Post serio sull’erasmus: spero sia il primo e l’ultimo.

Sorvolo sul fatto di cronaca nera (spetta agli inquirenti stabilire colpevoli e moventi) per allargare brevemente il discorso alla percezione che i non-erasmus continuano ad avere degli erasmus.

Non vorrei attribuire ai mass media sentimenti diffusi tra la popolazione ‘normale’ – la gggente -, mi auguro che prendano con le pinze tutto quello che leggono sui giornali e guardano in tv.

Mi sono, fortunatamente, persa sia Vespa che Mentana ma purtroppo la rete conserva pezzi di giornalismo esemplare (vi rispiarmio, per pietà, i link; ma dal Corriere in giù non si salva nessuno).

La popolazione tutta ignora (o fa finta di ignorare) che alcol, fumo e sesso facciano parte della vita dei cosidetti ‘giovani’, categoria piuttosto espansa che comprende esseri umani di età compresa tra i 14 e i 40 anni (anno più, anno meno) – ahimè per i 40 -. Mi permetto di considerare gli erasmus esseri umani a tutti gli effetti e non creature mitologiche a metà tra i baccanti e gli svitati di Arancia meccanica.

E’ fisiologico, culturale, ‘normale’ andare a una festa, bere due bicchieri di vino, fumare un paio di sigarette in allegra compagnia il fine settimana?
Per i giovani sì. Continue reading “Erasmus: va in onda lo spettacolo dei media”

[Attenzione: post autoreferenziale!]

Su Cafebabel c’è un’interessante inchiesta di Prune Antoine sulla depressione post-erasmus, Sindrome post-erasmus: sos depressione. Per i francofoni c’è la versione originale.

A 20 anni di distanza dalla creazione del progetto si inizia a parlare anche delle conseguenze ‘psichiche’ che gli erasmus patiscono una volta concluso il periodo di studio all’estero. Non solo esami, quindi, ma le ripercussioni che a breve e a lungo termine ha l’erasmus sulla vita – pensieri, emozioni, parole – di ogni studente che ha vissuto ‘pericolosamente’ quest’esperienza.

Buona lettura.

Depressione post-erasmus

Gira voce che la pubblicità da qualche anno ha sostituito la poesia, rubandole capacità di evocazione, gusto per il paradosso, costruzione di mondi fantastici e distruzione di pregiudizi sociali.

Come sia riuscita a rendere memorabili e proverbiali slogan che passano dal rustico ‘L’uomo del monte ha detto sì’ al fascinoso ‘No Martini, no party’ è un mistero su cui si potrebbe scrivere un bel romanzo giallo.

Ma nemmeno gli scrittori negli ultimi tempi godono di ottima salute. Chi sono allora i nuovi poeti? I copy.

Il copywriter, per gli amici ‘copy’, è l’essere umano addetto a scrivere testi e slogan per le pubblicità.

Non è, come potrebbe suggerire l’inglese malandrino, colui che scrive copiando da altri (anche se…) ma l’eroe che sottrae la lingua italiana al ‘logorio della vita moderna’, camminando sul filo sottile della creatività.

Vent’anni fa a Milano cercavano così un ‘vero copywriter’:

Continue reading “Lo scrittore moderno: il copywriter, per gli amici ‘copy’”

Sottotitolo: due regole al prezzo di una.

Quinta elementare. Tema: descrivi la tua famiglia.
A parte il tributo alla morbosa curiosità della signora maestra nei confronti della vita privata mia e della mia famiglia (ah! Ah! L’errore!),
in quel tema appresi (disattendendo la regola) il corretto uso delle ‘elencazioni’. “In un’elencazione dove compari anche tu, tu ti devi mettere sempre all’ultimo posto: non <<io, la mia mamma e il mio papà>> ma <<la mia mamma, il mio papà ed io>>, con la ‘e’ eufonica. Hai capito?”.
“Sì, signora maestra.”
Non avevo capito troppe cose per poter dire di no:
1) Che cos’è un’elencazione? Non poteva dire semplicemente ‘elenco’?
2) Ma perchè devo essere sempre l’ultima ruota del carro? Non basta che sono piccola e nera? (per il ‘ma’ vale la stessa regola dell’ ‘e’ congiunzione, solo che il “‘ma’ è una particella av-versa-ti-va, mette in contrapposizione due parti, che volete mai avversare a inizio discorso?” etc, etc.)
3) Mo’ questa ‘e’ eugonica, euconica, eufonica da dove è uscita? Non bastava che non bisogna metterla all’inizio (vedi post)? bisogna metterci anche la ‘d’ se è seguita da una parola che comincia per ‘e’?

Ah: queste signore maestre com’erano difficili.

Le sue Lezioni Americane vengono citate in tutti gli angoli della rete come modello da seguire per scrivere su Internet. Che brutta fine ha fatto il Nostro: ridotto a predicatore del web come un Grillo qualsiasi.
D’altra parte i contemporanei lo consideravano uno scrittore per bambini (quando la letteratura per ragazzi ancora non era stata nobilitata dalla Rowling di Harry Potter).
Ma si sa che i critici italiani riconoscono solo i talenti defunti.
Le 5 regole si devono seguire sempre, non solo sul web.

Scrivetele 110 volte sulla lavagna come foste Bart Simpson:
leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità.

Quante volte la maestra (anche se molte volte il maestro è maschio, nell’immaginario popolare l’insegnante è – di un è = essere filosofico kantiano – femmina, soprattutto per i danni, spesso irreveresibili, causati ai pargoli. Paese maschilista? Mah).

Comunque, quanta volte la maestra vi ha detto: “Non si comincia la frase con ‘e’, la ‘e’ congiunzione, lo dice la parola, con-giun-ge due frasi, sta in mezzo, non all’inizio e nemmeno alla fine”.
Non diceva proprio così, era meno sintetica e aveva la voce più stridula della mia.
“‘E la Tosca, signora maestra?” dico io. “E lucean le stelle/ e olezzava la terra…”.
“Ma che c’azzecca, quella ‘e’ serve alla metrica. Che siete metri, voi?” m’avrebbe risposto la signora maestra.

Continue reading “Regole (sbagliate) imparate a scuola: la ‘e’ non-si-mette a inizio frase.”