Prima di dare la linea al TG5 (questo articolo è il seguito del precedente), sveliamo l‘autore della ricetta medica che tratta l’Erasmus come un farmaco dalle poderose proprietà curative: la ‘dottoressa’ Elvira Dominguez.E chi è? E’ una giovane spagnola spedita a fare l’Erasmus in Francia che rispondeva nel 2004 all’appello de El Pais rivolto ai lettori per celebrare lo ‘Spirito Erasmus’ in occasione della consegna del premio Principe delle Asturie proprio al progetto Erasmus.

La giornalista autrice dell’inchiesta, Lola Huete Machado, dichiara di aver ricevuto più di 1000 lettere da Erasmus ed ex Erasmus spagnoli (all’epoca erano 170000 gli studenti che avevano partecipato al progetto dal 1987) e riesce a pubblicare sul seguitissimo supplemento della domenica a El Pais, El Pais Semanal, solo alcune missive: quella di Elvira è la seconda.

L’articolo è in spagnolo però merece la pena. Quando leggeremo qualcosa del genere in italiano?

++ El espiritu Erasmus (di Lola Huete Machado, El Pais Semanal, 17/10/2004) ++
++ El espiritu Erasmus (lo mismo pero en pdf) ++

Se siete ex Erasmus vi sarà sicuramente arrivata per e-mail questa catena di Sant’Antonio che illustra le proprietà terapeutiche del progetto Erasmus e le sue controindicazioni:

Proprietà: farmaco di riconosciuta efficacia nella prevenzione e trattamento della timidezza, superficialità, nazionalismo, razzismo, sciovinismo e altri mali della società. Composizione: soggiorno in una città dell’UE per continuare gli studi universitari. Indicazioni: favorisce l’apprendimento delle lingue, la socievolezza e l’interesse per la cultura, la tolleranza e il sentimento d’appartenenza all’Europa. Posologia: somministrare almeno una volta nella vita, preferibilmente ai giovani. Presentazione: permanenza da 3 a 12 mesi. Controindicazioni: non descritte. Incompatibilità: la relazione sentimentale nel paese d’origine può essere danneggiata, per cui se ne sconsiglia l’uso simultaneo. Effetti secondari: la lingua madre può subire danni, così come qualsiasi terzo idioma studiato (questi sintomi scompaiono all’abbandono del trattamento); può prodursi aumento di partecipazione a feste, di bocciature, promiscuità, incapacità di vivere di nuovo con i genitori, critica dei costumi del paese d’origine, dipendenza da posta elettronica, moltiplicazione degli abbonamenti a Europa 15, viaggi per l’Europa per far visita agli amici, idealizzazione del medicamento. Precauzioni: in alcuni casi si è osservata dipendenza dal trattamento e depressione all’abbandonarlo; se così è somministrare viaggi periodici nella città Erasmus fino a quando la dipendenza si attenua. Avvertenza: si sono osservati casi di pazienti che si fermano anni nel paese di accoglienza; alcuni definitivamente. Intossicazione: l’intossicazione è rara, dato il suo elevato indice terapeutico. Senza ricetta medica.

Chi è l’autore (o l’autrice) di questo simpatico bugiardino? Ve lo dico oggi o ve lo dico domani?
Faccio come Gerry Scotti al Milionario, mando la pubblicità e vi lascio con un’ansia terribile (!) fino a domattina.

Girovagando su internet mentre facevo altro (come al solito) mi sono imbattuta in un libro – ma che dico ‘un’ libro: ben due libri – sull’Erasmus. Stupore? Ma anche no.
Pubblicati da case editrici minori – e quindi destinati alle cantine delle librerie più che agli scaffali delle stesse – sono un tentativo (valido?) di esorcizzare la tragica depressione post Erasmus che colpisce i giovani studenti al rientro nelle amate/odiate patrie.

L’occhio dell’Erasmus di Walter Melillo,
dato alle stampe nel lontano 2006 da Editing Edizioni (!) di Treviso e Back for good di Viviana Segantin, uscito da poco per Panda Edizioni (!).
Il primo è ambientato in Spagna e il secondo in Inghilterra; io non li ho letti e quindi non li posso consigliare (ma nemmeno sconsigliare…), però un bel link non si nega a nessuno.

Ps: perchè l’Italia ha tutte ‘ste case editrici e un numero di lettori scarsissimo? La spazzatura non è l’unica anomalia italica.

“E le nuvole rapirono il sole e inviarono il freddo a chiedere il riscatto”.
Il tragico evento è accaduto qualche giorno fa in una ridente cittadina della provincia di Salerno: Cava de’ Tirreni.

Ancora ignoti i moventi all’origine dell’insano gesto. Gli inquirenti non scartano nessuna ipotesi. Increduli i vicini: il cielo non aveva fatto trapelare nessun presagio funesto. Si attendono ulteriori sviluppi.

nuvole sole


(ps: ma perchè i giornalisti scrivono per frasi fatte?)

Qualche settimana fa esprimevo qualche dubbio sull’utilità di tenere un blog mentre si partecipa a quel ‘vituperato’ progetto che va sotto il nome di Erasmus.

In realtà  la moda/mania di  scrivere un diaro on line – il blog – imperversa.

Volendo fare una critica costruttiva al mezzo ‘blog’ (rischiando anche di cadere nel ridicolo, considerando che si parlerebbe ‘male’ dello stesso strumento che si sta utilizzando per comunicare: autoriflessività all’ennesima potenza, quindi) fissiamo qualche punto dividendo i blog per categorie:

  • Blog strettamente personali: ovvero il diario adolescenziale scritto in bit invece che sulla smemoranda.
    Questa tipologia di utilizzo, lungi dall’essere dannosa, non è nemmeno utile per la collettività: è un modo – alternativo – per mantenere i contatti con la ‘tribù’ di amici e conoscenti (il modello ‘livespace’ di Microsoft, per intenderci). Molto spesso i lettori del blog devono essere autorizzati dall’autore per leggere i post. Tipo di relazione: da uno a pochi.

  • Blog personali di ‘bricolage’: ovvero blog che trattano di argomenti specifi di particolare interesse, per l’autore e chi legge.
    Questa tipologia, la più diffusa, è molto utile per la collettività, intesa come comunità che condivide una serie d’interessi. Dai blog tecnologici a quelli di cucina, fotografia, viaggi, termodinamica – oltre a quelli sul bricolage – la rete è piena di utenti esperti che mettono in rete le proprie conoscenze – professionali e personali – aumentando e migliorando la diffusione di tecniche e saperi. Tipo di relazione: da uno a molti.

  • Blog collettivi: ovvero blog riguardanti uno o più argomenti gestiti da più autori (o da un autore con più utenti).
    Questa tipologia, che sovente accoglie molti blog di ‘bricolage’, è il trionfo di quelle tecnologie web 2.o tanto care agli amanti di Internet (e agli ‘odianti’ Bill Gates e affini). La rete una volta era il regno incontrastato di informatici schizzati – i famosi ‘nerd’ -, interamente costituita da contenuti prodotti da utenti ‘esperti’ – conoscitori di linguaggi come html, protocolli come ftp, algoritmi di conversione per ridurre immagini, video e audio: insomma informatici ‘sfigati’ -.

    Oggi, grazie alla semplificazione di strumenti per la pubblicazione e gestione di contenuti (i famosi CMS, Sistemi per la Gestione di Contenuti, come WordPress, Splinder, Joomla, Mambo…), tutti possono saltare l’ostacolo del gap tecnologico e trasformarsi in ‘editori’.  Sicchè un blog ben curato, aggiornato con contenuti interessati e gestito con sapienza e pazienza, molto facilmente verra seguito da un numero di ‘aficionados’ che attraverso i loro interventi e suggerimenti contribuiscono a definire la ‘linea editoriale’ dell’autore del blog. Tipo di relazione da molti a molti.

    In molti casi, poi, c’è una vera e propria redazione virtuale (spesso geograficamente sparpagliata in ogni possibile luogo fisico) che scrive e pubblica articoli in auspicabile collaborazione o in piena solitudine. Questa è la condizione più diffusa per blog e portali ‘divulgativi’ e d’informazione.

E’ ipotizzabile, e anche auspicabile, che l’ultimo modello contagi anche il vecchio web 1.0?

Credo che il clima della riviera ligure favorisca la coltivazione della stessa varietà di limoni presente sulla costiera amalfitana (ne parlavo in quest’altro post).

Direttamente da Ossi di seppia (1920/1927) di Eugenio Montale, uno dei pochi letterati da esportazione del novecento italiano.
I limoni. Sembra scritta ieri.

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.

Continue reading “Il giallo dei limoni negli Ossi di seppia di Montale”

Diamo qualche informazione in più su un sito già segnalato di sfuggita in queste pagine: esMADRID.com.Si tratta del portale sbrilluccicosissimo della città di Madrid. Tra i suoi obiettivi ‘potenziare la relazione dei madrileni con il Comune e rendere noto cosa offre la città ai suoi abitanti, visitatori e imprese’. Non posso credere a quello che vedono i miei occhi: il sito è pubblicato e curato direttamente dal comune di Madrid, ha contenuti in 5 lingue oltre allo spagnolo (inglese, francese, cinese, giapponese e russo) e una sezione – esMADRID4U – dove gli utenti possono pubblicare in modo autonomo video, immagini, articoli e curiosità sulla capitale.

Pensando alla recente chiusura di italia.it (per quei pochi fortunati che non lo sapessero il portale turistico italiano, non della capitale, dell’Italia intera), ai 58 milioni di euro dei contribuenti andati in fumo mi vien da chiedere: ma è mai possibile che non ci sia un governante che sia uno capace di fare una cosa normale? Meglio chiudere qui la parentesi italica.

Tornando a esMADRID: la grafica è assolutamente impeccabile (logo, immagini, mappe e video curatissimi), flash è usato con sapienza rara e c’è perfino la TV. Più, naturalmente, tutti i contenuti di cui avete bisogno: dal meteo, al traffico, alle esposizioni, concerti, spettacoli, manifestazioni, fiere, mappe e versione in pdf del magazine distribuito gratuitamente nelle zone strategiche della capitale.

Azzeccatissima anche la scelta del nome: quel ‘esMadrid’ che significa ‘è Madrid’ ed è anche la sigla del paese (es per Espana) – vabbè mi sono incartata ma il giochino di parole è simpatico, almeno in castigliano -.

Disfrutad! Ops: buona visione.

++ esMADRID.com ++
++ esMADRID4U ++
++ esMADRIDmagazine ++

esmadrid.com

Per limonata intendo la bevanda che si ottiene dai limoni (sempre meglio puntualizzare).Finchè mi sono limitata a lasciare casa mia (e relativo giardino provvisto di ben 4 piante di limoni) per brevi spostamenti e viaggi di piacere ho avuto ben radicate (stiamo parlando di coltivazioni) le seguenti convinzioni:

  1. che esistesse un’unica varietà di albero appartenente al genere Citrus, che dà frutti due volte l’anno;
  2. che i frutti sono di un giallo intenso, con la buccia spessa e di grandi dimensioni;
  3. che le piante di limoni non avessero necessità di cure particolari (concimi) eccezion fatta per una specie di ‘velo’ dalle maglie fitte per proteggere i fiori e i frutti dal gelo invernale.

Quando mi sono trasferita all’estero per periodi più o meno lunghi ho scoperto l’amara realtà: i supermercati vendono limoni ‘rachitici’ come se fosse la cosa più normale di questo mondo. Piccoli, con la buccia sottile, chimicamente trattati e – si suppone – privi della calda copertura invernale.

Dal confronto tra i ‘nostri’ e i ‘loro’ limoni, ‘loro’ perdevano su tutti i fronti:

  • grandi vs piccoli
  • coperti vs scoperti
  • non trattati vs trattati.

Che lezione trarre dall’amaro conflitto? Come direbbero in modo più complicato i sociologi siamo abituati a considerare le altre culture con gli occhi della nostra: i nostri valori, i nostri modi di vivere, le nostre leggi sono ‘naturalmente’ migliori (così come il patrimonio artistico, i prodotti tipici, le squadre di calcio…). Ma lo sono per davvero o solo perchè ci siamo nati e cresciuti in mezzo?

E costituisce un merito nascere col sole della costiera amalfitana, per limoni ed essere umani?

La mia risposta è no: non autorizza a considerare superiore la propria cultura, anche se preferisco bere il limoncello del mio giardino.

limoni
Continue reading “I pregiudizi della limonata: lo scontro di civiltà tra noi e loro”

A chi giova tenere un diaro internettiano (meglio conusciuto dal volgo come ‘blog’) mentre si sta facendo quell’esperienza a metà tra il mistico e il paranormale che va sotto il nome ‘Erasmus’?

Il blog è lo strumento più adeguato per raggiungere un alto numero di persone con un minimo impiego di energie. Se deve raccontare qualcosa ai suoi amici un Erasmus lo mette sul blog e i suoi amici gli risponderanno lì, ci vuole troppo tempo a mandare e-mail a tutti.
Ma quanto è costante l’esposizione di sé al mondo? E gli sbalzi di continuità nell’aggiornamento sono dovuti alla difficoltà materiale di reperire pc connessi alla rete? O alle assenze fisiche e mentali che caratterizzano i lunghi soggiorni all’estero degli studenti erasmiani?

Per definizione ontologica un Erasmus è troppo impegnato a vivere per trovare il tempo di scrivere alcunché.

Diciamo subito che, pur non essendo il mio cantante preferito, non ho niente contro Tiziano Ferro. Solo che una volta si scrivevano canzoni con una parvenza – minima – di significato.
Aggiungiamo pure che canticchio volentieri le sue canzoni ma questa Ed ero contentissimo‘ ha un testo che definire paranormale è riduttivo (sul sito ufficiale c’è anche la versione in spagnolo, che è in-comprensibile almeno quanto quella italiana):

Ora che sarai un po’ sola
Tra il lavoro e le lenzuola
Presto dimmi tu come farai ?
Ora che tutto va a caso
Ora non sono più un peso
Dimmi quali scuse inventerai ?

Inventerai che non hai tempo
Inventerai che tutto è spento
Inventerai che ora ti ami un po’ di più
Inventerai che ora sei forte
E chiuderai tutte le porte
Ridendo troverai una scusa
Una in più…

Ed ero contentissimo in ritardo sotto casa ed io che ti aspettavo
Stringimi la mano e poi partiamo…
In fondo eri contentissima quando guardando Amsterdam non ti importava
della pioggia che cadeva…
solo una candela era bellissima
e il ricordo del ricordo che ci suggeriva
che comunque tardi o prima ti dirò
che ero contentissimo
ma non te l’ho mai detto che chiedevo
Dio ancora
Ancora
Ancora
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