Andrea Pazienza faceva dire ai suoi personaggi una ventina d’anni fa:

– C’è qui un portavoce di quel gruppo di INDIANI, pare abbia delle lagnanze da fare… si chiama SANTI NUMI

– Lagnanze?! Santi Numii?!

– Ascoltami, SANTI NUMI, la città di Philadelphia vi fornisce di vitto e alloggio e questo, credetemi, è già tanto. Ci sono studenti BIANCHI che non hanno di queste fortune… e poi, è solo una questione di termini, lessicale direi… voi mi dite di un processo di emarginazione in atto nei vostri confronti da parte della popolazione. Ma io credo voi travisiate ciò che è un normale, iniziale spaesamento con le connesse inevitabili piccole difficoltà ad ambientarvi… e ancora… che i prezzi qui in città sono paurosamente alti… BEH, cari, cari ragazzi, siete qui per studiare, no? Quindi dateci dentro! Vitto e alloggio li avete, ai divertimenti penserete una volta finita la scuola… a divertirsi c’è sempre tempo, prima il piac… prima il dovere e poi, nel caso, il piacere… etc… del resto, la parola d’ordine oggi è: SACRIFICI!… Tutti si fanno i sacrifici… ah! Il Paese attraversa una brutta crisi e bla BLA bla bla bla BLA BLA bla bla bla bla bla bla bla…

andrea pazienza santi numi

Oggi segnalo soitu.es: se avessi una top ten di siti preferiti sarebbe sicuramente tra i primi 3.
Che cos’è soitu? E’ un portale d’informazione, diretto da Gumersindo Lafuente (ex direttore di elmundo.es): una cosa tipo repubblica.it ma avanti anni luce rispetto al primo quotidiano telematico italiano.

soitu non va in edicola, ha collaboratori sparsi in ogni angolo del globo, rubriche e articoli scritti direttamente dagli utenti, concorsi a premi, molta – e bella – pubblicità, commenti a volontà e grafica impeccabile.
Applausi più una meritatissima ola.

++ soitu.es ++

soitu.es

escena 1: madrid.
calles anchas y metro nuevo.
espacio ya no es espacio, por fuera parece una libreria. se llama ‘caravanserraglio’. es verano.
chicos esperan fuera, sentandos, jugando a la playstation. estan a la espera del secundo espectaculo teatral: dentro no cabe nadie mas.
en el medio de la plaza una bicicleta de plata retorcida, come si fuera una escultura de botero, pero muy delgadita.

escena 2: roma.
cruzo una calle y me encuentro en roma, en la plaza del quirinale.
parada militar, uniformes, musica solemne, muy poca gente a parte los militares.
dos helicopteros precipitan enseguida, nadie parece darse cuenta.
siguo andando, cruzo otra vez la misma calle.

escena 3: india.
un dromedario dentro un coche me anuncia que, volviendo atras, he acabado en la india.
cielo amarillo y gris, lluvioso aunque no llueva.
la plaza llena de miserables intentos a comprar poco y nada en un mercado mas pobre y miserable que ellos.
tres muyeres desenvuelven el turbante de otra compañera, sacan una culebra enredada en su pelo y la echan al suelo.
una niña me lleva a su casa: un tugurio donde estan durmiendo 3 hombres. me hace subir las escaleras hasta su cuarto.
su cuarto es un escalon de un metro escaso, cubierto por una manta. me dice de sentarme.
despierto.

que ora es? son las 11 en mi sueño.
las 6 de la mañana en mi cama.

me pregunto de donde salen las pesadillas primaverales.
sobretodo cuando fuera es mayo, y todavia llueve.

pesadillas madrid

Leggo, questa volta in spagnolo, un vecchio articolo su REDES, Rivista spagnola per l’analisi delle reti sociali, di Ainhoa de Federico de la Rúa che sembra scritto ieri (ma anche oggi): La dinámica de las redes de amistad. La elección de amigos en el programa Erasmus (La dinamica delle reti di amicizia. La scelta degli amici durante il programma Erasmus).

Come si formano le amicizie? In primo luogo le persone amano avere amici ed è logico: gli amici sono una fonte importante d’identità, sanno ‘chi siamo realmente’ e ci accettano così come siamo. Poi rendono la nostra vita più piacevole e più facile: condividono le nostre idee e le nostre passioni, ci aiutano nei piccoli problemi quotidiani e durante i momenti di crisi esistenziale. Però le amicizie, per quanto magiche, speciali e personali possano sembrare, si formano in contesti sociali e sono soggette a norme e modelli specifici…”.

Dopo una piacevole introduzione sull’amicizia si passa all’analisi delle reti di conoscenti e amici costruite da 103 studenti Erasmus, provenienti da 10 paesi differenti, nell’università di Lille (anno 1995: un secolo fa, è il caso di dirlo).

Conclusioni? Gli Erasmus preferiscono gli Erasmus: tra gli amici più stretti raramente figurano studenti locali, essendo l’elemento di alterità (essere stranieri) prevalente rispetto a qualsiasi altro fattore. Suggerimento pratico dell’autrice: sistemare gli Erasmus in residenze studentesche e/o appartamenti (anche) con gli autoctoni. Sono perfettamente d’accordo.

Ma dov’era tutto questo materiale quando mi serviva per la tesi? Misteri della documentazione e di Internet.

++ La dinámica de las redes de amistad. La elección de amigos en el programa Erasmus su REDES ++

Leggo, in francese,  grazie all’OVE (L’Osservatorio nazionale della vita studentesca) la tesi di dottorato in Scienze dell’educazione di Vassiliki Papatsiba, Le séjour d’études à l’étranger: formation, expérience. Analyse des rapports d’étudiants français ayant bénéficié du programme Erasmus (Il soggiorno di studio all’estero: formazione, esperienza. Analisi di alcuni rapporti di studenti francesi che hanno partecipato al programma Erasmus).

Mettetevi comodi perchè qui, oltre il titolo, anche il testo è lungo: 458 pagine, niente riassunto in italiano e nemmeno in inglese (‘la grandeur de la France’…).

A parte gli scherzi, il testo è molto interessante ed è diviso in 4 parti:

  1. Insegnamento superiore, mobilità studentesca e rapporti di fine soggiorno
  2. Interpretare i testi: costruzione di un metodo
  3. Il soggiorno Erasmus: tra esteriorità e interiorità
  4. Il soggiorno Erasmus: tra esperienza e scrittura

I rapporti di fine soggiorno sono le relazioni scritte da 80 studenti francesi ad esperienza conclusa: 800 pagine analizzate dal buon Vassiliki per concludere che “gli studenti Erasmus incarnano in maniera esemplare le contraddizioni […] della gioventù contemporanea: portatrice di tendenze d’omologazione da un lato e di spinte avventurose dall’altro: Pigmalione e […] Pinocchio.”

++ Le séjour d’études à l’étranger: formation, expérience di Vassiliki Papatsiba (in pdf) ++

Leggo su Cosmopolis un interessante intervento sul progetto Erasmus: “Il programma Erasmus: significati e sviluppi” di Luca Raffini e Luca Alteri.

Se andate di fretta saltate il paragrafo iniziale e andate direttamente alla sezione “L’Erasmus in Italia”, dove gli autori analizzano i flussi degli studenti in partenza e in arrivo dai paesi europei più grandi arrivando alla conclusione (prevedibile?) di un’Europa a due velocità: paesi centrali nella geografia dei flussi Erasmus (Francia, Germania e Spagna) e paesi periferici (Inghilterra e Italia).

In particolare l’Italia è il paese che ha il più forte squilibrio nell’invio e ricezione di studenti Erasmus e la nazione che perde rapidamente prestigio e “appeal” nei confronti dei giovani studenti europei. Il problema non è solo turistico, come sostengono – preoccupati – gli autori, ma antropologico: può l’Italia, storicamente in prima linea con Francia e Germania per la costruzione dell’UE, farsi superare dalla Spagna andando ad affiancare gli inglesi, i più euroscettici del vecchio continente?

Direi che è il caso di preoccuparsi. Facendo della facile ironia, ma veramente facile, oserei dire: rialzati università! Prima che sia troppo tardi.

++ Il programma Erasmus: significati e sviluppi su Cosmopolis ++

Oggi, 23 aprile 2008, è la giornata mondiale del libro. Sia Shakespeare che Cervantes morirono quest'(in)fausto giorno. Se siete a Madrid e comprate un libro vi regalano una rosa.

Siccome siamo in rete e ci risulta scomodo regalare rose ai lettori, celebriamo la ricorrenza intervistando Davide Faraldi, autore di Generazione Erasmus (e adesso cosa fai?), pubblicato da Aliberti.

Cominciamo dalle curiosità personali: quando, come e dove ti sei imbattuto per la prima volta nel progetto Erasmus?
Nel 1998, a Nizza, dove studiavo. Ero al primo anno di università e ho incontrato dei ragazzi italiani che stavano vivendo questa esperienza. Lì è cambiata la mia vita. Personalmente non sono mai stato un Erasmus ufficiale, nel senso che non ho mai avuto una borsa di studio per andare all’estero, ma durante la ricerca tesi per la laurea a Genova ho potuto trascorrere 9 mesi a Southampton nel 2003 come visitor (Erasmus senza borsa). In ogni caso durante tutto il percorso di studi ho frequentato gli erasmus che venivano a Nizza o che son stati a Southampton, ecco perché penso di conoscerli un po’…

Come definiresti l’esperienza dell’Erasmus?
Incredibile, formativa, educativa. Spesso quando si parla di Erasmus si parla solo di feste e divertimenti: sbagliatissimo! Non dico che non ci siano, anzi! Ma l’Erasmus è favoloso perché permette di crescere: ci si ritrova lontani da casa senza amici, senza famiglia, senza sapere di chi ci si possa fidare, senza un passato! E poi lingua nuova, posti nuovi, culture diverse… si scoprono i valori della solidarietà, della comunione, dell’amicizia, dell’interculturalità. E’ per quello che la ritengo fondamentale per la crescita di un giovane, ma a chi non se la sentisse consiglio almeno di andare a studiare fuori sede.
Continue reading “Intervista a Davide Faraldi, autore di Generazione Erasmus”

Sembra che gli Erasmus si stiano pian piano convertendo in romanzieri. L’ultimo libro di un ex Erasmus sull’Erasmus è edito da Aliberti: Generazione Erasmus (e adesso cosa fai?) di Davide Faraldi.

Siamo a quota tre sette libri (italiani) sul progetto Erasmus, il più amato dagli studenti. Abbiamo già parlato degli altri 2. Ci dobbiamo preoccupare?

Stefano ha ventisei anni, è appena tornato da uno dei viaggi che gli hanno permesso di girare l’Europa. Ha finito di studiare, non ha un lavoro, non ha una donna, non ha un luogo che possa chiamare casa. Ha solo questa domanda fissa in testa: «E adesso cosa fai?», la domanda che tutti gli rivolgono, e a cui lui non sa cosa rispondere. Comincia così a ripercorrere la sua vita: gli entusiasmanti anni universitari di Nizza, la scoperta dell’Erasmus e della Generazione E, le donne e gli amici che lo hanno accompagnato nella sua crescita, le difficoltà al suo ingresso nel mondo del lavoro.

// Aggiornamento 2011 //

Cresce il numero di ex Erasmus diventati scrittori. Aggiorniamo la lista di romanzi sull’Erasmus:

* Generazione Erasmus di Lorenzo Moroni, Eventual-Mente, 2003.

* La mia Irlanda. Un sogno lungo sei mesi: l’esperienza indimenticabile di una studentessa Erasmus di Francesca Barzanti, L’Autore Libri Firenze, 2005.

* L’occhio dell’Erasmus di Walter Melillo, Editing Edizioni, 2006.

* Back for good di Viviana Segantini, Panda Edizioni, 2007.

* Generazione Erasmus (e adesso cosa fai?) di Davide Faraldi, Aliberti, 2008.

* Quando Lorenzo visse a Barcellona. Quaderni e e-mail della borsa Erasmus di Lorenzo Vecchio, A & B, 2008.

* Se solo mia madre sapesse di Davide Chiara, Boopen LED, 2010.