C’è una canzone di Alex Britti, grande chitarrista con la faccia da dinosauro, che sembra scritta da un Erasmus appena tornato da Parigi (ma anche da Oslo, Camerino o Bilbao: piatti tipici a parte).
Si intitola Tornano in mente, chiudeva la mia discussione sulla tesi all’università (non fate commenti sarcastici, please…).

I primi 30 secondi di Tornano in mente da last.fm: http://www.lastfm.it/music/Alex+Britti/_/Tornano+in+mente

Il testo di Tornano in mente:

Parigi era di un bello devastante ed io troppo giovane e testardo,
un fascino accogliente e un pò ammaliante
io ero gia lì, ma ancora distante.

Il grigio che spegneva un pò i colori, l’arte raccontava i suoi dolori
il cibo saporito e coloniale, in mezzo a tanto freddo qualcosa di normale,
i viali coi colori degli artisti e le passeggiate interminabili
momenti a volte belli, a volte tristi sono ancora dentro incancellabili.

E tornano in mente cose di tanti anni fa
ti sembrerà niente però vuol dire che qualcosa ci sta.
Tornano in mente amici di tanto tempo fa
e tutta la gente che ho conosciuto in qualche modo tornerà.
Continue reading “Erasmus, ex Erasmus e cose che tornano in mente”

Post di servizio. Da oggi tutte le notizie sull’Erasmus troveranno spazio su EuropeME, nuovo progetto sull’integrazione europea sostenuto da PlanetErasmus. Il portale è in fase di costruzione.

Breve descrizione di EuropeME: una squadra di inviati in giro per l’Europa avrà il compito di investigare direttamente sul campo e raccogliere informazioni nelle diverse città ed università europee. I dati raccolti saranno divisi in 5 sezioni:

  • Erasmus in Campus: la vita universitaria descritta in tutte le fasi, dalla preparazione nella propria università all’arrivo e ambientazione nell’università ospite, dalla scelta dei corsi ai rapporti con colleghi e professori, all’apprendimento linguistico e al rientro nei paesi d’origine con la convalida degli esami sostenuti all’estero;
  • Erasmus Forever: l’esperienza individuale degli Erasmus raccontata attraverso motivazioni, aspettative, problemi di adattamento iniziali e depressioni post-Erasmus finali, giudizi e consigli;
  • Erasmus Life: la condivisione del quotidiano, la nascita di comunità, stili di vita e abitudini diverse ma compatibili, momenti positivi e negativi dell’esperienza condivisa;
  • Erasmus Country: grado di conoscenza e integrazione nel paese ospite, mobilità in Europa durante l’Erasmus e dopo, chi torna temporaneamente all’estero e chi vi si stabilisce in via definitiva;
  • Erasmus Info: informazioni ufficiali sull’Erasmus, materiali prodotti dall’UE e dalle università, inchieste e documentari pubblicati dai media locali.

++ EuropeME Made in Erasmus ++

europeme made in erasmus

escena 1: madrid.
calles anchas y metro nuevo.
espacio ya no es espacio, por fuera parece una libreria. se llama ‘caravanserraglio’. es verano.
chicos esperan fuera, sentandos, jugando a la playstation. estan a la espera del secundo espectaculo teatral: dentro no cabe nadie mas.
en el medio de la plaza una bicicleta de plata retorcida, come si fuera una escultura de botero, pero muy delgadita.

escena 2: roma.
cruzo una calle y me encuentro en roma, en la plaza del quirinale.
parada militar, uniformes, musica solemne, muy poca gente a parte los militares.
dos helicopteros precipitan enseguida, nadie parece darse cuenta.
siguo andando, cruzo otra vez la misma calle.

escena 3: india.
un dromedario dentro un coche me anuncia que, volviendo atras, he acabado en la india.
cielo amarillo y gris, lluvioso aunque no llueva.
la plaza llena de miserables intentos a comprar poco y nada en un mercado mas pobre y miserable que ellos.
tres muyeres desenvuelven el turbante de otra compañera, sacan una culebra enredada en su pelo y la echan al suelo.
una niña me lleva a su casa: un tugurio donde estan durmiendo 3 hombres. me hace subir las escaleras hasta su cuarto.
su cuarto es un escalon de un metro escaso, cubierto por una manta. me dice de sentarme.
despierto.

que ora es? son las 11 en mi sueño.
las 6 de la mañana en mi cama.

me pregunto de donde salen las pesadillas primaverales.
sobretodo cuando fuera es mayo, y todavia llueve.

pesadillas madrid

Leggo, questa volta in spagnolo, un vecchio articolo su REDES, Rivista spagnola per l’analisi delle reti sociali, di Ainhoa de Federico de la Rúa che sembra scritto ieri (ma anche oggi): La dinámica de las redes de amistad. La elección de amigos en el programa Erasmus (La dinamica delle reti di amicizia. La scelta degli amici durante il programma Erasmus).

Come si formano le amicizie? In primo luogo le persone amano avere amici ed è logico: gli amici sono una fonte importante d’identità, sanno ‘chi siamo realmente’ e ci accettano così come siamo. Poi rendono la nostra vita più piacevole e più facile: condividono le nostre idee e le nostre passioni, ci aiutano nei piccoli problemi quotidiani e durante i momenti di crisi esistenziale. Però le amicizie, per quanto magiche, speciali e personali possano sembrare, si formano in contesti sociali e sono soggette a norme e modelli specifici…”.

Dopo una piacevole introduzione sull’amicizia si passa all’analisi delle reti di conoscenti e amici costruite da 103 studenti Erasmus, provenienti da 10 paesi differenti, nell’università di Lille (anno 1995: un secolo fa, è il caso di dirlo).

Conclusioni? Gli Erasmus preferiscono gli Erasmus: tra gli amici più stretti raramente figurano studenti locali, essendo l’elemento di alterità (essere stranieri) prevalente rispetto a qualsiasi altro fattore. Suggerimento pratico dell’autrice: sistemare gli Erasmus in residenze studentesche e/o appartamenti (anche) con gli autoctoni. Sono perfettamente d’accordo.

Ma dov’era tutto questo materiale quando mi serviva per la tesi? Misteri della documentazione e di Internet.

++ La dinámica de las redes de amistad. La elección de amigos en el programa Erasmus su REDES ++

Leggo, in francese,  grazie all’OVE (L’Osservatorio nazionale della vita studentesca) la tesi di dottorato in Scienze dell’educazione di Vassiliki Papatsiba, Le séjour d’études à l’étranger: formation, expérience. Analyse des rapports d’étudiants français ayant bénéficié du programme Erasmus (Il soggiorno di studio all’estero: formazione, esperienza. Analisi di alcuni rapporti di studenti francesi che hanno partecipato al programma Erasmus).

Mettetevi comodi perchè qui, oltre il titolo, anche il testo è lungo: 458 pagine, niente riassunto in italiano e nemmeno in inglese (‘la grandeur de la France’…).

A parte gli scherzi, il testo è molto interessante ed è diviso in 4 parti:

  1. Insegnamento superiore, mobilità studentesca e rapporti di fine soggiorno
  2. Interpretare i testi: costruzione di un metodo
  3. Il soggiorno Erasmus: tra esteriorità e interiorità
  4. Il soggiorno Erasmus: tra esperienza e scrittura

I rapporti di fine soggiorno sono le relazioni scritte da 80 studenti francesi ad esperienza conclusa: 800 pagine analizzate dal buon Vassiliki per concludere che “gli studenti Erasmus incarnano in maniera esemplare le contraddizioni […] della gioventù contemporanea: portatrice di tendenze d’omologazione da un lato e di spinte avventurose dall’altro: Pigmalione e […] Pinocchio.”

++ Le séjour d’études à l’étranger: formation, expérience di Vassiliki Papatsiba (in pdf) ++

Leggo su Cosmopolis un interessante intervento sul progetto Erasmus: “Il programma Erasmus: significati e sviluppi” di Luca Raffini e Luca Alteri.

Se andate di fretta saltate il paragrafo iniziale e andate direttamente alla sezione “L’Erasmus in Italia”, dove gli autori analizzano i flussi degli studenti in partenza e in arrivo dai paesi europei più grandi arrivando alla conclusione (prevedibile?) di un’Europa a due velocità: paesi centrali nella geografia dei flussi Erasmus (Francia, Germania e Spagna) e paesi periferici (Inghilterra e Italia).

In particolare l’Italia è il paese che ha il più forte squilibrio nell’invio e ricezione di studenti Erasmus e la nazione che perde rapidamente prestigio e “appeal” nei confronti dei giovani studenti europei. Il problema non è solo turistico, come sostengono – preoccupati – gli autori, ma antropologico: può l’Italia, storicamente in prima linea con Francia e Germania per la costruzione dell’UE, farsi superare dalla Spagna andando ad affiancare gli inglesi, i più euroscettici del vecchio continente?

Direi che è il caso di preoccuparsi. Facendo della facile ironia, ma veramente facile, oserei dire: rialzati università! Prima che sia troppo tardi.

++ Il programma Erasmus: significati e sviluppi su Cosmopolis ++

C’è un alone mistico che circonda il progetto Erasmus, almeno quando ne parlano gli studenti. A sentir loro l’Erasmus andrebbe esteso all’umanità intera per i benefici che è in grado di apportare a qualsiasi essere umano.

Mi giunge segnalazione da ierasmus.com che non è proprio così, almeno per gli studiosi. Lo sostiene più precisamente Magali Ballatore, nella sua tesi di dottorato in sociologia L’esperienza della mobilità degli studenti Erasmus: le diseguaglianze di un programma di scambio (in francese L’expérience de mobilité des étudiants Erasmus : les usages inégalitaires d’un programme d’échange).

Analizzando studenti, tutor e personale amministrativo degli uffici Erasmus delle università di Torino, Bristol e Provenza la ricercatrice collega l’esperienza (minoritaria: partecipa al programma l’1% della popolazione studentesca) con la situazione sociale e culturale di partenza degli studenti e, più in generale, con i flussi migratori europei, concludendo che la riuscita (o il fallimento) degli scambi dipende in gran parte dalla volontà del singolo individuo, dal sistema culturale e familiare di appartenenza e dalle sue capacità di valorizzare l’esperienza di studio all’estero una volta conclusa.

Se vi piace leggere in francese, la tesi si può consultare per intero in pdf (son 400 pagine, con un ampio riassunto finale in italiano).

++ La notizia su ierasmus.com (in francese) ++
++ La tesi di dottorato su Erasmus (in francese, in un pdf da 2,68 MB) ++

Questa settimana vi segnalo Tafter, una rivista on-line che si occupa dell’economia della cultura.

“Attraverso articoli, interviste e approfondimenti, analizzeremo tutti gli anelli del sistema cultura: dai creativi agli organizzatori, dalla progettazione al management, dai modelli economici a quelli promozionali. Senza trascurare gli spazi, urbani e naturali, le architetture, i fattori urbanistici, le politiche aziendali, gli aspetti normativi, le tendenze e le possibilità offerte dalle innovazioni tecnologiche”.

Sembra una cosa barbosa ma non lo è: news, podcast, calendario degli eventi, opportunità (bandi, concorsi, offerte di lavoro) rendono il sito agile e di facile consultazione.
Grafica sobria e funzionale, è utile tenerlo tra i preferiti.

++ Tafter ++

tafter cultura e sviluppo

Oggi, 23 aprile 2008, è la giornata mondiale del libro. Sia Shakespeare che Cervantes morirono quest'(in)fausto giorno. Se siete a Madrid e comprate un libro vi regalano una rosa.

Siccome siamo in rete e ci risulta scomodo regalare rose ai lettori, celebriamo la ricorrenza intervistando Davide Faraldi, autore di Generazione Erasmus (e adesso cosa fai?), pubblicato da Aliberti.

Cominciamo dalle curiosità personali: quando, come e dove ti sei imbattuto per la prima volta nel progetto Erasmus?
Nel 1998, a Nizza, dove studiavo. Ero al primo anno di università e ho incontrato dei ragazzi italiani che stavano vivendo questa esperienza. Lì è cambiata la mia vita. Personalmente non sono mai stato un Erasmus ufficiale, nel senso che non ho mai avuto una borsa di studio per andare all’estero, ma durante la ricerca tesi per la laurea a Genova ho potuto trascorrere 9 mesi a Southampton nel 2003 come visitor (Erasmus senza borsa). In ogni caso durante tutto il percorso di studi ho frequentato gli erasmus che venivano a Nizza o che son stati a Southampton, ecco perché penso di conoscerli un po’…

Come definiresti l’esperienza dell’Erasmus?
Incredibile, formativa, educativa. Spesso quando si parla di Erasmus si parla solo di feste e divertimenti: sbagliatissimo! Non dico che non ci siano, anzi! Ma l’Erasmus è favoloso perché permette di crescere: ci si ritrova lontani da casa senza amici, senza famiglia, senza sapere di chi ci si possa fidare, senza un passato! E poi lingua nuova, posti nuovi, culture diverse… si scoprono i valori della solidarietà, della comunione, dell’amicizia, dell’interculturalità. E’ per quello che la ritengo fondamentale per la crescita di un giovane, ma a chi non se la sentisse consiglio almeno di andare a studiare fuori sede.
Continue reading “Intervista a Davide Faraldi, autore di Generazione Erasmus”