C’è una canzone di Alex Britti, grande chitarrista con la faccia da dinosauro, che sembra scritta da un Erasmus appena tornato da Parigi (ma anche da Oslo, Camerino o Bilbao: piatti tipici a parte).
Si intitola Tornano in mente, chiudeva la mia discussione sulla tesi all’università (non fate commenti sarcastici, please…).

I primi 30 secondi di Tornano in mente da last.fm: http://www.lastfm.it/music/Alex+Britti/_/Tornano+in+mente

Il testo di Tornano in mente:

Parigi era di un bello devastante ed io troppo giovane e testardo,
un fascino accogliente e un pò ammaliante
io ero gia lì, ma ancora distante.

Il grigio che spegneva un pò i colori, l’arte raccontava i suoi dolori
il cibo saporito e coloniale, in mezzo a tanto freddo qualcosa di normale,
i viali coi colori degli artisti e le passeggiate interminabili
momenti a volte belli, a volte tristi sono ancora dentro incancellabili.

E tornano in mente cose di tanti anni fa
ti sembrerà niente però vuol dire che qualcosa ci sta.
Tornano in mente amici di tanto tempo fa
e tutta la gente che ho conosciuto in qualche modo tornerà.
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Se siete ex Erasmus vi sarà sicuramente arrivata per e-mail questa catena di Sant’Antonio che illustra le proprietà terapeutiche del progetto Erasmus e le sue controindicazioni:

Proprietà: farmaco di riconosciuta efficacia nella prevenzione e trattamento della timidezza, superficialità, nazionalismo, razzismo, sciovinismo e altri mali della società. Composizione: soggiorno in una città dell’UE per continuare gli studi universitari. Indicazioni: favorisce l’apprendimento delle lingue, la socievolezza e l’interesse per la cultura, la tolleranza e il sentimento d’appartenenza all’Europa. Posologia: somministrare almeno una volta nella vita, preferibilmente ai giovani. Presentazione: permanenza da 3 a 12 mesi. Controindicazioni: non descritte. Incompatibilità: la relazione sentimentale nel paese d’origine può essere danneggiata, per cui se ne sconsiglia l’uso simultaneo. Effetti secondari: la lingua madre può subire danni, così come qualsiasi terzo idioma studiato (questi sintomi scompaiono all’abbandono del trattamento); può prodursi aumento di partecipazione a feste, di bocciature, promiscuità, incapacità di vivere di nuovo con i genitori, critica dei costumi del paese d’origine, dipendenza da posta elettronica, moltiplicazione degli abbonamenti a Europa 15, viaggi per l’Europa per far visita agli amici, idealizzazione del medicamento. Precauzioni: in alcuni casi si è osservata dipendenza dal trattamento e depressione all’abbandonarlo; se così è somministrare viaggi periodici nella città Erasmus fino a quando la dipendenza si attenua. Avvertenza: si sono osservati casi di pazienti che si fermano anni nel paese di accoglienza; alcuni definitivamente. Intossicazione: l’intossicazione è rara, dato il suo elevato indice terapeutico. Senza ricetta medica.

Chi è l’autore (o l’autrice) di questo simpatico bugiardino? Ve lo dico oggi o ve lo dico domani?
Faccio come Gerry Scotti al Milionario, mando la pubblicità e vi lascio con un’ansia terribile (!) fino a domattina.

Se scrivere un libro non vi ha salvato dalla depressione post Erasmus (vedi articolo precedente) è proprio il caso di dire: ‘armatevi di curriculum e partite’.

Su Cafebabel ricco dossier per chi sogna di lavorare all’estero (ma anche per chi sogna di lavorare tout court, son tempi duri).
Magari il percorso da fare è un po’ più complicato di come viene descritto però lo spunto degli articoli è interessante.

Vivamente consigliato a ex Erasmus
(depressi e non), esuli, apolidi e squinternati vari.

++ AAA Lavoro all’estero cercasi (in italiano, inglese, francese, etc…) ++

lavorare estero

Girovagando su internet mentre facevo altro (come al solito) mi sono imbattuta in un libro – ma che dico ‘un’ libro: ben due libri – sull’Erasmus. Stupore? Ma anche no.
Pubblicati da case editrici minori – e quindi destinati alle cantine delle librerie più che agli scaffali delle stesse – sono un tentativo (valido?) di esorcizzare la tragica depressione post Erasmus che colpisce i giovani studenti al rientro nelle amate/odiate patrie.

L’occhio dell’Erasmus di Walter Melillo,
dato alle stampe nel lontano 2006 da Editing Edizioni (!) di Treviso e Back for good di Viviana Segantin, uscito da poco per Panda Edizioni (!).
Il primo è ambientato in Spagna e il secondo in Inghilterra; io non li ho letti e quindi non li posso consigliare (ma nemmeno sconsigliare…), però un bel link non si nega a nessuno.

Ps: perchè l’Italia ha tutte ‘ste case editrici e un numero di lettori scarsissimo? La spazzatura non è l’unica anomalia italica.

[Attenzione: post autoreferenziale!]

Su Cafebabel c’è un’interessante inchiesta di Prune Antoine sulla depressione post-erasmus, Sindrome post-erasmus: sos depressione. Per i francofoni c’è la versione originale.

A 20 anni di distanza dalla creazione del progetto si inizia a parlare anche delle conseguenze ‘psichiche’ che gli erasmus patiscono una volta concluso il periodo di studio all’estero. Non solo esami, quindi, ma le ripercussioni che a breve e a lungo termine ha l’erasmus sulla vita – pensieri, emozioni, parole – di ogni studente che ha vissuto ‘pericolosamente’ quest’esperienza.

Buona lettura.

Depressione post-erasmus