In alcuni casi la nuda cronaca è più efficace di arzigogolate argomentazioni.

Lunedì 23 giugno 2008, partenza dalla stazione di Milano centrale alle ore 10 in perfetto orario. Sosta a Bologna con qualche minuto di ritardo, a Firenze con 20 minuti di ritardo e a Roma con un altro po’ di ritardo e problemi di aria condizionata. L’ultima fermata è Napoli centrale, l’arrivo è previsto alle 16 e 09.

Ma alle 16 il treno, numero 9433 AV – che sta per Alta Velocità, almeno nelle intenzioni – si ferma a un passo da Cassino, su un ponte in piena campagna. Nessuna comunicazione dal capotreno. Dopo ordinate lamentele ci avvisano che alle 17 arriverà un treno a sostituire il 9433, che si deve essere rotto. In molte carrozze salta definitivamente l’aria condizionata.

Arrivano alla spicciolata una camionetta della polizia che si ferma sul ciglio della strada limitandosi ad armeggiare coi telefonini. Il capotreno chiede se c’è un medico sul treno. L’ambulanza viene chiamata in (colpevole?) ritardo: in 3 si sentono male e vengono trasportati in ospedale.

Passa un ora. Arrivano delle bottigliette d’acqua (poche), la tv e i vigili del fuoco. L’altro treno? No, non arriva. Lamentele non più ordinate, c’è molto caldo, molti anziani e un bel po’ di bambini. Alle 19 arriva il nuovo treno più una quantità industriale e ormai inutile di bottigliette d’acqua. Si arriva alle 21 alla stazione di Napoli, tutte le coincidenze saltate e, francamente, non mi ricordo più se Trenitalia, Ferrovie dello Stato o come si chiama adesso, si sia scusata per l’ormai ordinario ritardo.

Prossima volta a piedi o in aereo. Grazie.