mamma sud in cucina cosa mangi

Al telefono con #mammabionica dopo l’ultima trasferta al sud.

Descrivo brevemente “Mamma Bionica”, ribattezzata con hashtag scintillante #mammabionica. #mammabionica si sveglia all’alba e, in ogni caso, sempre prima di voi: tornate alle 5 da una notte di balordi? #mammabionica è già sveglia. Dovete prendere un aereo alle 4 del mattino? #mammabionica sta lì pronta col caffè in mano. Si deduce che non dorme mai, è un po’ la versione femminile dell’uomo bicentenario di Robin Williams. Poi sa fare tutto: cucinare, cucire, ricamare, fare giardinaggio, coltivare l’orto, dar da mangiare alle galline (5), al marito (1) (#papaguidamichelin, ne parleremo a breve…), ai figli (3), ai nipoti (2+ 1 e mezzo), a 4 cuccioli di gatto e una decina di gatti adulti, a ospiti più o meno fissi e gente di passaggio.

In una giornata è capace – oltre alla preparazione di tre pasti completi per tutti i presenti – di potare i limoni, raccogliere il mirto, mettere sotto sale le alici, fare il pane nel forno a legna, cucire un prendisole prendendo le misure direttamente sulla nipotina che corre in giardino, appisolare la medesima nipotina inventando ninnenanne, leggere l’ultimo libro di Erri De Luca, fare un dolce, litigare con #fratellocuoco su ogni argomento culinario/agricolo/campestre, mettere i peperoncini sott’olio e così via praticamente all’infinito.

#mammabionica è sempre preoccupata che non si mangi mai abbastanza. E’ una preoccupazione che ha “de visu” (quando siete presenti) ma soprattutto a distanza. Ha l’abitudine di caricare di provviste i figli che non abitano più nella casa di famiglia. Se tornate giù al sud per il weekend (a Napoli “giù” vuol dire a casa: potete anche anche partire dalla Sicilia per andare giù a Napoli in barba ai meridiani e paralleli)  vi riempirà la valigia di generi alimentari, incurante delle vostre proteste (“Ma io devo portar su il piumone… fa freddo! E poi anche a Roma ci sono i supermercati!”). Non c’è niente da fare.

Questo è il dialogo telefonico del lunedì, dopo che domenica sera, sbarcate dal treno Salerno/Roma a Termini evitando i cani polizziotto pronti ad inseguirvi fino al Colosseo andando dietro all’odore del cibo, avete spostato il contenuto del trolley in frigorifero.

Al telefono con la tipica mamma del sud

#mammabionica: “Ma poi ieri i limoni li hai messi in valigia?”
iosenzahashtag: “Sì mamma, almeno due chili.”
#mammabionica: “E le uova delle galline? Non erano tante, ne hanno fatto giusto 2 dozzine… le hai prese?”
iosenzahashtag: “Sì, quelli di Italo me le hanno fatte tenere sulla poltrona Frau per evitare che si rompessero…”
#mammabionica: “E la ciambella che ho preparato con i mandarini cinesi del giardino?”
iosenzahashtag: “Certo che sì.”
#mammabionica: “E il pane cafone?”
iosenzahashtag: “Ce l’ho, ce l’ho!”
#mammabionica: “E le polpette di melanzane che ho fritto stamattina alle 6?”
iosenzahashtag: “Quelle le ho pure già mangiate.”
#mammabionica: “E l’insalata dell’orto? E i pomodori dell’orto? E i fichi, la zucca, le carote, la cicoria, i peperoncini dolci, i peperoncini piccanti…”
iosenzahashtag: “Sì mamma: avevo almeno 10 chili di cibo, ho preso tutto!”
#mammabionica: “E le noci? Non ho visto se le hai portate… certo avevano ancora il mallo ma sono buone. Le hai prese?”
iosenzahashtag: “Ehmm, no, le noci no. Mi sono dimenticata.”
#mammabionica: “Ma allora non ti sei portata niente!!!”

E sì, lo so: morirò di fame.

mamma_bionica

madre roma monti

A Monti è tutto un fiorire di nuove aperture. Segnalazione per #fratellocuoco.

Introduco brevemente e uno alla volta i personaggi che popoleranno questo blog. Esistono solo nella mia testa. O forse no.

Cominciamo da #fratellocuoco. “Fratello Cuoco” – ma lo chiameremo sempre e solo #fratellocuoco tuttoattaccatoeconhashtagchenonserveaniente –  è un giovine “skef” creativo che reinterpreta in chiave moderna i piatti della tradizione (che frase originale, proprio un concentrato di creatività). Figura mitologica, per metà contadino, per metà guru new age e per metà cuoco (in quanto essere mitologico può avere tre metà) vive un po’ nei campi, un po’ in cucina e molto in giro. A lui racconteremo quel che succede nel mondo della ristorazione. Anche se già lo sa.

Cominciamo col sintetizzare alcune novità della magica – a Roma si dice “magggica” – movida capitolina che possono servire come spunto per (non) inserire determinati piatti in un ipotetico menu di un ipotetico ristorante di una ipotetica città del sud dove ipoteticamente #fratellocuoco potrebbe lavorare a breve.

Cucina napoletana a Roma: le nuove aperture a Monti

Insomma, si sa che la cucina napoletana ha un certo fascino sia che si concretizzi nel ragù domenicale di mammà (nel nostro caso #mammabionica ma non anticipiamo gli altri personaggi…) sia che venga declinata in creative e scenografiche varianti da baldanzosi – a Napoli si dice “chiatti”- chef col tatuaggio di Maradona sul braccio.

Roma, con la pantagruelica generosità che le è propria – a Napoli si chiama “strafottenza” – ama tantissimo le cucine del sud: sud Italia, sud del mondo. Del sud in generale. Soprattutto la cucina napoletana. Lo dice anche la sindaca: “è bella, bella, bellissima”. Tutta questa bellezza culinaria si concentra nello storico quartiere Monti, il rione più alla moda che ci sia. Anche troppo, a parere di chi scrive. A Monti c’è un tripudio di specialità campane declinate in modo monotematico – a Napoli direbbero “appallante” -. Esaminiamo nel dettaglio le qualità dei locali che hanno aperto da poco.

Ce stamo a pensa’: bravi, continuate a pensacce

Ce stamo a pensa’ fa i fritti classici: pizzette, calzoncini ripieni, timballini di pasta. Devono aver preso sul serio i diminutivi perché le porzioni non sono affatto abbondanti. I prezzi invece sì. Questo è il principale difetto della stragande maggioranza dei locali monticiani: siccome il quartiere è diventato un posto “trendy” ti fanno pagare tutto al triplo del prezzo “giusto”. A Napoli il cibo di strada ancora non si chiama “street food”, non se la tira (ovviamente ci sono le eccezioni) e non viene venduto in gioielleria. Provato una volta, non credo che tornerò.

Boccacciello: in attesa di giudizio

Da Boccacciello mettono tutto in barattoli di vetro. A Napoli barattolo si dice “buccaccio” ma è accreditata anche la versione derivante dal francese boite , “buatta”. Ovviamente ci sta la parmigiana, il gattò – a Parigi gateaux -, le verdure, i dolci. E quindi? Non saprei. La vendono come l’idea del secolo e tutto questo marketing culinario un po’ (ma giusto un po’, eh…) ha stufato. Non l’ho ancora provato ma supererò il fastidio per dare un giudizio di merito.

Pizza Trieste: la pizza che non t’aspetti

Pizza Trieste a dispetto del nome non è napoletana nè nordica. I proprietari sono di quella regione del centro Italia sia singolare che plurale: Abruzzo/Abruzzi. E vabbè, la nota di geografia l’abbiamo fatta. La pizza la cuociono in un pentolino, in forno (elettrico). L’impasto non è male: farina bianca, ben lievitata, soffice il giusto. Per me già che non abbia la consistenza di un cracker, come tutte le pizze romane, è un grande risultato: promossa a pieni voti.

Sul giudizio positivo influisce che avevano appena messo su un cd di Lucio Dalla. Nota divertente (di colore, si diceva una volta): il locale è diviso in due ambienti che non comunicano tra loro quindi si fa l’ordine al banco e poi ti portano la pizza ai tavolini uscendo sulla strada. Sarà interessante vedere che si inventeranno per evitare che ci finisca dentro l’acqua piovana ora che inizia l’autunno. Prezzi giusti, considerata la zona e la  qualità delle materie prime (una margherita a 2,20 euro). Ci tornerò.

Madre: “cazzimma” allo stato puro

Madre ovvero “non date mai carta bianca a un napoletano”. Questo deve essere un posto meraviglioso perché l’abbinamento cucina peruviana/cucina napoletana è un’operazione che può riuscire solo a un napoletano infinitamente dotato di cazzimma. A Napoli con “cazzimma” si identifica un tipo senza scrupoli, qualcuno disposto a usare ogni mezzo per il proprio tornaconto personale. Ma, accanto a quest’accezione totalmente negativa, può indicare anche chi è così sfrontato e tanto guascone da risultare inarrestabile e irrimediabilmente simpatico. A questi ragazzi non deve difettare nemmeno l’ironia perché ce ne vuole proprio tanta per mettere nello stesso menu la ceviche e la pizza.

Segnalazione per #fratellocuoco: la combinazione Napoli-Perù offre spunti interessanti per Ghepardo e non solo. Da provare quanto prima per verificare se i prezzi sono giustificati da capacità tecniche e materie prime oltre che dalla posizione centrale ma abbastanza lontano dalle viuzze più pretenziose di Monti. Una marinara a 14 euro genera tante aspettative. Vi farò sapere se non andranno deluse.

madre_roma_ceviche

madre_roma_pizza

in cucina cosa mangio cibo

Mi arrendo. Con l’età bisogna fare delle scelte. Fotografia, viaggi, giardinaggio, musica, cinema, jogging… è inutile fingere di avere interessi plurimi quando il mio chiodo fisso è solo uno e le mie giornate trascorrono cercando di rispondere nel modo più gaudente possibile alla domanda: “Oggi che mangio?“.

Che mangio oggi? Come risolvere un problema esistenziale

Racconterò la mia ossessione quotidiana per il cibo non sul lettino di un analista (almeno fino a quando non sarà previsto un aperitivo da consumare nel corso delle sedute) ma in questo spazio.

Non troppo spesso ma nelle pause tra colazione, pranzo e cena e nei momenti in cui non sono impegnata a fare la spesa al mercato, a provare locali vecchi e nuovi, a studiare abbinamenti e varianti per le cene casalinghe, a messaggiare su whatsapp col fratello cuoco, ad andare a spasso per Roma in cerca di cibo buono, a ritornare al mare e ai monti della mia infanzia per recuperare i limoni dell’orto, la colatura di alici di Cetara e il pane fatto in casa.

E, niente. Ora vado che ho le pentole sul fuoco. Per la precisione uova a chilometro zero (delle galline di mammà) e ciambotta di fine estate.

ode al vegano tu mi tuberi

.Non sono stata folgorata (almeno non del tutto) sulla via di Damasco di nostra signora delle Verzure ma sono un’adepta saltuaria della religione vegana. Non posso, però, non notare un progressivo imbarbarimento del senso civico (o una leggera flessione del senso sociale, come direbbe Gazzè) unito a un ostile accanimento in chi si ingegna per trasformare una legittima scelta alimentare in una religione, finendo col dividere come al solito NOI (i buoni) dagli ALTRI (i diversamente vegani ovvero i nuovi mostri) cercando di fare proselitismo in ogni luogo, in ogni lago e non mi ricordo più la canzone che ovviamente non è di Gazzè…

Sicché avendo addirittura sognato una specie di dibattito fra le due opposte fazioni – vegani e non -, sotto forma di rap atipico o canzonetta sincopata, mi appello al mio consueto spirito del tubero nell’augurarvi lieti sogni pieni di ogni tipo di leccornia che più vi aggrada.

Ode al vegano o rap anticircadiano o tu mi tuberi

Io sono sensibile, ho sviluppato il mio lato umano
ho più rispetto per le mucche che per un campo di grano.
S
offro anche quando vedo un vegetariano
sono integralista nel profondo
mi batte solo il fruttariano.

Però… però…
tutto il mio senso civico si concentra nel piatto.
S
gaso con il SUV con lo stereo a palla come un qualsiasi coatto.
I
nsulto i carnivori su facebook da uno smartphone di ultima generazione fabbricato non so dove e non mi interessa a quali condizioni.
M
angio formaggi e derivati in forma di insulse imitazioni.
M
i beo di coltivazioni bio magnificandone la supremazia chimica senza conoscere nemmeno la molecola di H2O.
V
edo un complotto demo-pluto-giudaico anche nel consorzio del crudo di Parma.
M
i appello a un originario veganesimo parasillogistico ed evoluzionistico:
se discendiamo dalle scimmie non dobbiamo mangiare carneeeeee!!!
(Sì, però dovremmo vivere nudi sugli alberi senza elettricità e acqua correnteeeee!!!).

Non so come fate a non impressionarvi davanti alla carneficina quotidiana di povere bestie.
Quando io passo indifferente tra barboni, poveri e malati di mente.
N
on riconosco dignità ai vegetali ma solo ai mammiferi che mi somigliano di più.
Ee non mi accusate di antropocentrismo per carità.
I
o non seguo una moda ma sono vegano fin dal concepimento e filtravo quello che mangiava mia madre facendo nodi al cordone ombelicale.

Se scopro che al bar mi hanno macchiato il caffè col latte vaccino sono capace di farmi venire una crisi epilettica e ovviamente denuncio il titolare per attentato ai miei diritti costituzionali.
S
e chi raccoglie la frutta e verdura che mangio è un immigrato trattato come una bestia non mi pongo il problema in quanto non trattasi di maltrattamenti di animali ma di umani.
D
a quando non mangio carne sono in pace con il mondo e in guerra solo con una percentuale maggioritaria di vegetariani, carnivori e onnivori!

ode al vegano tuberi

Segnalazione gastronomica. Il Natale e’ alle porte e siamo tutti piu’ buoni, comprese le ricette da gustare durante le feste.

Delicious days e’ il blog culinario  di due tedeschi di Monaco che non sono cuochi professionisti (anche se, volendo, potrebbero): Nicky e Oliver regalano ricette, racconti di viaggio, belle foto  e qualche plugin per wordpress.

Bella la grafica e facile la navigazione: proprio delizioso.

++ Delicious days ++

delicious days