Quest’anno ho dovuto aspettare fino al 27 maggio per inaugurare la stagione estiva con il primo bagno: una lunga nuotata a Cetara, spiaggia della “torretta”, a pochi chilometri da casa. Nonostante l’acqua non fosse ancora della temperatura giusta: in acqua eravamo in 5, su circa 40 persone presenti in spiaggia.

Cetara è uno dei piccoli comuni della Costiera Amalfitana e il più vicino partendo da Salerno (saltando Vietri sul Mare che è sempre meno praticabile).

panorama torretta cetara costiera amalfitana salerno

Proprio il 27 a Cetara si stavano preparando per le orde di turisti che sbarcheranno a breve in costiera: terminata la ristrutturazione della Torretta, finalmente visitabile, un paio di trattori stavano sistemando le spiaggette vicino al porto, famoso per la pesca di alici (la pasta con la colatura di alici dicono sia spettacolare). Anche in spiaggia alla torretta ancora pochi bagnanti, bar chiuso e niente ombrelloni: la situazione balneare che preferisco!

spiaggia mare cetara costiera amalfitana salerno

Avvistati in acqua: un riccio, molte piccole cozze, castagnole, mini occhiate e altri pesci piccoli non meglio identificabili. Da segnalare 3 papere (sì, papere!) che facevano il bagno e un sub che ha scovato un discreto numero di polipetti.

Del tutto diverso il primo tuffo dello scorso anno a Cavoli, isola d’Elba: era il 25 aprile e, a parte me, tante piccole meduse nuotavano indisturbate nell’acqua cristallina di una delle più belle insenature dell’isola.

spiaggia di cavoli isola d'elba livorno al tramonto

mare cavoli isola d'elba livorno

Ingredienti per 6 persone:

  • 200 gr di frutti di mare (vongole, lupini, fasolari), 6 scampi, 6 gamberoni, 1 seppia, 1 calamaro, 2 spicchi d’aglio, pomodori secchi, 3 cucchiai di salsa di pomodoro, 6 pomodorini, 1 peperoncino piccante, mezzo bicchiere di vino bianco, prezzemolo, basilico, timo, olio d’oliva, sale e pepe

[Parentesi: questa è una rielaborazione della famosa ricetta degli scialatielli ai frutti di mare, tipica della costiera amalfitana. Siccome non cucinavo da un po’ ho volutamente esagerato, aggiungendo gamberi, scampi, seppie e calamari e la salsa ai pomodori secchi].

Fate friggere in una pentola con un cucchiaio d’olio l’aglio e il peperoncino. Aggiungete tutto ciò che odora di pesce (scampi, gamberi, seppia e calamaro a pezzetti e i frutti di mare, dopo averli fatti ‘aprire’ in una pentola a parte con un po’ d’acqua), il vino e fate cuocere a fuoco ‘vivace’ per pochi minuti.

Unite la salsa di pomodoro, il timo e regolate di sale e pepe. Fate restringere il sughetto (poco, poco, altrimenti il pesce si ‘squaglia’).

Preparate la salsa coi pomodori secchi sott’olio: mettete aglio, olio, sale, pepe e prezzemolo in un frullatore (più i pomodori secchi) e – indovinate un po’? -, frullate.

Cuocete e scolate la pasta, meglio se scialatielli (li potete sostituire con spaghetti non troppo sottili o vermicelli). Versatela nel sughetto, aggiungete i pomodorini tagliati a metà e mantecate (cioè girate tutto a fuoco basso).

Mettete un po’ di salsa di pomodori secchi sul piatto da portata, aggiungete la pasta, prezzemolo o basilico per decorare e servite.

Buon appetito.

Ps: le ricette riguardano la preparazione di salse per condire la pasta, più che ricette da gourmet (il francese imperversa in cucina…) sono ricette facili, economiche e veloci consigliate agli studenti fuori sede. Ma siccome sono pure buone le consiglio a tutti.
Quantità di pasta a scelta, da 60 grammi a persona a infinito.

pasta frutti di mare ai tre pomodori

Per limonata intendo la bevanda che si ottiene dai limoni (sempre meglio puntualizzare).Finchè mi sono limitata a lasciare casa mia (e relativo giardino provvisto di ben 4 piante di limoni) per brevi spostamenti e viaggi di piacere ho avuto ben radicate (stiamo parlando di coltivazioni) le seguenti convinzioni:

  1. che esistesse un’unica varietà di albero appartenente al genere Citrus, che dà frutti due volte l’anno;
  2. che i frutti sono di un giallo intenso, con la buccia spessa e di grandi dimensioni;
  3. che le piante di limoni non avessero necessità di cure particolari (concimi) eccezion fatta per una specie di ‘velo’ dalle maglie fitte per proteggere i fiori e i frutti dal gelo invernale.

Quando mi sono trasferita all’estero per periodi più o meno lunghi ho scoperto l’amara realtà: i supermercati vendono limoni ‘rachitici’ come se fosse la cosa più normale di questo mondo. Piccoli, con la buccia sottile, chimicamente trattati e – si suppone – privi della calda copertura invernale.

Dal confronto tra i ‘nostri’ e i ‘loro’ limoni, ‘loro’ perdevano su tutti i fronti:

  • grandi vs piccoli
  • coperti vs scoperti
  • non trattati vs trattati.

Che lezione trarre dall’amaro conflitto? Come direbbero in modo più complicato i sociologi siamo abituati a considerare le altre culture con gli occhi della nostra: i nostri valori, i nostri modi di vivere, le nostre leggi sono ‘naturalmente’ migliori (così come il patrimonio artistico, i prodotti tipici, le squadre di calcio…). Ma lo sono per davvero o solo perchè ci siamo nati e cresciuti in mezzo?

E costituisce un merito nascere col sole della costiera amalfitana, per limoni ed essere umani?

La mia risposta è no: non autorizza a considerare superiore la propria cultura, anche se preferisco bere il limoncello del mio giardino.

limoni
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