colori salento perù

Il Salento fuori stagione sembra diverso, a partire dal paesaggio. Somiglia alle altre terre di confine, a luoghi posti alle fine del mondo. Al di là della monotonia dei filari di ulivi – imponenti, secolari, attorcigliati come fossero tarantati – i colori sembrano appartenere a un altro emisfero e a paesi che stanno agli antipodi: Ecuador, Argentina, Perù.

Il Salento fuori stagione: ai confini della terra

La terra, per prima, è di colore rosso, pare tinta di porpora. Il cielo, sarà che non ci sono montagne né colline, piomba subito col suo azzurro intenso sul verde delle chiome degli alberi bassi e sul giallo misto di grano, ginestre e sterpaglia che a chiazze copre il rosso sangue del terreno. Di notte diventa tanto scuro che pare nero e si vedono più stelle di quante ne riporta il planetario. Il mare è per un giorno di un blu furioso, spazzato dal vento che aizza la spuma bianca sotto il cielo terso. Il giorno dopo è di un verde acquamarina, trasparente e calmo. A occhio nudo si vedono i ricci neri, le alghe sinuose, i pesciolini che finiscono nella frittura.

Sarà la primavera ma non ci sono mezzi toni, tinte tenui, sfumature delicate in questo lembo di terra stretto e lungo dove si incrociano due mari.

Neanche i segni degli uomini sono leggeri. Costruzioni in pietra in mezzo ai campi servivano – servono ancora? – da riparo ai contadini e a tenere al sicuro gli attrezzi per la semina e il raccolto. Sembrano trulli piccoli, li chiamano “pajare”. Alcuni, più piccoli ancora, pare servissero a tenere il gallo lontano dalle femmine quando non era il momento della riproduzione: i “puddaru”. Sono di un bianco che brucia gli occhi.

In Salento si coltiva grano, si fa l’olio, si raccolgono mandorle. Ho l’impressione con poche macchine o punto, sostanzialmente a mano.

All’interno la cucina è quella povera, di terra. Basta spostarsi a Patù, a pochi chilometri da Leuca. Terra vuol dire verdure, legumi, erbe spontanee: cicorie, fave, piselli gialli, patate, peperoni, pomodori, carciofi, cime di rapa. Carne quando capita e di animali di piccola taglia: pollame, conigli, agnelli.
Sulla costa si aggiunge quello che si prende da scogli e sabbia: ricci di mare, cozze pelose. Poi gamberi piccoli e rossi. Polpi sbattuti per farli arricciare.

La terra del rimorso: Nardò e il tarantismo

Passiamo da Nardò. De Martino scriveva di una Maria di Nardò morsa dalla tarantola – della troppa fatica, del troppo amore, del destino ineluttabile – e curata da nastri colorati, da bande di paese con violini e fisarmoniche, dalla musica e dal ballo frenetico che uccide il ragno invisibile che strega, perlopiù le ragazze, con la sua malìa.

Le crisi individuali si risolvono ancora grazie alla comunità? Con quei riti di vita e morte che fino a pochi decenni fa erano simili a latitudini così diverse? Tarante in Puglia, argia in Sardegna, vudù in Africa e nelle colonie del nuovo mondo.

Com’è più facile capire quello che è lontano nel tempo e nello spazio. Quanto è ancestrale, liberatorio, risolutivo quello che abbiamo davanti agli occhi? L’opulenza dei matrimoni, le luci della festa, la tecnologia che ci ipnotizza…

Se Patù fa rima con Perù

Mi accorgo di non avere neanche una foto di un paesaggio salentino e nemmeno di quello che ho mangiato. Ho fatto solo ritratti, con la macchina fotografica. Niente col telefono.
Cerco su internet un’immagine di Patù di notte: una chiesetta e un paio di strade bianche di pietra. Non ce n’è una bella. Quest’estate il Salento si riempirà di tavolini all’aperto e turisti. Mangeranno cime di rapa fuori stagione, di un verde più tenue, e non si faranno bastare i ricci. Caricheranno con filtri saturi le immagini delle loro vacanze tutte le volte che il cielo e il mare non sembreranno abbastanza blu.

Ma andranno via e torneranno gli stessi colori che, non so perché, sanno di Perù.

L’immagine è Cusco, in Perù. Di Boris G/flickr

Da poco più di 24 ore potete trovare nelle migliori librerie (cioè quelle di casa vostra!) Goodbye mamma!, la bibbia per italiani entusiasti (o esausti) alla ricerca del paradiso perduto: un posto all’estero qualunque, basta che sia al di fuori dell’Italia.

Goodbye mamma! Perfetto per (ex) Erasmus, espatriati e aspiranti cervelli in fuga

Sono 10 i capitoli del libro, firmati da una miriade di autori e collaboratori sparsi non uniformemente per il globo terracqueo, animati dalle migliori intenzioni. L’eterogeneo gruppo ha raccolto esperienze e preziosi consigli utili a chi, già pronto con valigia di cartone e tablet di ultima generazione, non aspettava altro per salpare verso mete più o meno esotiche.

Venghino, signori, venghino!

Il primo capitolo è addirittura gratuito (in periodi di crisi ogni scusa è buona!) e si scarica da qui: http://www.goodbyemamma.com/libro/.

Gli altri costano quanto un caffè servito in un bar appena appena pretenzioso: 1,99 euro. Il libro intero costa quanto una pizza e una birra: 9,99 euro (i napoletani si astengano da qualsiasi commento!). E il terzo capitolo “Noi e loro. Identità culturali a confronto“, purtroppo per voi, l’ho scritto io, in collaborazione con Massimo Giovanardi.

Volevate il regalo perfetto per Natale? Eccovi serviti e mandatemi una cartolina dal nuovo mondo!

goodbyemamma_libro

Stamattina, come da un paio di giorni a questa parte, la sveglia è suonata alle 6 e 30. Quando posso, dopo un paio di ore di lavoro sostituisco la solita pausa con una bella nuotata a Cetara, in Costiera amalfitana: 15 minuti per arrivare in spiaggia, qualche bracciata, un po’ di sole e di nuovo al lavoro.

Oggi, però, non ho proprio potuto evitare di tornare dal mare a mani vuote: cozze, ricci e lumache sono tornati a popolare – affollare è il termine giusto – i fondali della Costiera. In pochi minuti, solo con una maschera e un paio di occhialini, in tre abbiamo recuperato un kilo di cozze, una decina di ricci e qualche lumaca.

Pranzo a base di pesce, allora. Ma com’è stressante l’estate dalle mie parti!

riccio pescato in costiera amalfitana

pesca a cetara, costiera amalfitana: ricci, cozze, lumache

pesca a cetara: ricci, cozze, lumache

Quest’anno ho dovuto aspettare fino al 27 maggio per inaugurare la stagione estiva con il primo bagno: una lunga nuotata a Cetara, spiaggia della “torretta”, a pochi chilometri da casa. Nonostante l’acqua non fosse ancora della temperatura giusta: in acqua eravamo in 5, su circa 40 persone presenti in spiaggia.

Cetara è uno dei piccoli comuni della Costiera Amalfitana e il più vicino partendo da Salerno (saltando Vietri sul Mare che è sempre meno praticabile).

panorama torretta cetara costiera amalfitana salerno

Proprio il 27 a Cetara si stavano preparando per le orde di turisti che sbarcheranno a breve in costiera: terminata la ristrutturazione della Torretta, finalmente visitabile, un paio di trattori stavano sistemando le spiaggette vicino al porto, famoso per la pesca di alici (la pasta con la colatura di alici dicono sia spettacolare). Anche in spiaggia alla torretta ancora pochi bagnanti, bar chiuso e niente ombrelloni: la situazione balneare che preferisco!

spiaggia mare cetara costiera amalfitana salerno

Avvistati in acqua: un riccio, molte piccole cozze, castagnole, mini occhiate e altri pesci piccoli non meglio identificabili. Da segnalare 3 papere (sì, papere!) che facevano il bagno e un sub che ha scovato un discreto numero di polipetti.

Del tutto diverso il primo tuffo dello scorso anno a Cavoli, isola d’Elba: era il 25 aprile e, a parte me, tante piccole meduse nuotavano indisturbate nell’acqua cristallina di una delle più belle insenature dell’isola.

spiaggia di cavoli isola d'elba livorno al tramonto

mare cavoli isola d'elba livorno

Primi giorni di ottobre, viaggio in macchina con partenza all’alba da Cava de’ Tirreni, arrivo a Priverno di buon mattino e ritorno a casa costeggiando le spiagge di Terracina, Sperlonga e Gaeta con un bel sole primaverile.

Alle solite raffiche di vento che immancabilmente si abbattono sull’A1 all’altezza di Caserta si aggiunge la nebbia, che ci accompagna per tutto il tratto che attraversa l’agro pontino, ex palude bonificata negli anni 30 e, oggi, ultimo avamposto a nord dell’allevamento di bufale – con relativa produzione di mozzarella. Abbandoniamo l’autostrada del Sole, per fortuna con la relativa nebbia, raggiungendo Priverno col sole alto.

priverno latina fontana

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Limoni e mozzarella?!? Ok, l’accostamento può sembrare azzardato. Infatti la ricetta non è mia ma di un inglese di passaggio da queste parti: Jamie Oliver (Great Italian Escape – Amalfi), e se non fosse il mio cuoco preferito non avrei tentato di sperimentarla a casuccia, la vigilia di Natale per giunta, infilandola nell’unico spazietto disponibile del menu tradizionale.

Ingredienti per 12 persone

  • 4 limoni (rigorosamente non trattati); una mozzarella di bufala; 3 pomodorini; foglie di menta, alloro e limone; sale e pepe.

limoni ripieni di mozzarella

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Segnalazione gastronomica. Il Natale e’ alle porte e siamo tutti piu’ buoni, comprese le ricette da gustare durante le feste.

Delicious days e’ il blog culinario  di due tedeschi di Monaco che non sono cuochi professionisti (anche se, volendo, potrebbero): Nicky e Oliver regalano ricette, racconti di viaggio, belle foto  e qualche plugin per wordpress.

Bella la grafica e facile la navigazione: proprio delizioso.

++ Delicious days ++

delicious days

Mi tornano in mente in questi giorni i versi di Dino Campana:
Fabbricare, fabbricare, fabbricare
preferisco il rumore del mare
.

Le condizioni di quella che una volta era ‘acqua azzurra, acqua chiara’ sono di nuovo pessime. Chilometri di spiagge salernitane (e naturalmente casertane e napoletane) con il divieto di balneazione. Emergenza sanitaria, emergenza rifiuti, emergenza turismo. Ma è possibile che ogni anno si ripete la stessa storia? Sono decenni che siamo all’emergenza perenne.

Su AgoraVox c’è un lungo e triste articolo sull’argomento: Le emergenze sospette della Campania. Triste perché oltre alle vacanze, quasi si perde ogni speranza di cambiamento.

Fabbricare, fabbricare, fabbricare: le scorie materiali e morali della camorra – che in questa regione, e non solo, è dappertutto –  mangiano, corrompono, distruggono qualsiasi cosa.

Ci basta sentire il rumore del mare?