sicuramente tra i primi 3.
Che cos’è soitu? E’ un portale d’informazione, diretto da Gumersindo Lafuente (ex direttore di elmundo.es): una cosa tipo repubblica.it ma avanti anni luce rispetto al primo quotidiano telematico italiano.

soitu non va in edicola, ha collaboratori sparsi in ogni angolo del globo, rubriche e articoli scritti direttamente dagli utenti, concorsi a premi, molta – e bella – pubblicità, commenti a volontà e grafica impeccabile.
Applausi più una meritatissima ola.

++ soitu.es ++

soitu.es

escena 1: madrid.
calles anchas y metro nuevo.
espacio ya no es espacio, por fuera parece una libreria. se llama ‘caravanserraglio’. es verano.
chicos esperan fuera, sentandos, jugando a la playstation. estan a la espera del secundo espectaculo teatral: dentro no cabe nadie mas.
en el medio de la plaza una bicicleta de plata retorcida, come si fuera una escultura de botero, pero muy delgadita.

escena 2: roma.
cruzo una calle y me encuentro en roma, en la plaza del quirinale.
parada militar, uniformes, musica solemne, muy poca gente a parte los militares.
dos helicopteros precipitan enseguida, nadie parece darse cuenta.
siguo andando, cruzo otra vez la misma calle.

escena 3: india.
un dromedario dentro un coche me anuncia que, volviendo atras, he acabado en la india.
cielo amarillo y gris, lluvioso aunque no llueva.
la plaza llena de miserables intentos a comprar poco y nada en un mercado mas pobre y miserable que ellos.
tres muyeres desenvuelven el turbante de otra compañera, sacan una culebra enredada en su pelo y la echan al suelo.
una niña me lleva a su casa: un tugurio donde estan durmiendo 3 hombres. me hace subir las escaleras hasta su cuarto.
su cuarto es un escalon de un metro escaso, cubierto por una manta. me dice de sentarme.
despierto.

que ora es? son las 11 en mi sueño.
las 6 de la mañana en mi cama.

me pregunto de donde salen las pesadillas primaverales.
sobretodo cuando fuera es mayo, y todavia llueve.

pesadillas madrid

Oggi, 23 aprile 2008, è la giornata mondiale del libro. Sia Shakespeare che Cervantes morirono quest'(in)fausto giorno. Se siete a Madrid e comprate un libro vi regalano una rosa.

Siccome siamo in rete e ci risulta scomodo regalare rose ai lettori, celebriamo la ricorrenza intervistando Davide Faraldi, autore di Generazione Erasmus (e adesso cosa fai?), pubblicato da Aliberti.

Cominciamo dalle curiosità personali: quando, come e dove ti sei imbattuto per la prima volta nel progetto Erasmus?
Nel 1998, a Nizza, dove studiavo. Ero al primo anno di università e ho incontrato dei ragazzi italiani che stavano vivendo questa esperienza. Lì è cambiata la mia vita. Personalmente non sono mai stato un Erasmus ufficiale, nel senso che non ho mai avuto una borsa di studio per andare all’estero, ma durante la ricerca tesi per la laurea a Genova ho potuto trascorrere 9 mesi a Southampton nel 2003 come visitor (Erasmus senza borsa). In ogni caso durante tutto il percorso di studi ho frequentato gli erasmus che venivano a Nizza o che son stati a Southampton, ecco perché penso di conoscerli un po’…

Come definiresti l’esperienza dell’Erasmus?
Incredibile, formativa, educativa. Spesso quando si parla di Erasmus si parla solo di feste e divertimenti: sbagliatissimo! Non dico che non ci siano, anzi! Ma l’Erasmus è favoloso perché permette di crescere: ci si ritrova lontani da casa senza amici, senza famiglia, senza sapere di chi ci si possa fidare, senza un passato! E poi lingua nuova, posti nuovi, culture diverse… si scoprono i valori della solidarietà, della comunione, dell’amicizia, dell’interculturalità. E’ per quello che la ritengo fondamentale per la crescita di un giovane, ma a chi non se la sentisse consiglio almeno di andare a studiare fuori sede.
Continue reading “Intervista a Davide Faraldi, autore di Generazione Erasmus”

Prima di dare la linea al TG5 (questo articolo è il seguito del precedente), sveliamo l‘autore della ricetta medica che tratta l’Erasmus come un farmaco dalle poderose proprietà curative: la ‘dottoressa’ Elvira Dominguez.E chi è? E’ una giovane spagnola spedita a fare l’Erasmus in Francia che rispondeva nel 2004 all’appello de El Pais rivolto ai lettori per celebrare lo ‘Spirito Erasmus’ in occasione della consegna del premio Principe delle Asturie proprio al progetto Erasmus.

La giornalista autrice dell’inchiesta, Lola Huete Machado, dichiara di aver ricevuto più di 1000 lettere da Erasmus ed ex Erasmus spagnoli (all’epoca erano 170000 gli studenti che avevano partecipato al progetto dal 1987) e riesce a pubblicare sul seguitissimo supplemento della domenica a El Pais, El Pais Semanal, solo alcune missive: quella di Elvira è la seconda.

L’articolo è in spagnolo però merece la pena. Quando leggeremo qualcosa del genere in italiano?

++ El espiritu Erasmus (di Lola Huete Machado, El Pais Semanal, 17/10/2004) ++
++ El espiritu Erasmus (lo mismo pero en pdf) ++

Da qualche giorno i tronchi degli alberi qualche metro sotto casa mia sono blu.
alberi azzurri

Mi ricordano Gli alberi azzurri di Paul Gauguin (dipinto che vidi qualche anno fa al Thyssen a Madrid, credo faccia parte di una collezione privata) e quando scrive: “Ottengo dalla disposizione di linee e di colori, delle sinfonie, delle armonie che non rappresentano niente di assolutamente reale nel vero senso della parola, che non esprimono direttamente nessuna idea, ma che devono far pensare come la musica fa pensare, senza il ricorso di idee o di immagini, semplicemente attraverso le affinità misteriose che stanno tra i nostri cervelli e tali disposizioni di colori o di linee”. Continue reading “Misteri (ir)risolti: Gli alberi azzurri di Gauguin sono veri”