Qualche settimana fa esprimevo qualche dubbio sull’utilità di tenere un blog mentre si partecipa a quel ‘vituperato’ progetto che va sotto il nome di Erasmus.

In realtà  la moda/mania di  scrivere un diaro on line – il blog – imperversa.

Volendo fare una critica costruttiva al mezzo ‘blog’ (rischiando anche di cadere nel ridicolo, considerando che si parlerebbe ‘male’ dello stesso strumento che si sta utilizzando per comunicare: autoriflessività all’ennesima potenza, quindi) fissiamo qualche punto dividendo i blog per categorie:

  • Blog strettamente personali: ovvero il diario adolescenziale scritto in bit invece che sulla smemoranda.
    Questa tipologia di utilizzo, lungi dall’essere dannosa, non è nemmeno utile per la collettività: è un modo – alternativo – per mantenere i contatti con la ‘tribù’ di amici e conoscenti (il modello ‘livespace’ di Microsoft, per intenderci). Molto spesso i lettori del blog devono essere autorizzati dall’autore per leggere i post. Tipo di relazione: da uno a pochi.

  • Blog personali di ‘bricolage’: ovvero blog che trattano di argomenti specifi di particolare interesse, per l’autore e chi legge.
    Questa tipologia, la più diffusa, è molto utile per la collettività, intesa come comunità che condivide una serie d’interessi. Dai blog tecnologici a quelli di cucina, fotografia, viaggi, termodinamica – oltre a quelli sul bricolage – la rete è piena di utenti esperti che mettono in rete le proprie conoscenze – professionali e personali – aumentando e migliorando la diffusione di tecniche e saperi. Tipo di relazione: da uno a molti.

  • Blog collettivi: ovvero blog riguardanti uno o più argomenti gestiti da più autori (o da un autore con più utenti).
    Questa tipologia, che sovente accoglie molti blog di ‘bricolage’, è il trionfo di quelle tecnologie web 2.o tanto care agli amanti di Internet (e agli ‘odianti’ Bill Gates e affini). La rete una volta era il regno incontrastato di informatici schizzati – i famosi ‘nerd’ -, interamente costituita da contenuti prodotti da utenti ‘esperti’ – conoscitori di linguaggi come html, protocolli come ftp, algoritmi di conversione per ridurre immagini, video e audio: insomma informatici ‘sfigati’ -.

    Oggi, grazie alla semplificazione di strumenti per la pubblicazione e gestione di contenuti (i famosi CMS, Sistemi per la Gestione di Contenuti, come WordPress, Splinder, Joomla, Mambo…), tutti possono saltare l’ostacolo del gap tecnologico e trasformarsi in ‘editori’.  Sicchè un blog ben curato, aggiornato con contenuti interessati e gestito con sapienza e pazienza, molto facilmente verra seguito da un numero di ‘aficionados’ che attraverso i loro interventi e suggerimenti contribuiscono a definire la ‘linea editoriale’ dell’autore del blog. Tipo di relazione da molti a molti.

    In molti casi, poi, c’è una vera e propria redazione virtuale (spesso geograficamente sparpagliata in ogni possibile luogo fisico) che scrive e pubblica articoli in auspicabile collaborazione o in piena solitudine. Questa è la condizione più diffusa per blog e portali ‘divulgativi’ e d’informazione.

E’ ipotizzabile, e anche auspicabile, che l’ultimo modello contagi anche il vecchio web 1.0?