mercato piazza vittorio roma

Il mercato di piazza Vittorio è uno dei più caratteristici di Roma. Il mercato è uno dei miei posti preferiti. Ma non gli riconosco una semplice preferenza, lo adoro proprio.
Bisogna frequentare il mercato di una città per capirne l’anima. Se la città è grande probabilmente ne avrà più di uno, di mercato. Così come avrà più di un’anima.

A Madrid il mercato San Miguel prima di trasformarsi in un luogo dove fare aperitivi alternativi era il più bello della città. Cuore di acciaio, struttura imponente, posizione centralissima, frequentato da madrileni e ricco di botteghe storiche.

A Valencia il mercato centrale sembrava potesse accattorciarsi su se stesso da un momento all’altro. Ma le sue vetrate e le ceramiche colorate hanno resisitito a più di una Fallas (la festa che a marzo mette a ferro e fuoco la città).

Ad Alicante il mercato era a due passi dal mare e ci passavo quasi ogni pomeriggio verso le tre tornando dalla spiaggia. Stavano già chiudendo e praticamente regalavano il miglior pesce fresco della penisola iberica.

A Roma ne conosco bene due: il mercato della Coldiretti e il mercato di piazza Vittorio.

Il mercato della Coldiretti al Circo Massimo

La Coldiretti gestisce il mercato Campagna amica vicino al Circo Massimo. Si capisce subito che siamo lontanissimi dal mercato classico: qui bisogna prendere il numeretto come in un supermercato qualunque. Ma, a differenza di quanto avviene perfino al supermercato, non si può scegliere quale frutta e verdura comprare. E’ pieno di gente che ci va a fare la spesa perché fa tanto radical chic il prodotto a km 0 venduto direttamente dai contadini (!). Deve essersi sparsa la voce che è un posto tipicamente romano perché è pienissimo di turisti e di gente che segue le mode facendo finta di non seguirle.

Che sia un posto “gourmet” si deduce anche dal carrettino che fa le centrifughe e dal finto orto impiantato nel cortile interno. Qui si può mangiare scomodamente su panche di legno in tipico stile monticiano. La scomodità è un’altra cartina tornasole dei luoghi “à la page” e il quartiere Monti è l’esempio più fulgido di mondanità romana.

Monti, l’ex suburra, è un magnifico dedalo di vicoli. La “pancia” della Roma imperiale destinata a soddisfare i vizi e le voglie della Roma bene che qui si confondeva alla plebaglia grazie alla totale mancanza di luce, aria e perbenismo. Da qualche anno è infestata di localini minuscoli dove si sta seduti su cassette di legno, sgabelli e pouf circondati da finti arredi di recupero a mangiare cibo improbabile finto naturale pure lui.

Della guasconeria tipica degli abitanti del quartiere, dell’indolenza con cui guardava alle umane miserie per lenirle col balsamo della fugacità non è rimasto nulla. Nessuno parte più di qui, sanpietrini alla mano, per andare a fare a sassate coi trasteverini come ai bei tempi. Per trovare un po’ di popolo, di gente che non sente il bisogno di fare la messa in piega per andare al mercato, bisogna spostarsi di poco. Tanto basta a raggiungere la sabauda – solo nel nome e nell’architettura – piazza Vittorio.

Il mercato di piazza Vittorio a Roma

I portici hanno ospitato a lungo il mercato più bello della capitale che ora si è spostato al chiuso, nell’ex caserma Sani. A piazza Vittorio si va a fare la spesa ottendo il massimo risultato con il minimo sforzo. Il massimo della qualità, ovviamente a saper scegliere e osservando gli avventori abituali. Per dire: io compro il pesce al banchetto dove si serve il mio macellaio di fiducia. E, anche se non capisco una parola di quello che dicono, tendo a selezionare le bancarelle dove i pakistani comprano dai pakistani, i brasiliani dai brasiliani, i romani dai romani (pochi in verità).

Al mercato potete toccare con mano qualsiasi cosa e, concessione altrove inaudita, assaggiare prima dell’acquisto.  Qui trovate ingredienti provenienti da ogni parte del mondo. Oltre a materie prime più esoteriche che esotiche coltivate in Italia e destinate agli immigrati di stanza nella capitale. La varietà di spezie ha dell’incredibile. Basta girare l’angolo per sbucare in un suk, svoltare a destra per trovarsi in India, proseguire diritto attraversando Cina e Giappone. 

In mezz’ora potete fare il giro del mondo. E non stupisce per niente che tutto il mondo possa convivere con le espressioni più tipiche della romanità. Dai venditori stranieri che ti apostrofano in vernacolo al tripudio di baccalà, puntarelle, carciofi e quinti quarti.

mercato piazza vittorio roma

Pare che il caos che regna sovrano sia funzionale sia agli acquisti sia all’esperienza in sè. Filtra attraverso l’abilità commerciale dei mercanti uno spirito ulteriore forse connaturato alla natura stessa del cibo. E non si ferma al corpo ma tocca le corde più profonde dell’anima. Qui il cibo è come dovrebbe essere, un nutrimento, uno scambio con l’ambiente che ci circonda, un veicolo di culture e tradizioni diverse, un incontro con gli altri e una scoperta o riscoperta di sapori e saperi.

Per questo devo andarci almeno una volta alla settimana, non perché ho finito le cipolle, ma per sentirmi a casa.

Ode al mercato di piazza Vittorio

Ho comprato miele, zucchero e cannella. Me l’ha detto mia sorella.
Ho comprato tutto a piazza Vittorio, che è un mercato che adoro. Davvero.
Ho comprato pure del bicarbonato ma non per farci il bucato.
Mi serve a preparare delle creme, per il viso il corpo e il sedere. Davvero.

autoritratto

Ci sono volti che non mostrano i segni del tempo, per natura o intervento estetico.
Non il mio.

Io ho rughe sulla fronte dai miei quindici anni,
mi si legge in faccia la mancanza di sonno,
i chilometri di strada fatta a piedi,
le valigie trascinate di stazione in stazione.

Il colore dei capelli nasconde ancora bene quelli bianchi già spuntati.

Il sole e il mare del sud mi sono passati sopra più stagioni di quante la carta d’identità farebbe lecitamente supporre.

Tuttavia mi rimane una certa giovinezza negli occhi, quella che a volte filtra attraverso i vetri spessi degli occhiali.

me_1

erri de luca libri di natale

A Natale di solito regalo libri. A tutti, indiscriminatamente. Scruto con attenzione il momento in cui chi scarta il pacchettino scopre cosa ho scelto: la faccia che fa è la cartina di tornasole per capire se ho scelto bene, assecondando gusti o suggerendo sconosciuti da scoprire. L’effetto sorpresa è altamente rilevatore e c’è giusto un attimo, prima  del ringraziamento di circostanza e del sorriso di cortesia, in cui il volto è sincero e svela la collocazione prossima del libro appena ricevuto in regalo: la biblioteca dei preferiti o la pila dei regali da riciclare.  E’ un test che rivela molte cose su chi dona e chi riceve il dono e un esercizio che mi ricorda i tempi dell’università in cui ero sempre in modalità “osservazione antropologica” per la tesi di laurea.

I libri di Natale di Erri de Luca

A questo rituale si sottrae una sola persona: mia madre. Da anni ho delegato il momento della scelta a Erri De Luca. A Natale, cascasse il mondo, mamma sa già che troverà sotto l’albero un libriccino di Erri. Lei lo sa, io lo so e ho il vago sospetto che ormai lo sappia pure Erri.

Erri è uno di quei pochi scrittori di cui non voglio leggere tutte le opere, per avere sempre qualcosa di suo che ancora non ho letto.

Deve abitare da qualche parte vicino a casa, a Roma, e la prossima volta che lo incontro devo ricordarmi di dirgli di scrivere almeno un libro all’anno perchè mi serve per il regalo di Natale a mamma.

Erri che arriva puntuale e beve birra,
Erri che non si siede per vedere le persone,
Erri che legge il russo ma non lo parla,
Erri che è come i suoi libri, asciutto e sottile,
Erri che De Andrè non era attuale nemmeno in vita figuriamoci adesso,
Erri che di Dostoevskij sarebbero bastate solo le notti bianche,
Erri che ha la mia stessa lingua madre,
Erri che ha gli occhi blu pure in bianco e nero.

spagna oceano san sebastian

De vez en cuando
escucho musica española,
de vez en cuando
la luz al atardecer sobre unas calles de Roma se parece a la de Madrid,
de vez en cuando
me alegra que me pidan informaciones en castellano,
de vez en cuando
echo de menos los bocadillos de calamares, las claras a las tres de la tarde, los bares feisimos,
de vez en cuando tengo necesidad de volver a ver “Todo sobre mi madre”
y, cada vez, la musica de Ismael Lo en el tre que va de Madrid a Barcelona
me pone los pelos de punta.

Madrid, te quiero.

roma salgado copti

Una delle immagini più impressionanti del documentario di Wim Wenders Il sale della terra mostra il fotografo Sebastiao Salgado quasi paralizzato dinnanzi a un giovane padre, ridotto ormai pelle e ossa, solo in un campo affollato da migliaia di rifugiati, privo di qualsiasi genere di prima necessità, intento, nonostante tutto, a lavare il corpicino del figlio prima di seppellirlo, come vuole la tradizione dei cristiani copti.

A Roma la comunità copta arrivata in Italia dal nord Africa si ritrova ogni domenica in una piccolissima chiesa dietro San Pietro in Vincoli. Finita la liturgia, attraversato un sipario rosso vermiglio, un numero pressocché infinito di uomini e donne esce dall’ingresso principale tra abbracci e risate. Contenitori con cibo che ha odore di casa passano di mano in mano mentre i bambini si rincorrono su e giù per le scale.

La folla si dilegua in un attimo mentre una giovane donna, avvolti gli abiti di tutti i giorni sotto il velo immacolato, si ferma su quelle scale per un tempo che a me pare infinito.

roma copti omaggio a salgado il sale della terra

humus natura di chef presentazione

In questi giorni diverse declinazioni del numero tre (ammesso che i numeri si possano declinare…) richiamano in continuazione la mia attenzione. Sarà un caso?

Il nuovo trio della musica italiana: Fabi, Silvestri, Gazzè

In musica, il trio composto da Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè mi ha accompagnato in chiusura d’anno con due concerti. Uno a Napoli e l’altro in metro a Roma, improvvisato e ancor più gradito del primo. A inizio anno li ho visti non più dal vivo ma in video su rai3 (rieccolo!) protagonisti del bel documentario LocalEuropa – Musica valida per l’espatrio con le riprese della tournée europea de Il padrone della festa e le testimonianze degli italiani all’estero incontrati dai tre musicisti durante il tour, molti dei quali ovviamente ex Erasmus (quando si dice “corsi e ricorsi storici”…).

La trilogia “I nostri antenati” di Italo Calvino

In prosa, mi è capitato tra le mani dopo anni Il visconte dimezzato, prima parte della trilogia I nostri antenati di Calvino con Il cavaliere inesistente e Il barone rampante. Il visconte protagonista del romanzo viene diviso a metà da una palla di cannone durante una battaglia. Il visconte dimezzato rappresenta il bene e il male che c’è in ognuno di noi, l’incompletezza dell’uomo che realizza una parte di sè e non l’altra.

Il ricomincio da tre di Troisi

In poesia, perché se si tratta di Troisi mi pare questo il termine più adatto, mi è tornato in mente Ricomincio da tre in occasione dell’uscita nelle sale dell’ultimo film di Siani, credo per compensazione (con tutto l’affetto – che pure abbiamo – per Siani) o per la motivazione inoppugnabile che dovrebbe guidare la scelta del nome di qualsiasi nascituro e non solo del famoso Ugo/Massimiliano.

I tre di Humus – Natura di Chef in cucina

Ed è sulla scia di questa continua attualizzazione della trinità che presento l’ultimo progetto di cui faccio parte Humus – Natura di Chef. Anche qui siamo debitori del numero tre in più di un senso. Dapprima perché siamo in tre: c’è mio fratello Fiore, cuoco provetto. Francesca super-esperta di cosmesi naturale e non solo. E, infine, ci sono io con le mie solite passioni culinarie. Poi perché tre sono le direzioni in cui ci muoviamo: educazione alimentare, sostenibilità e recupero del territorio con le sue tradizioni. E tre sono i luoghi fisici dove si può materialmente partecipare alle attività di Humus: la sede di Cava de’ Tirreni, a pochi chilometri dalla Costiera amalfitana con la scuola di cucina e lo spazio sociale; l’orto-laboratorio in campagna, sempre a Cava e Roma, dove faccio base in questo periodo (anche se non mancano incursioni/escursioni nel resto della penisola).

humus natura di chef

Un pensiero uno e trino

Tutto questo rimuginare sul “3” mi pare un esercizio utile per riflettere, partendo dai tre esempi sopra citati, sulla scelta dei compagni di viaggio, sulle opportunità di moltiplicare punti di vista e riflessioni, sulla necessità di armonizzare timbri diversi e sui vantaggi insiti nel condividere le responsabilità dell’età adulta senza perdere in meraviglia e divertimento.

A poco meno di un anno dalla sua prima apparizione in Italia che ha visto prendere parte oltre 200 partecipanti, il fotografo polacco Andrzej Dragan (http://www.andrzejdragan.com), uno degli artisti digitali più innovativi e acclamati degli ultimi anni e Marianna Santoni (http://www.mariannasantoni.com), nota fotografa professionista italiana e guru di Photoshop, terranno nuovamente insieme un seminario a quattro mani per spiegare da vicino il modo in cui lavora Andrzej Dragan e cosa c’è dietro il famoso “effetto Dragan”:  il suo approccio allo scatto, il modo in cui sceglie i suoi soggetti e le sue tecniche di elaborazione, mostrate dal vivo durante l’evento su alcune delle sue più celebri immagini.

Siamo indubbiamente di fronte ad una nuova interessantissima occasione per incontrare due grandi figure di spicco del panorama internazionale dell’era della fotografia digitale.

Possono partecipare a questo evento appassionati e professionisti del mondo della fotografia, della grafica, della pubblicità, ritoccatori, fotolitisti, stampatori, art director e chiunque senta il bisogno di imparare qualcosa di nuovo e trarne nuove ispirazioni.

L’evento sarà tradotto in lingua italiana, non è necessario conoscere l’inglese.

Queste le 3 tappe uniche dell’evento:

12 Maggio 2012, Barcellona (Spagna)
http://www.mariannasantoni.com/2012_05_barcelona_andrzej_dragan_workshop_fotografia_in_spain/andrzej_dragan_workshop_in_spain.php

13 Maggio 2012, Roma
http://www.mariannasantoni.com/2012_05_roma_andrzej_dragan_workshop_fotografia_in_italy/andrzej_dragan_workshop_in_italy.php

14 Maggio 2012, Milano
http://www.mariannasantoni.com/2012_05_milano_andrzej_dragan_workshop_fotografia_in_italy/andrzej_dragan_workshop_in_italy.php

Durante l’evento, strutturato come un’intervista aperta, si racconterà anche il making of di alcune delle più celebri immagini di Andrzej Dragan partendo dagli scatti originali per poi arrivare passo dopo passo, all’effetto finale che ha reso celebre questo artista.

Andrzej Dragan e il seminario sulla fotografia

Andrzej Dragan è un giovane artista molto aperto al confronto, e come già accaduto in precedenza, saranno possibili domande libere da parte del pubblico.

Tutti coloro che si iscriveranno entro il 1 Aprile 2012 potranno usufruire di uno sconto del 20% sul prezzo totale dell’iscrizione, un’occasione ghiotta da non lasciarsi scappare!

Per informazioni:
web: http://www.mariannasantoni.com
tel: 328 1111015

Primi giorni di ottobre, viaggio in macchina con partenza all’alba da Cava de’ Tirreni, arrivo a Priverno di buon mattino e ritorno a casa costeggiando le spiagge di Terracina, Sperlonga e Gaeta con un bel sole primaverile.

Alle solite raffiche di vento che immancabilmente si abbattono sull’A1 all’altezza di Caserta si aggiunge la nebbia, che ci accompagna per tutto il tratto che attraversa l’agro pontino, ex palude bonificata negli anni 30 e, oggi, ultimo avamposto a nord dell’allevamento di bufale – con relativa produzione di mozzarella. Abbandoniamo l’autostrada del Sole, per fortuna con la relativa nebbia, raggiungendo Priverno col sole alto.

priverno latina fontana

Continue reading “Viaggi fuori dai paraggi -> Provincia di Latina: Priverno. Prima tappa”

Se siete esperti di fotografia, grafica, web e video o semplici curiosi o gente di passaggio a Roma il 28 ottobre potete approfittare di due eventi – due, dico due! – zeppi di professionisti della grafica, stampatori e varia umanità. E di corsi e seminari in quantità.

Il Creativity Day, dove potete provare a vincere una sbrilluccicante tavoletta grafica, e Creare>Stampare che quest’anno ha 3 parole chiave: ottimizzare, collaborare, rinnovarsi.

Venghino, siori, venghino! O – se non siete a Roma – vadino, siori, vadino!

++ Creativity Day ++
++ Creare>Stampare ++

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